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    01
    dic.
    2011

    Ora Pechino teme il contagio

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    CHINA_Stock

    di Francesco Sisci / Che l’economia mondiale non fosse in buona salute lo si vedeva già ogni giorno scorrendo le cronache di casa nostra, ma finora si aveva l’impressione che una parte del mondo, quella dell’Asia-Pacifico che produce oltre il 50% del prodotto interno lordo globale, avesse superato la crisi. Adesso sappiamo che non è più così, e proprio nel cuore del motore asiatico: la Cina.

    L’annuncio ieri della Banca centrale cinese di ridurre il tasso di interesse dello 0,5% ci dice infatti che nubi si cominciano ad addensare anche nel cuore del motore regionale, indicazione inquietante per tutto il resto del pianeta. Dopo che nel 2009 e nel 2010 la Cina aveva superato di slancio la crisi veleggiando ad una crescita del Pil di oltre il 10%, alla fine del 2011 i dati che affluiscono a Pechino sono sconfortanti. Parlano di crisi profonda per le imprese private, vaporiera delle esportazioni nazionali. Nelle province costiere dello Zhejiang o del Guangdong centinaia di imprese sono in difficoltà, schiacciate in una molteplice morsa.

    In questi ultimi due anni c’è stato l’aumento dei costi di produzioni (sono cresciuti i salari, è aumentato il costo dell’energia, dei suoli ect.), c’è stata una rivalutazione della divisa cinese, il renminbi, grazie a un aumento del suo valore su quasi tutte le monete mondiali e a una significativa anche se non incontrollata inflazione interna.
    Inoltre, c’è stata una stretta del credito e una drastica riduzione delle esportazioni nei due mercati cinesi principali, Europa e America, per la crisi globale. Nei prossimi mesi Pechino si aspetta di dovere ulteriormente rivalutare il renminbi per le crescenti pressioni americane.
    Questo rischierebbe di essere davvero troppo per le imprese private che potrebbero fallire una dopo l’altra seminando disoccupazione e panico nel Paese. Infatti, i dati del consumo interno stanno migliorando, ma non procedono in maniera tale da compensare le diminuzioni di esportazioni mentre la stretta finanziaria di questi ultimi mesi ha eliminato posti di lavoro nelle aree più dinamiche.

    Da qui la decisione della Banca centrale, certamente sancita ai massimi livelli, che arriva poi appena una settimana prima dell’apertura dell’annuale conferenza finanziaria, che traccia le linee programmatiche dell’economia dell’anno prossimo. Quindi l’attesa cinese per il 2012 qui non è rosea. Pechino chiaramente teme che i problemi in Europa o in America non si risolveranno in poche settimane o mesi e che è bene prepararsi a un anno molto accidentato.
    Questo allargamento del credito più la rivalutazione dovrebbe in qualche modo aumentare le importazioni cinese ed aiutare ad attenuare le difficoltà globali. Ma certo l’economia cinese non ha le dimensioni per sopperire a una crisi doppia che colpisce USA e Europa, patria di circa il 50% del Pil globale.

    La misura mette di fatto fine alla polemica che durava da oltre un anno tra Pechino e Fed americana, accusata di esportare inflazione attraverso le sue politiche di allargametno monetario o quantitative easing. La Cina riconosce che è la crescita non l’inflazione il problema più grande al momento.
    L’elemento più importante per l’Italia e l’Europa comunque resta quella della sfiducia di una ripresa economica nel 2012. Gli annunci di piani di austerità e tagli nel continente finora non sono accompagnati da forti annunci di programmi per fare ripartire la crescita economica, mentre i dati sono estremamente preoccupanti. Le esportazioni cinesi in Italia, oggi cuore e miccia della crisi in Europa, sono crollate a ottobre del 18%. Il contagio nei prossimi mesi potrebbe allargarsi ad altri Paesi, così pensa Pechino, mentre la possibilità – prima molto remota – di una spaccatura dell’euro e una seconda drammatica crisi negli Stati Uniti appaiono più reali.

    L’abbassamento del tasso di credito potrebbe avere un impatto limitato sulla bolla immobiliare, controllata molto attraverso misure amministrative (per esempio limitazione del credito bancario solo a residenti e per la prima casa, taglio nelle aperture di nuovi suoli edificatori). Ma è destinato comunque a dare nuovo fiato all’inflazione e quindi colpire il nuovo proletariato urbano, aumentando le tensioni sociali.
    Anche questo non dovrebbe avere un impatto catastrofico, visto che l’inflazione sugli alimenti porta denaro ai contadini delle campagne, ancora quasi metà della popolazione. Ma se arriva la crisi globale la Cina comunque non ne uscirà indenne, si deve pensare alla crescita. Ed è a questo che Pechino si sta preparando.

    Postato da Redazione
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      15/03/2012 alle 22:00
      Belle parole. Concordo con quasi tutto e inrgiazro per le risposte date.Si fa bene a sottolineare che alla Cina interessa una crescita reale economica e geopolitica, le variabili finanziari e contabili non sono l'obiettivo: la svalutazione delle riserve in dollari e8 cosa scontata e non e8 un problema, e8 la semplice e attesa conseguenza (un piccolo effeto collaterale) di una precisa strategia cinese per il raggiungimento dello sviluppo economico e del un potere geopolitico.Concordo perfettamente anche sul fatto che la Cina prosegue su una strada precisa in cui il controllo dell'economia e8 forte e presente e continuere0 ad esserlo. Diretta conseguenza di questo e8 la volonte0 di controllare il cambio in maniera da adattarlo alle necessite0 cinesi. Anche io credo che la Cina proseguire0 aprendo al commercio in yuan a partire dai paesi con cui ha deficit commerciale, ma sare0 molto restia ad aprire ad una vera convertibilite0: saranno le banche centrali a controllare la convertibilite0 dello yuan.Cosa vuole evitare in questa maniera la Cina?In particolare dovrebbe cercare di evitare che, data la prospettiva di apprezzamento dello yuan, vi sia una corsa al cambio da valute di paesi con surplus commerciale con la cina verso lo yuan allo scopo di investimento in titoli di stato cinesi o per semplice scelta di accumulo di yuan.Parlo dei paesi con surplus commerciale con la cina perche8 per gli altri paesi il problema forse non si porre0 neppure: non potranno acquistare yuan a breve.I paesi che hanno invece surplus commerciale con la Cina andranno verso una controllata convertibilite0 che perf2 scoraggere0 e limitere0 la conversione in yuan per puri scopi speculativi.La Cina avre0 pur notato che troppe economie emergenti, forse il Brasile su tutte, stanno attirando troppi investimenti, c'e8 un eccesso di richiesta di real che tende a rafforzare il real mettendo a rischio l'export brasiliano. Questo ed altro vuol evitare la cina controllando la convertibilite0 dello yuan.Doveroso sottolineare che dietro a tutto questo c'e8 una differente percezione dell'economia: negli usa prevale l'idea liberista di mercato che deve esser libero, che si autoregola eccIn Cina lo stato e la banca centrale non lasciano l'economia a se stessa, ma intervengono massicciamente per promuovere lo sviluppo e il potere geopolitico cinesi. (ho esagerato nella distinzione, in realte0 anche negli usa la fed sa intervenire eccome, ma la bc cinese ancor pif9)E' proprio una differenza culturale, storica, la Cina vine da decenni di stato , gli anglosassoni sono i custodi del liberismo, della tradizione del non intervento anche se keynes non era certo cinese Esattamente come si sostiene nell'intervista, anche io credo che le prospettive di usa e cina siano dal punto di vista monetario, nettamente migliori di quelle europee, ma soprattutto giapponesi. Questa europa senza stategie puf2 esser vittima di questa situazione, ma l'europa ha ancora alcune possibilite0, e8 questione di volonte0, sapre0 sfruttarle? La bce dovrebbe intraprendere una strada di maggior intervento con precisi obiettivi, abbandonando del tutto quell'idea di mercati che si autoregolano e di non intervento.Mi sembra invece pif9 complicata la situazione giapponese proprio per scarsa possibilite0 di trovare interventi fattibili, non per la scarsa volonte0 di intraprenderli, pagano le scelte di alcuni decenni fa.Credo perf2 che queste questioni andrebbero affrontate partendo da molto pif9 lontano, in particolare dalla descrizione della circolazione monetaria in questo sistema economico e dal legame tra questa circolazione monetaria e il deficit/surplus commerciale sarebbero necessarie troppe pagine.Credo anche che le scelte cinesi siano perfettamente coerenti con la comprensione di questa circolazione monetaria e di questo sistema economico, o meglio, con quella che e8 la mia idea di questo sistema.I motivi per i quali e8 importante il qe e per i quali e8 significativo il surplus commerciale cinese andrebbero secondo me analizzati partendo da molto lontano ma sarebbero necessarie troppe pagine.La Cina aprire0 al commercio in yuan con i paesi con cui ha defict commerciale, consentire0 a questi paesi di investire questi yuan che avranno accumulato.Ma questo non bastere0, molti paesi accumuleranno comunque riserve in yuan e non in titoli cinesi se il commercio internazionale in yuan si sviluppere0.La Cina sa anche che non e8 detto che sul lungo periodo non vi sia poi la volonte0 strategica di accumulare yuan.Ecco che per rimediare a questi problemi, all'uscita verso l'estero di yuan che resterebbero all'estero (sarebbe troppo lungo scrivere perche8 credo sia un problema economico) la Cina rispondere0 spingendo al massimo per la creazione nel proprio paese di un centro finanziario mondiale che attragga investimenti anche dall'estero.La Cina fa benissimo a spingere per la creazione di un polo finanziario di livello mondiale, dovre0 anche cercare di creare banche e fondi d'investimento che ricoprano un ruolo in parte istituzionale, in pratica, mentre il deficit commerciale cinese aumentere0, dovre0 esser anche la finanza a far rientrare yuan in cina, la borsa cinese dovre0 crescere, dovre0 esser spinta per attirare investimenti e limitare l'accumulo di yuan all'estero.Anche la fed in questi anni ha decisamente interesse a spingere la borsa usa.Resta sempre il problema di come far investire dall'estero nel proprio paese senza cedere il controllo di aziende e di una fetta dell'economia nazionale molto meglio far investire in bolle che poi scoppiano buona giornata!
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