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    10
    gen.
    2012

    Reti a raffica. Quante scommesse?

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    Impazza sul web il video del portiere del Napoli, Morgan De Sanctis, che scuote amareggiato la testa: ha preso un gol dal Lecce, un mese fa, sabato 3 dicembre scorso, al San Paolo? Macché, è il suo compagno “matador”, Edinson Cavani, l’uruguagio che “lavora per la squadra” ma segna anche parecchio, ad aver realizzato la quarta rete (4-1, poi 4-2 finale). Capirete che di questi tempi grami e sospetti, a base di scommesse globalizzate e di Procure all’opera, compresa quella di Napoli, non c’è molto da stare tranquilli: magari ci si sbaglia tutti, ma i dubbi vengono. E pensare che nell’ultima giornata spezzettata di campionato, a inaugurare l’anno che è già venuto, gol a zeffunno, moltissimi rigori, anche giocate di fino per il palato dell’intenditore magari tifoso avversario (cfr. gli applausi palermitani al medesimo “matador” di cui sopra, un ex in grande spolvero a Palermo).

    Ma il clima è cambiato, e il video su De Sanctis la dice lunghissima. L’ombra della presa in giro si spande sul campionato e obnubila le solite polemiche rituali fino a minimizzarle: che volete che ce ne freghi di un rigore in più o in meno concesso al Milan contro l’Atalanta per una (forse) furbata di Pato

    su cui abbocca il fischietto Rizzoli, se il vero rischio è che i contorni della recita si estendano sempre di più? Detto altrimenti, forse l’Atalanta ha altri motivi di preoccupazione dopo i “Doni di Natale”. E c’è qualcosa di più incisivo in tv della pur galoppante polemica sulla rete Mediaset criptata tra i commentatori della trasmissione, che si schierano “contro” il rigore dato al Milan, e il tecnico campione d’Italia, Allegri, che invece difende la giustezza della decisione arbitrale e prende addirittura cappello, come se la proprietà di quel canale fosse – che so – di Moratti: intendiamoci, era interessante per il genere “calcio parlato e radiografato alla moviola” la domanda di Allegri: “Non sarebbe stato fischiato un fallo simile pro Pato a metà campo? E dunque…”.

    Appena meno interessante della domanda rovesciata: “All’Atalanta sarebbe stato fischiato contro il Milan di oggi un rigore di questo tipo?”. Ma appunto, siamo sempre a vecchissime inezie di fronte alla crisi di credibilità che il fenomeno scommesse sta provocando e temo non cesserà tanto presto di provocare, un po’ come il catch di Roland Barthes in Miti d’oggi negli anni ’50 o il più recente wrestling: una recita, magari ben fatta, ma pur sempre una recita, non agonismo ma “protagonismo scenico”. Se non è chiaro, prendete la scena più gustosa della domenica: i rigori di Totti, la conferma che il dopo Mutu è Jovetic, la predominanza in qualunque ruolo e zona di campo di Ibra, la dimensione “contesca” dell’imbattibilità juventina, ecc.? Macché: dopo Palermo-Napoli, posticipata a domenica sera e la sconfitta pesantuccia in casa di Miccoli e soci, ecco sulla medesima rete digitale “allegra” di prima un fenomenale spot. Si vede come di consueto lo stesso Miccoli in smoking che gioca in un casinò virtuale con tanto di roulette e dice con straordinaria passione: “È bello vincere in casa!”. Ma come, hanno appena preso tre gol dal Napoli, ed è “bello vincere in casa?”. E invece prenderne tre com’è? Imbarazzante?

    È ovvio che quest’ultima contraddizione, che ancora non molesta la digestione dei tifosi capaci evidentemente di “tenere distinti” i due Miccoli, sembra piuttosto “culturale”, un epifenomeno del mercato televisivo che strapazza l’immaginario: niente a che vedere in senso stretto con le scommesse, i dubbi, le partite truccate e insomma il repertorio sempre più invasivo di cui ho già parlato e che da anni continuo a focalizzare (a proposito, aspetto un Buffon che venga in tv a dire senza sorridere: vi giuro che non ho mai scommesso né fatto scommettere per me un euro sul calcio… diciamo negli ultimi tre mesi, tieh…). Però la cosa sta diventando “ambientale”: è tutto un habitat che dà al vocabolo “gioco” molto più un significato d’azzardo che ludico, espropriando il pallone delle sue fenomenali e per il momento inarrivabili caratteristiche emotive.

    Siamo alla frutta, e le riprove arrivano da decisioni come quelle di Sepp Blatter, presidente Fifa, la Federcalcio mondiale, che ieri ha premiato Messi col pallone d’oro e Simone Farina, il meritorio “Robespierre” del Gubbio, con quello della lealtà. Punto primo: con tutto quello che ha combinato Blatter, è lui che premia Farina? E qualcuno sui media lo nota? La presa per i fondelli giunge a livelli imprevedibili. Punto secondo: premiamo l’incorruttibilità, certo non una dote primaria nella biografia del medesimo Blatter, elevando a eccezionale un comportamento direi normale? Forse non si misura fino in fondo l’abisso sul quale siamo almeno affacciati se non ancora precipitati stando a simile dimostrazione retorica ingannevole e depistante. È sempre Miccoli che gioca al casinò, travestito da Blatter che premia Farina, con De Sanctis sullo sfondo che scuote la testa.

    P.S. Giuro che discetterei più volentieri del prossimo derby di Milano, e di quello di mercato in corso tra i due club per Carlitos Tevez, un Robinho meno elegante e più incisivo. Oppure della mano ferma di Luis Enrique, che sembra lontano anni luce dall’americanismo del sor Pallotta. O della “normalità” professionale, rassicurante persino quando perde figuriamoci quando vince, di Delio Rossi (ma dunque perché nella pausa natalizia ha fatto un mazzo atletico così alla Fiorentina, come si è visto a Novara, se anche prima “c’era un buon tecnico”?), ecc. ecc. Come si fa a continuare a far finta di niente? Eh sì, “è bello vincere in casa”, meno credo finire in gattabuia…

    Oliviero Beha per Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2012

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
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    Scommesse ippiche .
    20/07/2012 alle 14:22
    Grazie molte, articolo molto utile!

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