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    10
    ago.
    2010

    Un caffè a san marco con… oliviero beha

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    di Lieta Zanatta, Il Gazzettino Illustrato, 8 agosto 2010«Sono il più noto clandestino d’Italia». Caustico e irriverente contro potenti e prepotenti – ovvio – con cui è arrabbiato forse più del solito, ma con tanta voglia di indignazione che comunica a pelle con la sua verve brillante e incisiva, Oliviero Beha, noto giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e televisivo, rientra da un periodo di esilio da radio e tv, dando alle stampe la sua ultima fatica: Dopo di lui il diluvio. Nel paese del televoto, Weimar, Italia (Ed. Chiarelettere). Un seguito ideale a: Crescete & prostituitevi (Bur) del 2005, ovvero In una repubblica fondata sul denaro, l’Italia di Berlusconi e di una sinistra in riparazione manda ai giovani un pessimo messaggio, un «tratterello», come lo definisce lui stesso, dove parla di un “berlusconismo” che non è solo di destra, ma un modello che si è radicalizzato anche a sinistra. Ora si chiede cosa succederà quando quest’era segnata dal Cavaliere tramonterà, lasciando, forse, “dopo di lui il diluvio” provocato dalla mancanza di un ricambio politico e generazionale. Un effetto che però Beha dà tutt’altro che scontato criticandone le cause, ovvero l’indifferenza di un intero Paese che non vuole partecipare alla politica, rinunciando così al proprio destino.

    Oliviero, ma davvero, come asserisce nel suo libro, noi italiani siamo messi così male?Questo nostro Paese fa passi indietro da troppo tempo. Cominciamo con il parlarne dal terreno che ci coinvolge tutti culturalmente: la scuola. È stata sempre contestata, ma fino a una generazione e mezzo fa ha dato come minimo nessun svantaggio, e come massimo dei buoni risultati, nonostante sulla scuola non siano stati fatti investimenti, né da governi di destra né da quelli di sinistra.Una generazione e mezzo fa?Sì. È da tempo che la scuola è ormai a pezzi; resiste chi ha dignità professionale da comunicare agli studenti. E questo è esattamente il contrario di ciò che è “bene pubblico”.Questo “buco” è un baratro culturale, con un ritorno all’analfabetismo che ha cancellato la parola e il suo significato. È la televisione con il suo linguaggio che svuota le parole. Un “vuoto” culturale che adesso è anche economico e pure politico.Cosa intende dire quando parla di “vuoto” politico?Che quella che sta accadendo non è politica, ma guerra fra bande. È raro trovare chi abbia un messaggio politico da dare; quelle che vediamo sono bande di affari. E il risultato lo abbiamo sotto gli occhi. Invece la vita delle persone ha bisogno di legalità, che è una necessità. Se il rapporto tra cittadino e Stato è scadente, non sono le leggi a definirlo. Bisogna reinvestire su noi stessi, sugli sguardi: la gente non si guarda più negli occhi.Quindi, in sostanza, la responsabilità di questo “vuoto” sociale, è di noi cittadini?C’è una chiamata in correo per tutti, esiste una responsabilità trasversale, sin da quando Indro Montanelli scrisse quel famoso articolo di andare al seggio “turandoci il naso” per votare il meno peggio. Io sono stufo di votare il meno peggio.Soffriamo di mancanza di politica, perché pensiamo che questa che abbiamo sia politica. Ma questi trafficano i loro affari! La Politica è finita con i partiti di una volta. Non erano il massimo, ma si poteva discutere. Nella politica attuale, non c’è democrazia, interna o esterna.E l’opposizione?La sinistra è solo convenzione, non ha niente di sinistra. Io ritengo che sia possibile essere di destra o di sinistra, ma non ci sono più né programmi né persone. Questi politici sono degli ogm, organismi geneticamente modificati, hanno un’altra faccia, il potere li ha trasformati. Una debàcle come oggi non l’ho mai vista e vissuta.E gli italiani, che fanno?Il problema è proprio questo: gli italiani sono addormentati. Manca un’opinione pubblica. Gli italiani non partecipano alla politica, fanno il tifo, come per il calcio. Il massimo della rivoluzione, in questo paese, è stato fatto dagli orchestrali di Sanremo quando hanno stracciato gli spartiti perché non erano d’accordo con il televoto. Non bisognerebbe fare, come invoca qualcuno, un giornale “contro” Berlusconi, ma “contro” l’Italia.Abbiamo pur sempre il voto per cambiare qualcosa…Nel libro c’è un capitolo in cui racconto, cronaca politica dal basso, come vengono gestiti i voti. Sono preziosi quelli di un poliziotto, di un vigile urbano, di un bidello, di un posteggiatore, perché ne portano altri. C’è un accaparramento di voti, a destra come a sinistra. Nel libro parlo e trascrivo i brani di intercettazioni, quelle fatte sul famoso “lettone di Putin”, che nessun giornale ha mai pubblicato o ha avuto il coraggio di pubblicare. Per capire a che livello è arrivata la politica.Dobbiamo chiedere più dignità alla politica?Io pretendo, per i miei figli, per questo Paese che sta scivolando su di un piano inclinato, che la politica torni politica. È legittima una buona destra e una buona sinistra che discutano con dignità. E invece stiamo assistendo a una pessima piéce. Oggi questa classe politica è impresentabile.Ma è stata sempre così?La mia generazione, bene o male, certe cose le ha fatte. Ma se con questo “vuoto”, ai nostri giovani e alle generazioni successive non consegnamo un Paese decente, i nostri nipoti se la prenderanno con noi. La cultura è memoria, ma è anche “senso” del futuro.La classe dirigente non sta seminando cultura, mentre nel Nord Italia le tre mafie, mafia, ‘ndrangheta e camorra, si stanno infiltrando. E succede perché i “padrini”, i loro figli, li stanno facendo studiare, meglio di Tronchetti Provera!Cosa possiamo fare, secondo lei?Io non ho nessun potere: io ho il coraggio intellettuale di non chiudere gli occhi. Sono uno che pensa che la dignità della persona sia al centro della persona stessa.Sembra laico, ma il concetto è di una religiosità trascendentale: il valore della vita va rispettato a cominciare da sé stessi. Ora è sotto il tacco, è un valore che si compra con poco.Perché negli ultimi anni la si è sentita così poco in radio e tv, nonostante i successi di trasmissioni come Radio Zorro?Io vengo da 15 anni di chiusura totale dalla Tivù. Quando sento Dandini o Santoro che parlano di censura, dico che non sanno cosa sia. Mi hanno censurato prima alla tv, e poi alla radio. Per anni. Ma ci sono stati i miei libri, e adesso con Internet ci sono altre possibilità. Sono stato censurato perché estraneo al sistema: sono temuto per questo. Conosco il meccanismo, scorgo e osservo ciò che fa il potere, ma ne resto fuori.Un giornalista dalla schiena dritta, insomma…A guardare la stampa, da diversi anni è una stampa a metà, padronale. Non c’è indipendenza intellettuale. Non è che io pensi di essere chissà chi, ma non ho mai abbassato la testa, e mi auguro che i miei figli possano imparare questa cosa. Io mi immagino questo Paese allegro. Adesso questo Paese è cupo. Io non sono pessimista, ma se le cose le racconto è perché le voglio cambiare.

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    Manzella Francesco .
    Gentile Beha, non per lisciarle il pelo o scodinzolare la coda, ma solo perchè credo che la presenza di un suo libro nella biblioteca di ognuno sia un valore aggiunto, solo per questo sto leggendo il suo ultimo lavoro.

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