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    27
    ott.
    2010

    Letterina sulle questioni di genere / il golf non perdona

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    di Marika BorrelliQuesta settimana affrontiamo un argomento serio, in modo semi-serio.Parliamo di donne sportive professioniste e i loro drammi per conciliare la carriera con l'essere madri.Il fatto riguarda le donne statunitensi, ma la questione di fondo è sempre quella: alle donne tutto è più difficile, in ogni campo, green compreso. Uhuh, che notizia! Se a darla è il NYT vuol dire che è ‘segno dei tempi’.Stiamo parlando del conflitto straziante che soffrono le campionesse di golf tra la carriera (milionaria e globetrotter) e la maternità.Il pezzone è tutto un’alternanza sismografica tra “Sì, decisamente”, “No, forse”, “Mah, vedrò”. Ma quando si legge “Si possono fare entrambe le cose perché una donna è multitasking”, la questione è al fin risolta...(continua)

    Su di un piatto c’è la celebrità, gli sponsor, l’elite di uno sport come il golf (si dice che non è necessario essere stupidi e ricchi per giocare a golf, ma esserlo aiuta tantissimo) e magari un marito già ricco di suo o con figli da precedenti unioni.Sull’altro c’è il cosiddetto orologio biologico, un marito che dipende dalle finanze della campionessa ed il pensiero che quando lo sberluccichio del green e dei golf club sarà finito, qualcosa (o qualcuno) deve pur riempire il vuoto di senso.A me, verrebbe da dire “Fatti loro. Io, ci ho già i miei problemi, chè manco in bici riesco ad andare, figuriamoci. E chi mai ha visto un campo da golf!”Epperò, sono problemi anche questi, accidenti.Il NYT, molto avveduto, parla della maternità e del golf come di due ‘carriere’, quindi, le mette in parità. I soldi non contano, evidentemente, o la maternità è più sacra, ma insomma valgono uguale e già questa è una tirata sulla famiglia e sui valori e ruoli tradizionali.Seconda riflessione. Ad un certo punto una delle campionesse intervistate dice: “È totalmente diverso per le donne. I maschietti hanno una moglie che si prende cura dei loro figli così da potersi dedicare completamente al golf”. Il rigo appena prima di questa dichiarazione era dedicato ad un’altra golfista che dopo il suo turno di gara se ne era scappata a riprendersi il figlio treenne al baby stop a 18 km dal campo.Anche queste campionesse fanno i conti con la legge non scritta: se diventi madre non hai scampo, il golf (sport tipicamente maschile, di lusso e spesso da pensionati) non perdona.

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