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    02
    nov.
    2011

    Chi semina vento raccoglie tempesta

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    Carissimi Tutti, verifichiamo quotidianamente la situazione di rischio idrico in cui ci troviamo: questa volta è toccato alle Cinque Terre dimostrare ciò che in tutta Italia si chiama “devastazione”. Questo è il risultato di chi “Semina vento, raccoglie tempesta, ovvero devastazione”: il vento sono le tante parole abbondantemente spese da amministratori e faccendieri per rassicurare i cittadini che ciò che si fa è esclusivamente per il bene della comunità; i risultati sono le distruzioni che tante parole al vento hanno provocato.

    Non possiamo paragonarci a quegli alluvionati, che in pochi minuti hanno perso gli affetti, le abitazioni, i sacrifici di una vita, ma sentendo le loro storie e le loro ansie, verifichiamo che sono simili alle nostre e a quelle dei Vicentini o Padovani, ad un anno di distanza di quei devastanti allagamenti ed ancora in apprensione perché lontani dalla sicurezza.

    Basta una minima pioggia per riportare in noi il terrore di essere invasi dall’acqua, da detriti o fogna, che in ogni modo lascia un segno indelebile.

    Anche per questo motivo vorrei chiedere al mio sindaco Avv. Orsoni, se sono ancora validi quei buoni propositi che un anno fa fece alla vigilia degli allagamenti del Vicentino e Padovano: allego gli articoli usciti all’epoca e ringrazio le testate ed i loro giornalisti che con i loro articoli ci danno l’opportunità di documentare (quasi fosse un contratto scritto) ciò che i nostri amministratori affermano;  per noi sono gli unici documenti che restano, come prova d’intento e non solo “vento”.

    Negli articoli possiamo rileggere quanto affermato in riferimento al rischio idraulico della nostra zona e le rassicurazioni per gli allagati.

    Ad un anno di distanza da quel incontro in Municipio a Mestre, verifico che sono più le cose che, se fossero eseguite, aggraverebbero la situazione idrica, vanificando ciò che il Commissario è riuscito a fare in 4 anni, nonostante i pochi finanziamenti.

    A peggiorare la situazione c’è la crisi economica e gli sconvolgimenti causati dall’uomo con i cambiamenti climatici.

    Per questo non riusciamo a capire i tanti progetti di nuove cementificazioni che “questo PAT” vuol produrre, che il Comune si ostina a proporre nonostante la quasi totalità dei cittadini siano contrari; ciò che più scandalizza è che si continua ad affermare che non verrà cementificato nemmeno un metro in più! “Altro vento”.

    Per questo noi allagati, di Favaro e non solo, ci siamo uniti ad oltre 40 comitati e associazioni per ritornare ad essere Cittadini  di questo Comune.

    Il nostro non è un pregiudizio e neppure una questione di parte, ma non possiamo essere insensibili a ciò che è stata la causa dei nostri oramai decennali allagamenti: le barbare cementificazioni che purtroppo continuano a moltiplicarsi, producendo e aumentando il numero di allagati e la frequenza degli allagamenti.

    A peggiorare il tutto sono le mille competenze, che l’Italia burocratica ha prodotto, senza poter conoscere i responsabili di questo aspetto idraulico, innumerevoli, forse troppi visti i risultati!

    Noi allagati chiediamo di semplificare questa enorme gestione, che non vuol dire chiedere “un dittatore idraulico” ma che ci sia un’unica voce con delle priorità e che sia l’acqua al centro di tutto.

    Non possiamo più accettare che gli amministratori affermino il contrario di ciò che stanno facendo, e questo oggi si chiama PAT, e in particolare il “quadrante di Tessera” con i mastodontici progetti di Tessera City, dove (se passa questo tipo di PAT) molto suolo verrà consumato a riprova che ciò che veniva raccontato un anno fa era solo “vento”, sicuramente il nostro sistema idrico ne risentirebbe ulteriormente, le conseguenze nefaste si aggiungeranno a quelle che stiamo subendo noi allagati. Non siamo più disposti a tacere, uniti per mitigare quel “vento” che taluni amministratori, forse plagiati da affaristi, dicono di fare il bene comune mentre per noi è solo “tempesta”.

    Come si può pensare di costruire un Tessera City che si trova in una depressione naturale, che è la zona della grande bonifica che negli anni ’30 recuperò le paludi di Litomarino (nome che deriva dal “lovo marin” e cioè da “alluvione marina”) come dimostrano le quote altimetriche, che in quella zona sono a -1.5 metri sotto il livello del mare. A peggiorare la situazione c’è, ad un centinaio di metri, il fiume Dese, che da decenni non viene pulito dai fanghi e che spesso si trova a livelli di guardia che non promettono nulla di buono: se dovesse rompere gli argini, in pochi minuti il Quadrante di Tessera diventerebbe il “Lago di Tessera”, le conseguenze disastrose le abbiamo sotto gli occhi anche in questi giorni.

    E allora a Voi decidere se andare avanti con questo tipo di PAT: noi con il diavolo e con questa mentalità non ci stiamo.

    Fabrizio Zabeo
    Comitato Allagati di Favaro

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    Postato da Redazione
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