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    26
    ott.
    2011

    L’Aquila, Italia

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    di Oliviero Beha per Il Fatto Quotidiano, 26 ottobre 2011

    Non ci sarebbe davvero bisogno di cambiare punto d’osservazione, per giudicare la qualità dello spettacolo. Defenestrati dal palcoscenico europeo per manifesta inferiorità, in una rincorsa al peggio delle maschere della nostra commedia dell’arte, laddove Berlusconi guida il gruppo, ma anche chi ne ride ha poco da scialare: se non ci fosse il nostro connazionale di governo a pietra di paragone, come credete che uscirebbero da un confronto con i loro padri della patria Merkel e Sarkozy, e lo stesso Cameron nel precipizio planetario di una crisi epocale? Nel teatrino interno, già il linguaggio della politica uniformato sempre più spesso a uno “stronzo” generale dice a sufficienza di dove siamo finiti. Ma senza distrarci onomatopeicamente, che Paese è quello in cui ancora adesso, in uscita e affacciato su una crisi profondissima, il presidente del Consiglio sforna leggi ad personam o ad familiam?

    E se appena ti distrai da quello che fa lui, ammesso che si possa, giri lo sguardo e vedi pressoché ovunque la solita opposizione ingorda e compromissoria, litigiosa e incerta, giustizialista a giorni alterni e insofferente alle inchieste che la riguardano, pronta al solito giro di poltrone senza merito né capacità così come è riluttante alla democrazia interna, alla trasparenza, al ricambio e disinteressata alle lezioni della storia. Basta? Non basta, se cambiamo l’osservatorio e ci trasferiamo a L’Aquila, luogo colpito dalla catastrofe naturale nell’aprile del 2009 (ah sì, davvero? È già passato così tanto tempo?) ma oggi anche tristissima, dolorante metafora del Paese con le sue macerie e le sue ferite. Con negli occhi e nella mente le immagini della classe dirigente in azione sui nostri schermi, andate a L’Aquila, chiedete di visitare la “zona rossa”, cercate di parlare con i suoi abitanti dopo oltre 30 mesi di evacuazione del centro storico di una ex bellissima città d’arte. Domandatevi perché nessuno ne parla più e per vedere in prima o seconda serata televisiva qualcosa che la riguardi si debba tornare ormai troppo indietro nel tempo. Non fa più notizia, dopo il crollo, il G8 dei furbi, i ritardi atroci nel restauro/ricostruzione, il trasloco nei suburbi senz’anima dove la comunità è stata sostituita dai neo condomini, come se socializzare ed edificare fossero sinonimi. Nessuno ricorda più gli impegni presi dalla politica internazionale (sono arrivati i soldi del Kazakistan? Zapatero provvederà al restauro del castello spagnolo? Quale chiesa si rialzerà prima delle tante ricche di storia?

    Nessuno ricorda di quando Berlusconi doveva passare il primo capodanno terremotato tra le genti disgraziate, ma rinunciò in extremis per ragioni di sicurezza e poi le intercettazioni lo dettero invece a prendere il tè notturno con illibate signorine a Palazzo Grazioli, nessuno sa bene dove siano finite o arrivate le risorse del lotto o il cosiddetto fondo Giovanardi, ecc. Ma andateci, guardate nelle quinte teatrali o nei set tremendi delle case moderne sbriciolate dalle scosse a fianco di costruzioni secolari ancora in piedi (come mai, come mai?), cercate con l’occhio pacchi di pasta o di biscotti negli squarci delle cucine a vista, o abiti impolverati sulle stampelle, in alto: una città fantasma per un Paese dalla classe dirigente fantasmatica e pagliaccesca. C’è bisogno di soldi, certo, ma poi di braccia, di aiuto, di calore sulla soglia di un nuovo inverno: anche perché il rischio è che bambini, adolescenti, giovani abbandonino scuole e università perfezionando l’opera del terremoto. L’indignazione specifica degli aquilani marciava in corteo tra gli “indignati” del 15 ottobre, a Roma. Che ne direste di una convocazione a L’Aquila dei black bloc per un lavoro sul campo, per fare quello che la classe politica non fa a partire dalla maggioranza e dal governo? Invece di distruggere, una mano a ricostruire non sarebbe il segno di un’autentica rivoluzione culturale?

    La lezione dei simoncelli – sono i genitori a consolare gli amici e smorzare le polemiche: “noi lo abbiamo accompagnato in quello che gli piaceva fare. la vita, se non facciamo quello che ci piace, diventa un rimpianto. Lui sicuramente non ne avrà. i soccorritori hanno fatto il loro meglio” – domani i funerali in diretta tv. la bara collocata fra due moto, portate da valentino rossi e mattia pasini, mentre sarà suonata “siamo solo noi” di vasco…

     

    Postato da Redazione
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