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    28
    nov.
    2011

    Il buco nero del capitalismo

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    Il buco nero del capitalismo
     
    Il buco nero del capitalismo

    Mentre Berlusconi e Lega litigano come i polli ( o erano i capponi?) di manzoniana memoria laddove Renzo lo fa l’Italia e l’Azzeccagarbugli il neo-governo dei Precettori, la crisi finanziaria è sotto i nostri occhi e coincide con la crisi economica: è questa la grande, tragica novità di oggi sia pur alla moviola da ieri e l’altroieri. Eravamo abituati alle due economie, di carta e reale, distinte. Si cambiava tavolo come al Casinò. Adesso c’è il precipizio. Bisogna tamponarlo con debiti su debiti e rifinanziamenti su rifinanziamenti, ma possibile che al centro della questione planetaria non ci sia l’involuzione del capitalismo? Che deve accadere per ridiscuterne corpo e spirito?

    A riguardo un estratto dell’articolo di Maurizio Molinari per la Stampa:

    “Il Fondo monetario internazionale ha già varato programmi di aiuti per i Paesi europei in difficoltà a causa delle crisi del debito: prima per l’Islanda, poi per il Portogallo, l’Irlanda e infine per la Grecia. L’esistenza di precedenti relativi a interventi coordinati assieme alle istituzioni europee aiuta a comprendere cosa potrebbe avvenire anche se ciò che distingue la debolezza italiana sono le dimensioni del debito, circa 2000 miliardi di euro ovvero più della somma di tutti gli altri Paesi europei che già ricevono aiuti. Da qui la possibilità del varo di un «programma Italia» che, secondo stime circolate negli ambienti dell’Fmi a Washington, potrebbe avere un valore compreso fra 400 e 600 miliardi di euro al fine di dare al governo Monti 12-18 mesi di tempo per varare le necessarie riforme, alleviandolo dalla necessità del rifinanziamento del debito. Garantendo tassi fra il 4 e 5 per cento, l’Fmi offrirebbe all’Italia condizioni assai migliori rispetto ai mercati, dove siamo già oltre il 7-8 per cento, e ciò metterebbe Roma al riparo dalle pressioni in crescendo sui titoli di Stato.”

    Inoltre

    “La differenza con il summit di Cannes è però anche la maggiore credibilità di Monti rispetto al predecessore e questo spiega perché non è oggetto di pressioni politiche internazionali ma anzi Lagarde, come l’amministrazione di Washington, sia intenzionata a verificare la possibilità dell’Italia di procedere verso altri due scenari.”

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    Postato da Redazione
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    6
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