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    17
    gen.
    2012

    «Santoro fa una tv di “ventre” e mi piace»

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    Intervista di Nicole Cavazzuti a Oliviero Beha, CronacaQUI
    Il giornalista: «Vespa non “punge” molto, Vinci è un bell’uomo, ma…»
    Oliviero Beha è al timone di “Brontolo”, trasmissione di approfondimento sull’attualità in onda il lunedì mattina su Raitre.

    Fiorentino, classe 1949, il giornalista Oliviero Beha è al timone per il terzo anno consecutivo di “Brontolo”, trasmissione settimanale di approfondimento sull’attualità, in onda il lunedì mattina su Raitre dalle 9 alle 10. E confida: «Nonostante abbia passato buona parte della mia vita a raccontare lo sport italiano, quando voglio rilassarmi accendo la tv su una partita
    di calcio o di tennis». I suoi conduttori del cuore? «Michele Santoro, Pippo Baudo
    e Raffaella Carrà», risponde.

    «Mi piace Santoro, certi tg invece...»

    «Mi piace Santoro, certi tg invece...»

    Cosa pensa dei nostri telegiornali?
    «Sono schiacciati dalla committenza politica. Ecco perché hanno così successo quelli di Enrico Mentana e di Sky: offrono notizie, senza condizionamenti».

     

    Il suo Tg preferito?
    «Nessuno mi entusiasma. I meno peggio sono il Tg La7 e il Tg3».

    Dopo il Tg di Mentana va in onda “Otto e mezzo”. Le piace?
    «Mi sembra un programma ben piazzato, con una giusta tempistica. E Lilli Gruber non è male. Il problema rimane il rapporto tra informazione e potere, che in questo Paese è scadente. Sono pochi i giornalisti che fanno il proprio mestiere senza pensare alle conseguenze sulla propria carriera».

    E qual è la sua opinione su “In onda”?
    «Discreto: è un programma semplice in cui le persone possono parlare, in linea con le
    trasmissioni di informazione de La7».

    Uno sguardo a “In ½ h”. Come lo trova?
    «Si regge su Lucia Annunziata ed è fatto su misura per lei. Di conseguenza la qualità della puntata dipende dall’ospite e dall’approccio più o meno aperto di Lucia».

    E “Porta a porta” e “Matrix”?
    «Bruno Vespa fu sincero fin dall’inizio, dichiarando di dipendere dal suo editore di riferimento, ovvero da Arnaldo Forlani, allora segretario della DC. Onore alla sua schiettezza! Detto ciò, è un gran ciambellano, che non fa domande pungenti. Serve davvero un programma così? Quanto a “Matrix”, è più o meno interessante a seconda dei temi trattati. E Alessio Vinci è un bell’uomo, ma lo vedrei meglio nei panni di un esploratore in una fiction ambientata in una giungla».

    Tra le trasmissioni di approfondimento politico quale predilige?
    «Mi piacciono i programmi di Michele Santoro, perché fa una tv di ventre. È difficile trovare la proporzione tra la qualità dei propri messaggi e la quantità di persone che ti seguono. Lui ci è riuscito».

    Capitolo programmi di inchiesta: meglio “Report”, “Presa – diretta” o “Terra!”?
    «Non saprei scegliere. Sono la dimostrazione che si può fare una bella tv».

    Segue i quiz?
    «Raramente».

    E i reality show?
    «No. Sono al tempo stesso l’effetto e la causa della sottocultura degli italiani».

    I talent?
    «Mi piacerebbe fossero condotti da persone più preparate».

    In assoluto, chi sono i suoi conduttori preferiti?
    «Per quanto riguarda i talk show politici, Michele Santoro. Sul fronte dell’intrattenimento, i numero uno rimangono Pippo Baudo e Raffaella Carrà».

    Postato da Redazione
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    15/03/2012 alle 08:10
    Di Santoro ho perso le tracce qalhcue annetto fa, quando mi sono reso conto che, alla fine della puntata, dopo tre ore di appassionato dibattito, regolarmente mi accadeva, tirando le somme, di rendermi conto di non aver imparato nulla. Nulla di nulla. Cosec decisi di lasciarlo perdere: non potevo perdere tre ore della mia vita solo per farmi qalhcue risata durante l'intervento di Travaglio.Ma non e8 per questo che intervengo qui.Nel testo del Dott. Chiesa leggo che per fare una tv occorrono soldi e, per questo, il progetto-Pandora, di cui a suo tempo anch'io lessi qualcosa, non ha mai visto la luce. Se e8 cosec, mi chiedo come facciano alcune televisioni che guardo di sfuggita a resistere e anche ad informare. Mi riferisco ad alcune emittenti del territorio romano: telambiente, ad esempio, esiste da molti anni e ha una raccolta pubblicitaria molto modesta tra trattoriole e fermagli per capelli nonche9 tronchesi per unghie. Questa non dovrebbe essere pubblicite0 che condiziona. Un altro caso e8 quello di Radio Onda Rossa, ma anche di Radio Citte0 Aperta, che sopravvivono con le sottoscrizioni degli ascoltatori, con l'organizzazione di eventi (soprattutto musicali quasi sempre interessanti e ricreativi: cene vegan, serate a sottoscrizione pro-Palestina, vendita di agende come Scarceranda ) e, e8 il caso di RCA, anche con una modesta pubblicite0 (sagre paesane, luoghi di ritrovo ) e con un canone che Comune e Regione credo (ma non ne sono sicuro) corrispondano per le dirette dei rispettivi Consigli.A proposito delle radio, c'e8 da dire che fanno un'ottima informazione e cif2 mi fa sorgere una domanda: cosa si vuole fare con Pandora? perche9 queste radio riescono a fare cif2 che Pandora non riuscirebbe a fare?Forse mi pongo questa domanda perche9 di televisioni e di radio non capisco un accidente, ma sarei felice di leggere quello che ne pensa una persona come Giulietto Chiesa (persona fra l'altro correttissima, che ha sempre avuto la gentilezza di rispondere alle mie richieste).Ad essere sincero, uso pochissimo (anzi, quasi per niente) la televisione per tenermi informato, pertanto, chiedo scusa per l'indelicatezza, ma la mancanza di un canale televisivo come Pandora non la sento (ma, forse se esistesse chisse0?). Mi rendo conto perf2 di quanto possa essere efficace quel tipo di comunicazione: occorre diffondere idee e informazioni valide il pif9 possibile e la rete internet, non e8 efficace da questo punto di vista, checche9 ne dicano i famigerati esperti di comunicazione. Pertanto credo che un progetto di informazione partecipata, veicolato dal capillare mezzo televisivo, sia un gran bel progetto e sarebbe un vero peccato, visto che e8 stato elaborato, non portarlo a compimento.

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