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    L’art.18 e gli articoli da regalo per Natale: dopo la manovra a colpi di tasse, aspettiamo serietà e la fase 2

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    dic 2011 L’art.18 e gli articoli da regalo per Natale: dopo la manovra a colpi di tasse, aspettiamo serietà e la fase 2
     
    dic 2011 L’art.18 e gli articoli da regalo per Natale: dopo la manovra a colpi di tasse, aspettiamo serietà e la fase 2

    La prima parte è stata varata a colpi di tasse per il 90%, per lo più sulle fasce più deboli in quanto più numerose e raggiungibili fiscalmente. E qui il premier del governo precedente, per capirci quello della “nipote di Mubarak”, ha ragione nel dire “così ero capace anch’io”. Solo che non l’ha fatto né lo poteva fare per la manifesta impresentabilità sua e della politica politicante tout court, massimamente della maggioranza “ma anche” dell’opposizione. E così sono venuti i “tecno-politici” d’emergenza a “fare il lavoro sporco”. Eh sì, “sporco”, e lo sanno anche loro, anche perché all’iniquità non hanno voluto/potuto/saputo abbinare i forti segnali che sarebbero giunti dall’attacco ai privilegi delle caste e della casta parlamentare, o della Chiesa, vedi tasse sugli immobili, ecc. Quei privilegi no, modello “chi tocca i fili muore” in senso ovviamente parlamentare. Quindi siamo di fronte a una manovra ingiusta, e insieme necessaria ma insufficiente.

    Un nodo apparentemente già riannodato della questione principale, cioè la crescita che certo le nuove tasse non faciliteranno per il ricasco sui redditi degli italiani e sui loro consumi, è l’art. 18, quello sulla non licenziabilità se non per giusta causa nelle aziende con più di un certo numero di dipendenti, in un mercato del lavoro ormai sott’acqua da un pezzo. Prima di parlarne vorrei però dare atto a Berlusconi delle evoluzioni del “processo Mills”. Se finalmente si avvicina alla verità processuale e dei fatti, e il Cavaliere Inarrestabile- perché Improcessabile almeno finora- è stato intrappolato dalle menzogne del suo avvocato inglese, mi aspetto che per chiarire tutto rinunci alla prescrizione, il suo dichiarato obiettivo di sempre. Ha la possibilità di uscirne bene riprendendosi almeno una parte consistente di “reputazione giudiziaria”: lo faccia, Silvio, non ci lasci con l’idea di un pastrocchio contraddittorio e indefinito su cui i suoi speculeranno da un lato e i suoi avversari dall’altro. Solo Silvio, sì Lui, può contribuire decisamente a chiarire in Aula il vero e il falso, la realtà e la fiction. Se non lo farà, continuerò a pensare il peggio.

    E adesso l’art.18. Se era quel “tappo” al mercato del lavoro che si dice dal versante dei datori, Marcegaglia per Confindustria in testa, trattare la questione come ha fatto il neoministro competente, Fornero, alla “chiagni & fotti” come è stato scritto, mi sembra la palese dimostrazione o dell’inadeguatezza anche di questa tecno-politica o della “simulazione” sul fronte di questo delicato articolo. Voglio dire che non ti può sfuggire un riferimento ad esso, e poi un “abbiamo scherzato” subito dopo sulla scorta delle reazioni politiche, sindacali e sociali. Si pretende, credo, che uno come a scacchi, cfr. la mossa del cavallo di Sklovskij, simuli mentalmente e politicamente che cosa può accadere se dice delle cose. Altrimenti siamo sempre alla politica da bar televisivo. In più qualunque cosa si pensi dell’art.18, è difficile contestare che il momento meno opportuno per discuterne, con i termini, i numeri e la sensibilità giusta, fosse questo mentre impazza la recessione, il lavoro non c’è e la guerra tra poveri è non alle porte ma dentro casa.

    Dunque senza entrare nel merito (si può e si deve fare, come per tutto, ma non così e non ora…), almeno la tempistica è risultata abnorme e anche leggermente grottesca nella sua fase comunicazionale. Quasi che invece che di una cosa serissima, perno delle garanzie per molti ma “rallentatore produttivo” per altri in buona o cattiva fede che siano, l’art.18 fosse sul bancone natalizio come un qualunque articolo da regalo. E no, signori, non mi pare proprio che le cose stiano così.

    Postato da Redazione
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    giancarlo lagazzi .
    26/12/2011 alle 15:50
    Eppure occorrerà parlarne . A mio modestissimo parere ,non è tanto la norma in sè a dover essere discussa , quanto l'interpretazione giurisprudenziale del concetto di giusta causa . Concetto declinato in modo tale da rendere l'evidenza della giusta causa un'autentica probatio diabolica . La sostanziale illicenziabilità nelle realtà produttive che impiegano più di 15 dipendenti ha sortito una serie di effetti , certamente voluti ma comunque nefasti :irresponsabilità ,indisciplina , nanismo economico , delocalizzazione , progressiva precarizzazione delle nuove generazioni educate ancor più dei genitori ai diritti senza doveri . Mi rendo conto che il mio punto di vista è influenzato dalla mia convinzione che un modello di crescita economica non possa che essere pivatistico . Non mi pare , peraltro ,che quelli di tipo pubblico o , più specificamente , collettivo , abbiano dato buoni risultati . Non la tedio oltre , ribadisco però : occorerà parlare anche di questo .Un cordiale saluto .

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