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    25
    gen.
    2012

    La folla dei turisti all’isola del Giglio simbolo di una Italia decadente

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    Mi ha fatto molta impressione vedere in un tg una giovane coppia di fidanzati intervistata nei paraggi della Costa Concordia, a picco a un soffio dall’isola del Giglio. E a proposito del naufragio, scrivevo qui una settimana fa testualmente: “…e appunto riesce difficile accettare che sia riuscito per sua esclusiva responsabilità (Schettino, ndr) a combinare questo macello da solo: se ci sarà un accertamento completo della meccanica di questo Titanic tremendo e insieme grottesco, come speriamo accada, vedrete che ne leggeremo delle bruttissime.” Per dire che fin da subito non ci voleva Einstein per capirne di più. Ci siamo arrivato dopo molti giorni…, sia alla Concordia come metafora che alle contraddizioni dell’armatore.

    Tornando ai fidanzatini, essi dicevano alla telecamera che dovevano sbrigarsi se volevano autofotografarsi o riprendersi con la nave seminabissata sullo sfondo. C’erano infatti ancora “solo un paio d’ore di luce…”. Per carità, è un episodio che ne segue tanti altri, penso al turismo macabro ad Avetrana degli anni scorsi, e casomai il naufragio mortale ed ecologico della Costa Concordia fa solo da evidenziatore al cosiddetto “trend” di morettiana memoria. Perché mi fa così effetto, allora? Per due ordini di motivi, fondamentalmente. Il primo riguarda lo stato del Paese, letteralmente e non soltanto metaforicamente in fiamme: adesso il morto tra gli autotrasportatori, la protesta di varie categorie per delle liberalizzazioni in teoria inevitabili ma in pratica impervie come tempistica e modalità di realizzazione, i disagi in progressione geometrica, le “guerre tra poveri” ecc.

    Il secondo ordine di motivi dipende dalla considerazione che parliamo sempre e giustamente della nostra classe dirigente, di come ci ha ridotto così, delle responsabilità enormi di Berlusconi ma complementari con tutto il quadro politico, dell’arrivo dei “pompieri” o dei “medici” agli ordini di Monti e dei suoi tecnici ecc. E ognuno ha la sua idea su tutto ciò. Ma non parliamo o non parliamo abbastanza di noi, di che cosa siamo o siamo diventati, di noi italiani, delle nostre scelte, delle nostre priorità, della nostra visione del mondo cioè di ciò che pensiamo e riteniamo giusto ecc. Così che quando nel bailamme socio-economico di oggi, frutto di una scelleratezza di anni mai denunciata come si sarebbe dovuto (ve lo dice Cassandra… in una categoria di opportunisti o peggio), le coppiette di fidanzati si vanno a immortalare con dietro la Concordia naufragata, beh, il malessere deborda.

    Sono italiani come me, come noi, più giovani di me certo, dell’età dei miei figli, quindi con molto più futuro davanti: ma per farne che, di questo futuro, foto o riprese davanti alle disgrazie o agli eventi cui è stato tolto il segno? Intendo dire che forse non fa più differenza se dietro di te c’è lo sfondo di un naufragio drammatico o di un varo festoso, per capirci. E’ stato cancellato dalla testa il segno + o -, come se positivo e negativo fossero variabili ininfluenti, non interessanti, indipendenti dal contesto. L’importante è “esserci” comunque, non importra come o perché.

    Facevo queste riflessioni quando ho letto l’intervento di Marco Lodoli, proprio qui, in questo portale. Lodoli è insegnante, scrittore, persona di fine sensibilità. Le sue antenne funzionano. Nell’ultimo suo intervento parla della differenza – a scuola – tra italiani e figli di immigrati. I primi hanno smarrito il senso di comunità, di appartenenza, di comunicazione delle cose importanti (ma quali sono le cose importanti? Forse dovremmo appunto ricominciare dal piano condiviso di ciò che conta e di ciò che non conta o conta meno…). I secondi lo hanno mantenuto, e si vede, si sente, si percepisce basta volerlo, basta “stare un po’ attenti” anche senza le antenne drizzate di Lodoli.

    Giacché questi anni italiani tremendi dovranno pur sviluppare qualcosa d’altro, e a questa infelice stagione (non solo dal punto di vista economico, del tenore di vita, ma della cultura, dello stare al mondo nel complesso) dovrà pur seguirne un’altra si spera vivamente migliore, forse tenere insieme gli elementi qui elencati ha un senso. Forse noi intesi come Vecchia Italia dovremmo “prendere” dalle nuove generazioni giovinezza e senso di comunità, dimensione solidale, apertura e non chiusura. Così facendo scopriremmo che ci stanno indicando una via. E per un Paese che ristagna senza apparente idea di futuro, bloccato dalle sue nequizie e contraddizioni, forse vedere un po’ di luce è meglio che fare sofisticati ragionamenti su un nuovo impianto elettrico, chiunque sia l’elettricista di turno.

    Postato da Redazione
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