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    04
    nov.
    2011

    Ognissanti e l’alluvione italiana

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    Da Monterosso a un Paese sfatto
    di Oliviero Beha per Tiscali Opinioni, 1 novembre 2011

    Tra i commenti al mio ultimo articolo a proposito della fila e dell’assalto a un ipermercato di elettrodomestici e tecnologia a Roma, ce ne sono alcuni che mi ricordano come questo “trend” (andazzo?) riguardi tutto il mondo. Vero, verissimo, almeno tendenzialmente. Dunque il discorso è ancora più serio e ci rimanda credo a una crisi (passeggera? senza ritorno?) del modo di abitare la terra e di consumarla: è epocale il precipizio della democrazia, la politica in pezzi, l’economia e il denaro più voraci che mai, una fase del capitalismo che andrebbe analizzata senza sconti ( la lingua si diverte a mettere insieme teorie e Trony). Ma a dire il vero lo accennavo nell’articolo citato:”… ‘Siamo’ ormai quell’aggeggio o lo siamo diventati, viviamo nel percorso desiderante che ci tiene in vita, zampilliamo adrenalina per una cosa che in sé ovviamente non la meriterebbe. Come altrettanto ovviamente di questo imbarbarimento planetario, in cui questo Paese sembra collocarsi per lo più benissimo…, non possiamo dare la colpa a uno solo o a una classe dirigente: certo, si affaccia Berlusconi e la sua idea di società, ma è circondato dallo stesso tipo di persone che hanno indirizzato l’Italia verso Ponte Milvio”.

    Che c’entra questo rimando al titolo di oggi sull’alluvione? Le cause profonde di una catastrofe climatica nella cementificazione selvaggia, inscritta nel discorso più generale di cui sopra? Certo, anche quelle, come immediatamente si può universalizzare -in un discorso sull’uomo che nei casi migliori non demorde di fronte alle stesse sciagure che ha contribuito a generare- la voglia di riscatto e ricostruzione negli abitanti al lavoro per riemergere dal fango e la solidarietà umana pagata a volte con il durissimo prezzo della vita nei volontari accorsi per fare rivivere il prima possibile quei luoghi devastati.

    Ma il mio discorso sull’’Italia, parte di un mondo salito su un autobus che ha un autista ebbro, o incapace, o inabilitato o addirittura “assente” essendoci il pilota automatico, riguarda anche e soprattutto un’ alluvione concreta e metaforica insieme che ci tocca da vicino, da vicinissimo. Senza farla lunga, leggete i dati sui giornali, mentre scrivo: quelli spaventosi sulla disoccupazione giovanile che ovviamente produce inevitabile e serissima tensione sociale. Che poi si traduce in proteste di piazza. E allora si invoca più presenza e sicurezza dalle forze dell’ordine cui il governo delega anche una “supplenza politica”(cfr. alla lettera le dichiarazioni del capo della Polizia Manganelli, nel dicembre scorso, quello per intenderci di Scilipoti e soci salva-maggioranza). Ma il medesimo governo taglia impietosamente i fondi a queste stesse forze che quindi non ce la fanno più nemmeno con l’ordinaria amministrazione (cfr. la puntata di ieri di “Brontolo”, su Rai Tre, ”Ristretto di polizia”, visibile su Youtube).

    Altri dati: le sentenze sulle scalate bancarie che riguardano finanzieri d’assalto ma soprattutto l’ex governatore della Banca d’Italia, in un momento in cui le banche, specie la BCE, sembrano tenere il pallino delle nostre vite. E poi ancora il ricordo dei tre di destra, Comincioli,Cicu e Grillo (Luigi, niente equivoci…), e dei tre di sinistra (boom: D’Alema, Fassino e Latorre), una specie di tre Curiazi e tre Orazi scappati il più lontano possibile dal gip che li voleva interrogare quattro anni fa a dimostrazione della loro complementarietà nel difendere privilegi ed escursioni nell’illegalità (andatevi a rivedere il meccanismo di espulsione della politica a rischio, della casta qui compattissima, nei confronti di Clementina Forleo: coraggio, basta una cliccatina sul web). Ancora: patteggia e smette di impensierire il Palazzo il piquattrista Bisignani che reggeva le fila del Paese, per la serie “abbiamo scherzato”, viene scarcerato e mandato agli arresti domiciliari il deputato PDL Alfonso Papa, per cui il parlamento aveva concesso l’arresto, al contrario dell’omologo Marco Milanese, quello dei soldi a Tremonti, “scudato” dal mandato parlamentare e quindi avvistato a New York, alla faccia nostra…Il tutto nella saturazione e indignazione generale. E ovviamente potrei continuare ed è “solo” un giorno dell’anno, il 1 novembre, guarda tu Ognissanti.

    Siamo alluvionati, sì. E chiedere soluzioni a un articolo sembra come chiedere a chi si ripara di ricostruire istantaneamente. Prima bisogna condividere una radiografia della catastrofe, economica sì ma anche politica, etica, culturale cominciata tanto tempo fa e non ascrivibile solo a Berlusconi, lo scrivo per la millesima volta. In solitudine, temo. Bisogna sapere di essere malati, per volersi curare. Qui purtroppo siamo al malato che cura il malato, nel “tifo” ormai all’ultimo stadio di una classe dirigente a schifio e nella indifferenza di routine sulla natura autentica della malattia (chissà se siete arrivati a leggere fin qui…).

    Postato da Redazione
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