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    30
    nov.
    2011

    Tutti pazzi per Lavezzi (anche troppo…)

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    Calci e sputi e colpi di testa è il titolo di un bel libro neppure troppo datato (1976) a firma di un ex calciatore del Perugia poi libraio, Paolo Sollier: vi ricordate di quel faticatore barbuto travestito da centravanti arretrato che faceva godere Castagner e tutti i tifosi, nell’anno in cui arrivarono secondi dietro il Milan ma imbattuti? Era il 1979, epoca di terrorismo, di “teorema Calogero” per il 7 aprile e Toni Negri, e di altre storie di cui probabilmente siamo figli, o nipoti. Mi viene in mente per un’occhiata al mondo del calcio di allora e di oggi, magari all’ombra di un saggio ineguagliato di sociologia sportiva, dico “Homo ludens” (1938), di Huizinga , filosofo olandese maestro di Crujiff e Neskeens… C’era una volta una cittadella rotondolatrica e rotondocratica circondata da un fossato pieno d’acqua.
    I Signori del pallone alzavano o abbassavano il ponte levatoio, grazie soprattutto a quella voglia di “ricreazione” (Huizinga) o a quella “fuga dalla politica” (Sollier) del popolo dei tifosi che ignoravano a forza ciò che non fosse calcio giocato.

    Si poteva parlare per ore, giorni, settimane di un rigore non dato, ma praticamente mai di ciò che stava “dietro” o “fuori” dal campo: niente politica né economia sportiva che sporcasse quel rettangolo verde, l’importante era difendere questa extra-territorialità sociale (una volta si diceva che il tifoso era “interclassista” …). È come se oggi, ma proprio oggi, decidessi di “proteggere il calcio” occupandomi – che so – soltanto dell’imbattibilità della Juve (ma anche il Perugia finì imbattuto), o dei solisti ormai ben impalcati del Milan, o della Fiorentina di cui si ignora la malattia: ma come sarebbe, prima c’era Frey in porta e adesso c’è il Santo Polacco, prima il 10 sulla maglia ce l’aveva una fenomenale “canaglia” di nome Mutu e adesso ce l’ha questo Silva, anche simpatico per carità, ma più somigliante per ora al cattivo della saga cinematografica de La mummia, e ci si domanda perché va male?

    Andrà meglio certo, con Rossi, ma perché non pagano quelli che hanno davvero sbagliato? E invece che occuparmi di questo riprendo il filo: le nequizie esterne stanno invadendo la cittadella, il colbertismo mediatico non basta più (“I teppisti? Non sono veri sportivi…”, e ti credo!), l’acqua del fossato è prosciugata, il ponte levatoio è del tutto levatoio e non esiste più. Così la cronaca nera, le pressioni psicologiche su attori che si caricano il pallone sulle spalle peggio che Atlante la palla del mondo, montagne di interessi contigui o sovrastanti hanno invaso quella cittadella, peraltro a sua volta assai sbreccata nelle mura cadenti. Anche se le telecamere della tv sono messe in modo che non venga inquadrata tutta questa fatiscenza. Anche se resiste la buona volontà travestita da passione e da tifo di folle sempre più televisive che continuano “come se” il calcio fosse difeso da quel fossato (Huizinga più Sollier). Bello sforzo di immaginazione: e poi tutte insieme ti arrivano le notizie da Napoli sui tre tenori del gol, da Milano sulla condanna di Amantino Mancini a due anni e otto mesi per violenza sessuale, sulla moglie del Ct uruguagio Tabarez ustionata a Montevideo, sul Ct del Galles suicida “inspiegabilmente” (notare l’acutezza dell’avverbio: come se non fosse comunque un mistero… dico il togliersi la vita) una settimana dopo che aveva cercato di fare lo stesso un arbitro della Bundesliga e due anni dopo il suicidio del portiere della Germania.

    Per carità, non sono né fatti né grandezze commensurabili, ma di certo sono entrati passando sopra quel ponte tra società e calcio steso definitivamente su un fossato asciutto. In confronto è uno scherzo la lite tra Osvaldo e Lamela, con manata di contrappunto a un passaggio non arrivato, ma il tutto all’interno di quella cittadella. Fuori, impazzano per esempio a Napoli, ma con una casistica ricca anche a Roma e Milano tra cattive compagnie, scommesse, ricatti ecc., le reazioni per il caso-Lavezzi.

    Non si parla di campo, di “el pocho” che segna poco e nulla, bensì dell’aggressione subita dalla fidanzata scippata di un rolex, Yanina Screpante (oddio, anche i nomi, con lui Ezequiel…), che si è lasciata scappare un “città di merda…”, poi rientrato. Il presidente del club ha spiegato che “via, a Napoli può succedere, i due non si sono forse ambientati del tutto, forse lei con il rolex è parsa una provocazione…” tanto per la serie “peggio il tacon che il buso”,, il sindaco interista ma anche napoletano lo ha suffragato con dei riflessivi “può accadere in qualunque città” (anche se Berlusconi è al corrente del fatto che “siamo un paese di merda”). E questo episodio segue l’agguato alla moglie di Hamsik, e il furto a casa Cavani… solo per restare al “tridente” che stasera tenta di frangere la Juve.

    Pur con il corredo di tutta la malavita organizzata che ci tiene compagnia in questo come in qualunque altro settore e preme sul sistema-calcio in mille modi, come ben sanno le Procure di mezza Italia, “nessun complotto” dice il questore di Napoli, e probabilmente con ragione. Ma in un certo senso magari ci fosse un complotto, a razionalizzare sia pure nel male il ponte sdraiato sopra il fossato: così c’è “semplicemente” da prendere atto di una degenerazione che sul piano inclinato del sistema-Paese ha contagiato il calcio assai più che in passato, man mano che crescevano gli interessi in gioco. Quindi sempre più stress, sempre più pericoli, sempre più “nemici” all’interno di una cittadella in cui sono entrati non a nuoto, ma in auto blu: e nessun rispetto particolare per gli “dei della domenica”, che giocano tutti i giorni, e a cui forse neppure una mano napoletana oggi rende “rispettosamente” la refurtiva come accadeva ai tempi di Maradona. Allora, vent’anni fa, ci sembrava che in un delirio di cocaina non potesse andar peggio di così mentre la passione del San Paolo faceva resuscitare i morti. Errore: travolte le barriere, siamo tutti dentro e tutti fuori.

    Postato da Redazione
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