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    07
    dic.
    2011

    Il lato B del “decreto salva-Italia”: ce la faremo a rimettere insieme un pavimento sociale condiviso?

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    Il lato B del “decreto salva-Italia”
     
    Il lato B del “decreto salva-Italia”

    Infuriano le polemiche sulla manovra “lacrime & sangue” da 20 miliardi netti: è equa oppure no, chi colpisce di più, la casta l’ha scampata di nuovo (mi pare proprio di sì), le proprietà del Vaticano hanno avuto un occhio di riguardo (come sopra…) ecc. Vedremo nell’iter parlamentare e nella discussione nel Paese che tratti definitivi assumerà questa “stretta sacrificale”. Di certo oggi come forza politica nel governo di salute pubblica rischia assai di più Bersani che non Berlusconi. Ma è un discorso che appunto ci accompagnerà nelle prossime settimane e che mi riservo di affrontare.

    Qui vorrei rimanere al lato B del “decreto salva-Italia”, come Mario Monti ha invitato a chiamare questo bagno economico per il quale è spuntato a Palazzo Chigi: certo nessun altro dei politici di scena ormai ventennale o trentennale avrebbe potuto neppure lontanamente prendersi questa gatta e pelarla come lo sta facendo il bocconiano Lui in un’aura di diversa rispettabilità. Questo lato B  cui accenno tocca lo stato del Paese divaricato, nella percezione comune. Sto parlando di quasi vent’anni di maggioritario applicato solo in parte e spesso ingannevolmente in Parlamento e invece dilagato nel modo di pensare corrente, o corso. Anche in quello di molti (per carità, non tutti e vivaddio) che frequentano questo blog: il derby sotto-calcistico pro o contro Berlusconi ha assunto spesso dimensioni quasi paranoiche. Qualunque cosa io scriva viene riportata a tale scontro di inciviltà, a costo di non leggere magari una riga oltre il titolo. Non c’è solo il livello di insulti del tutto scollati da un minimo di ragionevolezza. Fin qui, non saremmo molti distanti dall’esperimento lontano ormai più di una generazione fatto da Radio Radicale che aprì una segreteria telefonica e ne mandò i messaggi senza filtro nell’etere in un’operazione “libertaria” al cubo: con il risultato che dopo qualche commento o sfogo cominciarono insulti senza ragione e dovettero chiudere quasi subito quel canale di “democrazia diretta”.

    Ma qui non sto parlando di questo aspetto, che lascio ai margini come francamente meno interessante. No: il punto è questo bisogno di “tifare” che è cresciuto in dosi esponenziali in  un maggioritario sociale e sottoculturale portato agli estremi inizialmente da Berlusconi, che basava sul leaderismo personale quasi tutta la sua politica, e poi dai suoi avversari quasi costretti dalla deriva a seguirlo lungo questa china anche perché non disponevano di riserve politiche straordinarie e spesso scivolavano sul fango del penale…Non è dunque solo il buco nero della crisi economica che si trova di fronte Monti come un precipizio generale (dal quale soltanto i “soliti noti” possono pensare di sfuggire in elicottero, nella sagra consueta delle caste, o della casta delle caste). C’è un cratere sociale, che per il momento resta visibile e che invece dovrebbe in qualche modo lasciare il campo a una sorta di “pavimento condiviso”. Le condizioni di vertice, di un Paese e di una politica oggettivamente commissariati, ci sono tutte, non a caso si parla di salute pubblica o salvataggio nazionale, basta stropicciarsi gli occhi e vedere e non guardare soltanto. Mancano le condizioni di base, l’opinione pubblica se ancora ce n’è una, il ripristino di uno straccio di legalità che valga per tutti, a destra come a sinistra, i beni comuni come la bellezza del territorio o la nostra salute, dunque la scuola, la sanità e ovviamente il lavoro che ricongiunge il lato B al lato A di questo decreto.

    Immagino che sia difficile cambiare mentalità e per esempio, rimanendo a questi modestissimi interventi se state leggendo, fare uso della propria facoltà critica per sostenere che scrivo delle emerite castronerie (sul giudizio di banalità mai approfondito ormai ci ho fatto il callo). Magari meglio se argomentando. O se invece proprio castronerie non sono. Vedete, in questo quadro c’entra assai meno Berlusconi, che considero una rovina per il Paese in compagnia complementare di un’intiera classe dirigente come sa chi mi legge da qualche anno, c’entra meno Berlusconi dicevo e c’entriamo di più noi, uno per uno. Riprendersi l’autonomia, togliersi la casacca, ritirare la delega in bianco nei comportamenti quotidiani  in un momento in cui le nostre Istituzioni sono state praticamente delegate a un Commissario, a Draghi, alle Banche ecc., mi pare indispensabile e assolutamente non contraddittorio come lato B della situazione. E adesso forza, se ci sono pochi commenti diventa un capo di imputazione per me, altrimenti via con il tifo da bar.  In  fondo anche bar comincia per B…

    Oliviero Beha per Tiscali Opinioni, 6 dicembre 2011

    Postato da Redazione
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