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    09
    gen.
    2009

    Il bel paese secondo beha, ovvero ”italiopoli”

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    da e-cremonaweb.itChe Italia abbiamo sotto gli occhi? Meglio, peggio di trent’anni fa? E quest’Italia “scandalosa” riassunta in un neologismo atroce come 'Italiopoli',alla letterà “città Italia”, nello spirito e nell’accezione comune ormai “pasticcio Italia”, è figlia di quella di Pasolini?Il "Filo" ospita "Italiopoli", interpretato da Oliviero Beha, Daniela Coelli (attrice cremonese) e Paola Cerimele, nell'ambito della rassegna "Quando la Storia è di scena. L'appuntamento è per martedì 13 gennaio, ore 21.Ricordiamo che, sempre martedì 13 gennaio al 'Filo', ma alle ore 11, Beha incontrerà gli studenti nell'ambito di un incontro pubblico."Più di trent’anni fa, in effetti, per aver descritto l’Italia contemporanea Pier Paolo Pasolini venne infilato in una busta di cellophane quasi fosse il reperto di un delitto ed etichettato come decadente. Ebbene - a parlare è Oliviero Beha -  ho intenzione di lacerare quella busta non tanto dal punto di vista del poeta assassinato quanto dell’oggetto della sua descrizione di allora. Cioè l’Italia, ma di oggi.

    Vista dalla mia finestra, infatti ,dalla finestra di una persona che fa comunque un lavoro pubblico pur essendo forse il “clandestino più noto in circolazione”, la realtà del mio paese mi sembra aver finalmente raggiunto e forse ormai superato Pasolini e le sue parole, aggiornandole quotidianamente in qualunque campo.Siamo in una palude, la palude di “Italiopoli”,lo scandalo di un Paese intiero. Il confronto è tra l’Italia degli anni ’70 e questa, tra il modo di raccontarla di allora e quello di oggi..Per esempio il formidabile monologo pasoliniano sul potere e l’informazione,”Io so.Io so chi sono i responsabili…” ecc.,va modificato oggi in un altrettanto forte “Io so, ma anche voi sapete se solo volete”, ecc.,dal momento che è ormai centrale in Italia e sul pianeta la questione dell’accesso alle notizie, all’apparenza molto più semplice di prima ma controbilanciata da una sempre minore consapevolezza.Non si sa di sapere, insomma.E questa impostazione vale per l’intera ricognizione delle nostre macerie.E’ l’Italia del basso impero,della regressione culturale,della prostituzione accettata,promossa e valorizzata come forma di realismo cinico,della mercificazione più spinta in cui lavoro e denaro non hanno quasi più nulla a che fare l’uno con l’altro. L’Italia di Berlusconi,ma soprattutto della berlusconizzazione, in cui due schieramenti si affrontano con le armi tra i denti ma in un sentore di oggettiva complementarietà che rende sempre più spesso la politica quasi indistinguibile sbiadendone il senso.L’Italia che vive della tv ormai come fine -di comunicazione di massa- e non come mezzo,palcoscenico che tende a sostituire la realtà e a far ritenere una vita degna di essere vissuta solo se “pubblica”.E’ in una parola un’Italia che Pasolini prefigurava tentando di esorcizzarla e che invece ci ha travolto. Metto dunque in scena il mio malessere per una degenerazione che ha decisamente oltrepassato il concetto pasoliniano di mutazione antropologica: allora lui lo trasfigurava poeticamente, oggi è la didascalia di ogni tipo di cronaca quotidiana. Ma poiché si tratta pur sempre di noi come materia prima, prima di essere ingoiati dalla palude forse va tentata qualche operazione di bonifica. Almeno a teatro…

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    Anna Edna .
    h 12.50, stavo scrivendo quando ho sentito la voce di Oliviero al tg3 Linea notte parlare del suo teatro civile! Benissimo.

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