• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > articoli > Il futuro è arrivato a roma
    17
    nov.
    2008

    Il futuro è arrivato a roma

    Condividi su:   Stampa

    da Inviatospeciale.comUn mare di studenti, improvvisamente ricomparso dopo decenni di silenzio, ha occupato Roma. Il Palazzo minimizza la cosa, i giornali anche. Sbagliando, perchè ‘l’Onda’ è dentro la coscienza di questi ragazzi e sarà difficile fargliela dimenticare.Decine di migliaia di ragazzi hanno marciato a Roma non solo contro la politica del governo per l’istruzione pubblica, ma anche contro un modo di intendere la società e la vita. Indisponibili a farsi ‘controllare’, ‘condizionare’ o ‘rappresentare’ dal Palazzo, gli studenti sono arrivati da ogni parte d’Italia. Milano e Palermo, Venezia e Napoli, Trieste e la Calabria. Oltre duecentomila persone in giro per la Capitale senza avere alle spalle il supporto logistico di nessun partito o sindacato. Solo la Cgil e Rifondazione hanno contribuito, pagando una parte dei biglieitti ferroviari per chi partiva da Milano.

    Giovani cittadini liberi, tornati alla luce dopo che per anni stampa e della televisione hanno bombardato il Paese coi volti dei ‘tronisti’ e degli “Amici” della De Filippi, con le gesta dei concorrenti del “Grande fratello”, con le cronache su giovani vuoti, utras degli stadi e ubriachi il sabato sera.
    Le notizie sulla manifestazione hanno attraversato le pagine di tutti i quotidiani, ma alcune considerazioni ci sembrano più importanti dele note di colore.
    Parlando con loro, ascoltandone i discorsi, le speranze, le storie di ogni giorno si scopre che esiste un’altra Italia. In Paese dove vivono giovani laici, ironici, aperti, antirazzisti, democratici e per nulla teneri con col modello berlusconiano dell’Italia Spa.
    Per le strade di Roma c’era gente molto più attenta ed informata di quanto il mondo degli ‘adulti’ sia in grado di capire, tanto che (per fare un esempio) una piccola delegazione di lavoratori Alitalia è stata accolta non solo con la solidarietà che si deve per chi sta rischiando il posto di lavoro, ma con affetto, sorrisi, gesti di simpatia. Insomma, i ragazzi non sono stati per nulla condizionati dalla martellante campagna di stampa pro Cai.
    Quella marea di giovani, l’Italia del futuro, dalla testa alla coda del corteo mostrava di non volere ed avere nessun rapporto con le forze politiche che in Parlamento dovrebbero rappresentare l’opposizione. Non solo per dissensi di strategia, ma per modo di essere, mentalità, formazione individuale e collettiva.
    In passato, anche negli anni lontani del ‘68, quando il ‘Movimento studentesco’ si era distaccato dal Pci per cercare una identità anticapitalista ed antimperialista molto più marcata, un filo legava comunque l’opposizione parlamentare dai ‘contestatori globali’. Era mantenuto dagli operai della Fiom, dai portuali, dal rapporto tra “operai e studenti uniti nella lotta”.
    In questo presente italiano non c’è nessun collegamento tra la cultura di opposizione dell’Onda ed il Partito demcratico o con i numerosi partiti comunisti in circolazione. Anzi, la maggior parte degli studenti non riconosce a Veltroni alcun ruolo, a d’Alema lo stesso, non sa chi sano Franceschini, Letta o Marini e per Di Pietro ha una vaga attenzione, perchè “è l’unico che si oppone a Berlusconi”, come ci ha detto uno studente di scienze politiche di Trieste.
    Se l’idea è quella di aspettare che i giovani ‘crescano’ e ‘mettano la testa a posto’ per ‘imparare’ la politica dei ‘professionisti’ si tratta di un ragionamento folle. Se si pensa che la centralità del problema ‘giovani’ possa essere incanalata nel frullato misto del centro-sinistra si sbaglia ancora di più.
    Il motivo è semplice. Il distacco tra il Paese e il Palazzo è sotto gli occhi di tutti. Non interpretare il disagio, non ricollocare i partiti di opposizione al regime del Cavaliere sulla base delle domande dei giovani, dei lavoratori stabili o precari, dei cittadini non più in grado di tollerare la crisi ferisce in modo irreaparabile il principio della delega e della rappresentanza democratica. Ed espelle centinaia di migliaia di voti, spingendoli probabilmente verso l’astensionismo.
    Un piccolo gruppo di studenti di Bargamo ci ha detto: “Noi viviamo in una zona nella quale la Lega è forte, ma solo tra chi ha una cultura bassa o pensa di poter avere dei vantaggi per la propria piccolissima azienda o negozio dal partito d Bossi. Noi abbiamo votato per la Sinistra arcobaleno, ma non lo faremo più. I comunisti non si sa perchè litigano sempre tra loro”.
    Anche la ’sinistra antagonista’ è lontana dai pensieri dell’Onda.
    Gli stidenti solo due settimane fa mutuavano i gesti dalle curve degli stadi, le briaccia alzate con il palmo la mano aperto in movimenti ritmici, mentre i cori erano a volte goliardici. Ieri, riarrangiata, è tornata per le strade dopo quarant’anni “Contessa” la colonna sonora del ‘68, insieme a “Bella ciao” e alle canzoni del Cile di Allende ed col rock contemporaneo. Ed anche la gestualità ha cominciato a trovare un’identità autonoma, prettamente poltica.
    Adesso rifletteranno per due giorni alla Sapienza, a Roma. Sarà un problema per il Pd, perchè un partito senza govani è un partito senza futuro. Ed una cosa è facile da prevedere: questi ragazzi molto difficilmente troveranno un modo per dimenticare l’esperienza dell’Onda per adattarsi alle alchimie della “poltica del potere”. Un bel guaio.
    Una specie di ’sciopero bianco’ sta attraversando l’Italia e le categorie sociali che lo praticano si allaragano ogni giorno, senza che l’opposizione parlamentare se ne accorga, Un fatto sconcertante.
    Un’ultima cosa. Mentre Berlusconi ha sentito il bisogno di definire “un flop” la manifestazione, ricorranedo ai soliti bluff sui numeri, scandaloso è stato l’atteggiamento dei telegiornali. Una menzione particolare merita il TG3 di Di Bella. La giornata romana è stata piazzata, nell’edizione delle 19, a undici minuti dall’apertura. Nel sommarietto sulla giornata il telegiornale ‘non governativo’ quindi dato rilievo ad un presunto ‘presidio’ non autorizzato dalla questura e poi realizzato un servizio al bromuro. Dopo le 23 Di Bella in persona ha condotto un surreale dibattito nel quale dei giornalisti discutevano tra loro ed una rappresentate dell’Onda cercava di spiegare il carattere della protesta tra interruzioni, divagazioni e varie amenità. La fotografia del funerale dell’informazione, nel quale i giornalisti invece di raccontare le cose si riuniscono per analizzarle, sostituendo i protagonisti con se stessi.
    Ma è chiaro il perchè, questi ragazzi liberi spaventano tutti. Unica eccezione nella serata del TG3 è stato Oliviero Beha, ma come si sa anche lui ha qualche problema col Palazzo.
     

     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook