Che cosa c’entra Borriello con la Camusso, oppure Gilardino con Mario Monti, o addirittura Tevez con Airone Passera ? Nulla? E sì, magari, beati voi… Vi ci vedo a immaginarvi un bel pezzo epifanico (la Befana, non Guglielmo…) sul calcio-mercato invernale e i suoi primi botti, le squadre alla ripresa come le due scudettabili, Milan e Juve, sulla sabbia di Dubai, gli Europei all’orizzonte estivo (con scandali polacchi nella Federcalcio ospitante, tanto per non farci sentire in imbarazzo), insomma un pezzo calcistico come se niente fosse. Dove quel “niente” è appunto il versante politico-sociale che tanto influirà sull’attuale scandalo delle scommesse, quello di Doni e soci, per capirci. Vorrei essere ancora più chiaro , essendo ai primi dell’anno e quindi di buon auspicio per continuare a esserlo tutto l’anno…
Non avrebbe molto senso star qui a parlare di calcio giocato o giocabile con lo spadone di Damocle di scommesse e partite truccate (le prime, se effettuate da tesserati anche indirettamente, più che sufficienti a montagne di squalifiche, le seconde oggetto di reato penale per le varie Procure che indagano) sulla testa, se non avessimo di fronte il precipizio socio-economico italiano: di qui i due poli, di Monti e la Camusso, che cercano di riempire più o meno gradualmente un cratere dove ci arrabattiamo, nelle fasce più deboli sempre più numerose. Sono le “tensioni sociali” della leader sindacale, e il “coraggio, resistiamo” del bob a 2 Napolitano-Monti. In questa situazione pre-fallimentare come volete che si possano fare le pulizie “pasquali” ovvero post-natalizie di un calcio marcio fino al midollo? L’unica arma in mano a Doni e soci per duellare con la spada di Damocle (attaccante greco anche convocato in Nazionale) delle nefandezze pallonare è tristemente la seguente: l’Italia non può permettersi il lusso di fare pulizia in un settore putrefatto, perché il medesimo settore serve come “arma di distrazione di massa” a (quasi) tutto il Paese. Ce li vedete tifosi dei vari club, magari disponibilissimi a fare campagne contro Don Verzé fin troppo tempestivamente trapassato, vogliosi di chiedere l’interruzione del campionato per raggiunti livelli di guardia del fango nella palude rotondocratica e rotondolalica? Perché di questo si tratta: nella realtà, come scritto da tempo (qui e nei libri in merito…), il pallone accettabile è volato da un pezzo in cielo con i palloncini di Rascel. C’entra la serie A (come no… ne vogliamo parlare?), c’entrano dunque giocatori e club che da adesso in poi giocheranno in fondo alla classifica un campionato sfalsato in attesa di quello che verrà fuori e in alto un campionato traballante perché nessuno è più sicuro di nulla.
Bene: questo è invece un articolo raggiante serenità. Tranquilli, grazie allo stato comatoso del Paese (cfr. il duo in testa Monti-Camusso…) non può succedere più di tanto, qualche squalifica, una radiazioncina, un po’ di penalizzazioni. E molte, moltissime “sabbiature”. Ma niente di definitivo, come la sospensione di un campionato arrangiato oltre qualunque livello di guardia. Dunque facendo finta di essere seri e rimpiangendo allitteralmente Giorgio Gaber, relazioniamo su Borriello alla Juve, che rinforza l’Imbattuta di Beethoven ma contemporaneamente apre un giro di attaccanti, e sulla cessione di Gilardino al Genoa. La seconda per certi versi più significativa della prima perché ci sta dicendo quello che sapevamo ormai da molto tempo, da quando rivolgemmo qui nell’ottobre 2009 con la Fiorentina in auge una serie di domande a D.
Della Valle senza risposta alcuna: e cioè che il re è nudo. Non nudo Della Valle, infoulardato come non mai, ma nudo il famoso “progetto” per la Fiorentina. Che, semplicemente, non esiste o non esiste più: come reciterebbe l’ex presidente onorario Andrea Della Valle, “…all’apparir del vero tu misera cadesti…”, ed eccoci qua con soldi buttati e squadra da rifare, e Corvino ridens. Il Milan aspetta Tevez ma la verità arriverà a febbraio, con la Champions, il Napoli fa incetta di ottimi giocatori aggiungendo Vargas (un altro, tal Eduardo cileno dai piedi buoni e magro, contrariamente all’omonimo peruviano strapagato). L’Inter naviga a fari spenti dopo essersi abituata così bene nei postumi di “Calciopoli”. La Lazio trema per le scommesse, l’Udinese è la più seria e oculata di tutte e andrebbe presa a esempio da Monti nell’equazione “l’Italia sta al governo dei tecnici come il pallone italiota sta all’Udinese”. Il resto è attesa degli Europei. Non li vinciamo dal 1968, due generazioni fa, e neppure nel 1980 con il primo grande scandalo delle “Ital-scommesse” riuscimmo a rimediarli per compensazione (il meccanismo non era ancora così oliato, ci vollero i Mondiali del 1982), anche se poi nel 2000 con Zoff, Totti e Toldo ci andammo vicinissimi. Forse dovremmo vincerli per il solito meccanismo amnistiale: il calcio italiano fa moralmente schifo, ma se si vincono gli Europei (purtroppo quest’anno non ci sono i Mondiali…) la facciata è salva. La faccia è un’altra cosa, anche se questo Paese rilutta a sentirsi dire le cose un po’ su tutto e specialmente in questo campo perimetrato dalla franchigia della passione che – come altri riferimenti innominabili – come è noto non vuole pensieri.
Oliviero Beha per Il Fatto Quotidiano, 3 gennaio 2012
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