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    12
    gen.
    2012

    A loro insaputa

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    Non so voi, ma io non ne posso più di questa storia de “a loro insaputa”. Adesso è toccato a Carlo Malinconico, nomen omen della Repubblica, come clamorosamente fu all’inizio della formula per l’ex ministro Claudio Scajola, detto “Sciaboletta” per un caso curioso di soprannomen omen. Non sanno mai niente, né chi compra loro le case né chi paga loro le vacanze. Poi magari se ne vanno anche, ovviamente costretti dalle circostanze ché altrimenti resterebbero tanto volentieri. Ma questo è ancora un altro pur importante paio di maniche.

    Mi fa effetto “la loro insaputa”, che riguarda evidentemente tutta una serie di persone, quasi fosse una specie di lenzuolo per la salma della dimensione pubblica di una figura che non sia la s.r.l di se stesso. Mi domando: ma come fanno a darsi dei c. da soli, e pubblicamente? È perché devono scegliere in extremis tra il penale e il mentale, tra l’immagine di sé del lazzarone e quella dell’inconsapevole? E scelgono la seconda giustificazione che naturalmente non giustifica alcunché. Anzi, per certi versi peggiora la situazione perché se l’aspetto etico-giudiziario ha un che di netto, è immorale oppure no, è un reato oppure no, la coscienza di sé e degli altri è un terreno assai più scivoloso o comunque meno schematico.

    Così che si rimane depressi e impigliati nella domanda: perché essere governati da un inconsapevole, da uno che vive “a sua insaputa” momenti non proprio insignificanti come appunto una casa (al Colosseo) o una vacanza gratis a spese della “cricca” (all’Argentario)? Una domanda che è come il capo del filo di un gomitolo, giacché se ne tira dietro molte altre. Ovviamente subito la prima, con una risposta già nei fatti recenti su Malinconico, per rimanere a lui: possibile che nessuno sapesse niente di questa vicenda, già rinfacciata giornalisticamente all’ex sottosegretario allo “spleen” due anni fa? In realtà, anche qui a domino, o Monti sapeva ma non ha dato importanza alla cosa quando lo ha nominato nel suo governo, oppure anche Monti l’ha nominato “a sua insaputa”.

    E viene fatto di chiedersi se ci sia qualcuno oggi in Italia, in un tale guado critico, in grado di assumersi responsabilità serissime di governo o sottogoverno senza avere alle spalle o di fianco qualche fatto men che edificante che lo riguardi “a sua insaputa”. Magari la risposta è: “No, ci dispiace, Malinconico era il meglio sulla piazza nella tribù degli ‘a loro insaputa’ e quindi è stato scelto lui”. Quindi saremmo un Paese retto sulla inconsapevolezza, faccia rovesciata della presa per i fondelli di un popolo furbetto, sì, ma allo stremo. E del resto si potrebbe dedurne che per arrivare in alto devi farlo “a tua insaputa”, altrimenti resti di sotto, e lì giù chi vuoi che ti venga a scegliere? Saresti un corpo estraneo, uno che “a sua saputa” non ha nulla di cui vergognarsi “a sua insaputa” e quindi non è omogeneo con il potere. E via così, per li rami…

    Quello che mi pare certo è lo strame dei simboli. L’aveva fatto Scajola in buona compagnia col Berlusca, è triste pane per i denti anche di Malinconico il dimissionario: il quale magari pensa davvero di essersi sacrificato con le dimissioni/licenziamento sull’altare della patria, una sorta di “milite noto a sua insaputa”. Sarebbe l’ennesimo crimine simbolico. La peculiocrazia è stata ridotta a un esercizio di occupazione di suolo pubblico, di tavolini commerciali abusivi su un marciapiede. Pronti a ritirarli all’interno se un vigile obietta sulla legittimità dell’operazione condotta “a loro insaputa”. Si è polverizzata la piattaforma del potere, una volta basata non solo simbolicamente sul poter parlare in nome di qualcuno, o qualcosa: come può farlo oggi uno che viva “a sua insaputa”?

    Postato da Redazione
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    katalog stron .
    20/03/2012 alle 10:45
    Due to this blog, I broadened my horizons and I am even more happier.
    water cooler .
    19/03/2012 alle 16:17
    Nobody ever bought peace but the man who hadnt got it.

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