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    07
    nov.
    2008

    Congo, allarme del segretario onu

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    250mila sfollati ridotti allo stremo"La comunità internazionale non può consentire tutto questo"da Repubblica.itNAIROBI - "Il conflitto in corso nel Nord del Kivu rischia di allargarsi e di incendiare tutta la regione dei Grandi Laghi". Durante una pausa dei lavori nel vertice convocato in fretta in furia a Nairobi per tentare di far rispettare la fragile tregua e consentire di raggiungere oltre 250 mila sfollati, ridotti allo stremo, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon non ha esitato a lanciare un forte allarme.

    E’ sceso nella sala dove l’attendevano decine di giornalisti e ha detto, leggendo a braccio: “La situazione nel Kivu del Nord è gravissima. Sotto l’aspetto umanitario e militare. E’ in corso un conflitto che minaccia di estendersi. La comunità internazionale non può consentire tutto questo. La recente offensiva del Cndp (Congresso nazionale della liberazione del popolo) del generale Laurent Nkunda ha radicalmente aggravato la situazione, ha contribuito a provocare un disastro umanitario e ha fatto precipitare, ancora una volta, lo Stato della Repubblica democratica del Congo in una crisi”.
    La forte presa di posizione del segretario generale segue una serie di colloqui bilaterali che hanno tenuto impegnato per ore il vertice convocato a Nairobi. Oltre a Kenya, Tanzania, Uganda, Burundi, Sudafrica e Unione africana, sono presenti per la prima volta i due protagonisti della crisi: il presidente del Ruanda, Paul Kagame e il suo omologo della Repubblica democratica del Congo, Joseph Kabila. I due non si parlano da due anni, da quando la ribellione del generale Nkunda, ex ufficiale dell’esercito della Rdc, si è allargata al nord del Kivu. Kabila, figlio di Laurent Desirè Kabila, un personaggio di spicco del movimento di liberazione degli Anni 70, poi assassinato in un attentato a Kinshasa, accusa il Ruanda di appoggiare indirettamente i ribelli del Cndp. Cosa che Kigali nega recisamente, sostenendo che l’attuale conflitto è una questione interna al Congo.
    All’origine della guerra, quasi ininterrotta dal 1996, c’è la presenza delle milizie hutu interhawne del Fdlr, il Fronte democratico di liberazione del Ruanda. Si tratta di decine di migliaia di rifugiati fuggiti in Congo dopo aver partecipato attivamente al genocidio di un milione di tutsi e moderati hutu. Sistemati in enormi tendopoli, lungo il confine ovest del Ruanda, hanno vissuto in condizioni difficili e precarie. La maggioranza era composta da civili. Gente che aveva paura delle ritorsioni per il solo fatto di essere hutu. Ma consapevoli che le milizie della loro stessa etnia, anche queste presenti nei campi di rifugiati, si erano macchiate di un massacro spaventoso. Per un paio d’anni, gli interhawne si sono abbandonati ad altre violenze e si sono accaniti soprattutto nei confonti dei congolesi di etnia tutsi che vivono nel Kivu.
    Dopo anni di guerriglia sotterranea, il generale Nkunda decide si mettersi alla testa dei congolesi tutsi. Lascia l’esercito regolare e si rifugia nel Kivu. Il conflitto riprende con scontri sempre più violenti. Fino al 2007 quando, sotto l’egida dell’Onu, viene firmato un accordo: il Congo si impegna a disarmare tutte le milizie presenti sul posto (tra le quali i famigerati Mai-Mai, che ieri hanno rilasciato un giornalista belga preso in ostaggio per due giorni), il Ruanda a far rientrare la popolazione hutu fuggita.
    Nel vertice di oggi questo aspetto è stato riaffrontato e il ministro degli Esteri del Ruanda, Rosemary Museminari, ha accusato il Congo di non aver ottemperato agli accordi. “Cosa avete fatto finora?”, ha chiesto, polemicamente, al suo omologo della Rdc. Sia Kinshasa, sia Kigali hanno portato foto prese dai staelliti, filmati, documenti, testimonianze orali e visive per sostenere le loro ragioni. Il segretario generale dell’Onu ha ascoltato e poi ha chiesto una “chiara e precisa assunzione di responsabilità collettiva”.
    I funzionari Onu presenti dentro e attorno a Goma parlano di 253 mila sfollati. Ammettono che si tratta di una stima. Perché è impossibile andare a verificare di persona. C’è il concreto timore che, nel caos in cui è piombata la regione, possono riprendere gli stupri. “Da queste parti”, spiegava un finxionario Onu, “è un’arma di guerra. Tra gennaio e settembre ne sono stati denunciati 3500: 400 al mese”.
    Nella mattinata di sono stati nuovi scambi di artiglieria pesante, con colpi di mortaio e raffiche di mitragliatrici pesanti nei pressi del campo profughi di Kibati, 15 chilometri a nord di Goma. La gente, in preda al panico, è fuggita. Gli uomini di Nkunda confermano di non avere intenzione di entrare a Goma. Ma la Moduc resta vigile, pronta a difendere “con ogni mezzo” la città.

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