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    27
    gen.
    2012

    Crisi di nervi tra Berlusconi & Bossi, Bagnasco & Bertone, Italia & Germania per Schettino: volano gli stracci

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    Siamo al capolinea o è la stazione di (ri)partenza? Usciremo dalla crisi rigenerati oppure stiamo finendo di precipitare? E’ una gigantesca domanda che aleggia su questo periodo italiano ed europeo, a sfondo internazionale. Una domanda che tiene insieme, anche se implicitamente proprio perché è assai difficile anche solo tentare di abbozzare una risposta, la politica e l’economia, l’idea di società che viene o che va e la cultura che questa società esprime, le priorità nelle sue scelte, il rapporto di forze tra Stati e all’interno di ogni Stato ecc. E come spesso l’ Italia è un laboratorio a cielo aperto.

    Per esempio lo “Spiegel” tedesco non ha trovato di meglio che connotare il conclamato “Capitan Codardo” della Costa Concordia, Francesco Schettino, come italiano tipo. Per carità, niente di sorprendente. All’indomani del tragico naufragio mi ero domandato se alla luce del comportamento dello Schettino, del commissario di bordo che tanto si era prodigato, il già dimenticato Manrico Giampredoni, dell’interlocutore telefonico di Schettino, Gregorio Maria De Falco responsabile della capitaneria di porto di Livorno assurto (per ora) a “uomo forte” del dramma, qualcuno avrebbe teorizzato su chi fossero “i veri italiani”, tra i tre. Adesso banalmente lo sappiamo.

    Peccato che in contemporanea una camionista tedesca ne abbia fatto fuori uno italiano ad  Asti, durante i blocchi. Peccato che in termini storici chiunque possa rimproverare un’inezia come un genocidio ai “tedeschi di Germania” intesi come popolo. Peccato che il dottor Roberto Villari, assurto agli onori e ai disonori delle cronache come presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai quand’era eroicamente abbarbicato a quella poltrona, abbia potuto senza sforzo ricordare la strage della Thyssen, fabbrica “abbastanza tedesca”, andata a sentenza pochi mesi fa per il funesto rogo assassino, a Torino.

    E questo è un “volar di stracci” mediatico apparentemente solo grottesco e stupido, in realtà significativo del modestissimo livello di consapevolezza di questa crisi generale: davvero non viene in mente niente di meglio, di più serio, di più producente per il futuro nel rapporto tra i due Paesi, precipitato dai giudizi offensivi di Berlusconi nei confronti del posteriore della Cancelliera Merkel alla condizione di oggettiva subalternità alla stessa Merkel del nostro attuale governo?

    Ma gli “stracci” volano anche nel ristretto italiano della politica, anche se probabilmente destinati a rientrare nel solito teatrino, e volano anche  in quello invece abitualmente ovattato e “segreto” del potere d’oltreTevere, tra le porpore vaticane.
    Voglio dire che mentre qualche comica tra Bossi e Berlusconi non era davvero inedita, adesso questo gioco del “poliziotto buono e di quello cattivo” nei confronti di Monti tra i due, rappacificati con qualche posto di sottogoverno o una direzione Rai, sconfina nell’aberrante. Non vedono dalle loro finestre l’Italia che brucia? E sembra loro che sia ancora tempo di “giocare alla politica politicante” come prima, come sempre? C’è il Bounty per strada e loro fingono di “resistere” al governo oppure di “assecondarlo benevolmente per spirito di servizio”per ragioni di vil bottega ? Non sembra sempre di più il teatrino dei pupi mentre di fronte si scazzottano?

    E il dissidio all’ombra del papa tedesco tra il segretario di Stato, Tarcisio Bertone e Bagnasco, finito sui giornali anche per il programma di Nuzzi su “La 7″ dedicato al nunzio apostolico, Monsignor Viganò? Altro segno della invasiva “crisi di nervi” che ha colpito anche i poteri una volta meno visibili? Che significa in questo delicato arengo un “volar di stracci” così clamoroso, che sono saltate le forme di “arcana imperii” che ne salvaguardavano da sempre la sostanza del potere? E’ un altro segno della crisi più generale, tra un nuovo inizio e una vecchia fine? E noi che ruolo giochiamo in questa “piece”, solo quello di spettatori ridotti allo stremo oppure quello di “forze sociali” (cfr. Fornero & Camusso per esempio…) che possono contribuire ad indirizzare le scelte in una direzione piuttosto che in un’altra? E in questa seconda ipotesi, la crescita della consapevolezza e lo scambio di opinioni e informazioni in Rete non può risultare determinante? Dunque il dilemma tra il capolinea e la stazione di (ri)partenza passa anche dal web, tra chi lo spreca e chi no?

    Postato da Redazione
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    grilletto salterino .
    28/01/2012 alle 14:55
    Grazie. Io sono solo un discente, comunicherò il suo "va bene" all'Università.
    oliviero .
    28/01/2012 alle 08:06
    va bene,grilletto salterino.aspetto indicazioni
    Antonio71 .
    28/01/2012 alle 05:01
    Il web non può creare ciò che non esiste; certo, ha delle potenzialità enormi, offre opportunità straordinarie, ma se non c'è la voglia, la capacità di confrontarsi e quindi di COMUNICARE...Sul web si replica quello che si fa altrove. Dialogare fa paura, implica la disponibilità ad ascoltare, capire, mettersi in discussione. Ormai le persone non parlano; DICHIARANO! Sprechiamo il web come sprechiamo la piazza. Per i lanciatori di stracci di cui sopra internet significa solo capire come renderlo simile alla tv: buona per fare soldi, controllata e chiusa come un fortino. Per paura di smarrire le nostre "certezze", stai a vedere che gli daremo pure ragione!
    grilletto salterino .
    27/01/2012 alle 19:32
    E' un peccato che qui nel blog civico nel segno di Zorro nessuno venga a commentare, tutto questo bianco, semplice e pulito è così invitante. Ho già postato la risposta alla sua domanda su Tiscali, ma son venuta qui per farLe un invito. Penso che da buon giornalista abbia sentito parlare di Aristan, anche lì Zorro ha deciso di manifestarsi, io vorrei chiederLe, se non Le è di troppo incomodo, e l'idea non fosse per Lei troppo frivola e "inutile" in tempi così scuri, farebbe una capatina nella pagina facebook dell'Università più pazza del mondo a proporre una discussione proprio su questo argomento. Ponga anche lì la sua questione: la rete può aiutare la (ri)costruzione di questo Paese dopo le macerie lasciate da trent'anni di incultura imperante della quale siamo stati complici un pò tutti?

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