Ecco come contemporaneamente Il Giornale e Il Fatto illustrano il dramma di Iniquitalia. Parliamone, approfondiamo e chiediamone ragione.
o.b.
Paolo Bracalini per “Il Giornale”
Equitalia, un nome un incubo. Chi non ha mai ricevuto una di quelle buste (quelle sì mortali) dette «cartelle esattoriali», venti pagine di cui non si capisce nulla se non che vogliono dei soldi, non sa che fortuna ha avuto. Provi a chiederlo ai milioni di italiani caduti nelle forche caudine dell’agenzia di riscossione del dott. Befera, una specie di polizia fiscale modello Ddr. Col decreto Monti qualcosa cambia, ma pochissimo e non prima del 2014. Lo vediamo subito, ma prima facciamo un passo dentro gli incubi vissuti da famiglie, imprenditori, negozianti, cioè non evasori ma lavoratori e contribuenti in arretrato con qualche pagamento, di solito contestato (ma qui ovviamente l’onere della prova è invertito, Equitalia ti chiede i soldi e sei tu che devi dimostrare, magari a otto anni di distanza, che non è vero, che si sbagliano, che hai ragione tu, e valli a trovare i documenti, nel frattempo che l’interesse di mora sale spaventosamente…).
Il signor Giuseppe De Vecchi, che ha scritto qui al Giornale, un imprenditore di Milano, trent’anni di attività, per sei anni ha mandato lettere all’Inps per contestare dei contributi senza mai ottenere una risposta. Finché un giorno Equitalia, senza preavviso, gli ha ipotecato la casa. Lo Stato non paga mai, o lo fa con ritardi intollerabili (chiedete alle aziende a cui deve ancora 90 miliardi), ma se ritardi tu sei rovinato. La signora Maria Rita Mura, sassarese e titolare di una ditta, la Sarda Semafori Snc, ha rateizzato l’Iva e ha ritardato un pagamento di un giorno, un solo giorno. Subito è entrata in scena la terrificante Equitalia. «Mi hanno trattata peggio di un evasore» racconta ancora sotto shock al cronista di Sassari Notizie. Perché? Perché per quelle 24 ore di ritardo le hanno fatto pagare in più 9mila euro! Incredibile ma tragicamente vero. A Genova una famiglia con tre bambini si è vista mettere l’appartamento all’asta per un debito di 15mila euro. A una signora di Roma (fonte Associazione Noi Consumatori), per una cartella esattoriale di 50 euro (multa) Equitalia ha disposto il fermo amministrativo dell’auto. L’auto ti serve per lavorare? Te la bloccano lo stesso. Al signor Nunzio, che fa l’autista da una trentina d’anni, è capitato di prendere un po’ di multe.
«Il mio titolare non le ha pagate e l’importo dovuto a Equitalia è cresciuto fino a 19.500 euro» racconta a Lettera43. Ma questo non sarebbe nulla, il fatto è che Equitalia gli ha pignorato la casa, l’ha messa all’asta e l’ha venduta senza nemmeno fargli una telefonata. Lui l’ha scoperto quando ha bussato l’ufficiale giudiziario con carabineri e i nuovi proprietari. Bello no? Il fermo amministrativo di mezzi, anche da lavoro, riguarderebbe – dice il sito Agoravox - oltre 6 milioni di autoveicoli. Se poi si viene beccati a guidare nonostante il fermo, non importa che si debba lavorare, fanno 2.500 euro di multa immediata. Oppure, a scelta, un’altra cartella. Un girone infernale. Il motto di Equitalia è «Per un Paese più giusto». Sarà, ma Francesco, 46 anni, licenziato, bimba a carico, «s’è visto ipotecare il mini-appartamento per non aver pagato il canone Rai», racconta Elena Polidori nel suo Resistere a Equitalia (Aliberti editore). Altra storia da ghiacciare il sangue è quella di Mauro Bordis, 58 anni, artigiano e restauratore di Moncalieri. Per 6mila euro gli hanno ipotecato casa e tolto i fidi. «Le case non si toccano – singhiozzava il poveretto – non si può fare ammalare così la gente». È morto d’infarto poco dopo, lottando con le scartoffie di Equitalia. «Un caso fra migliaia, storie di piccoli imprenditori che non hanno evaso il Fisco – scrive la Polidori – ma che la crisi ha messo nelle condizioni di non riuscire a pagare subito i debiti con lo Stato». Hanno mandato una preavviso di ganasce persino a una onlus torinese che si occupa di malati di cancro, per 3mila euro di debito per tasse rifiuti…
Qualcosina è cambiata, ma pochissimo, il Salva-Italia non salva certo gli italiani da Equitalia. Il decreto Monti sostituisce l’interesse usuraio del 9% (lo spiega bene il quotidiano MF di ieri) con una cifra variabile che però non si capisce quant’è (pari al «rimborso dei costi fissi del bilancio Equitalia», quindi quanto per il tartassato? Boh).
La rateizzazione del debito si potrà prorogare fino a 72 mesi «ma solo in caso di peggioramento della situazione economica», se stai come prima no. I pignoramenti continueranno, con la sola differenza che sarà il debitore a mettere in vendita la sua casa e non più Equitalia. Sai che sollievo. E poi il termine per rendere operative queste minuscole novità è il 31 dicembre 2013. Quindi c’è tempo fino al 2014 per continuare gli incubi sotto forma di cartella. Equitalia non dorme mai.
Sara Nicoli per “Il Fatto quotidiano”
A volte centrano il bersaglio. Come a Cortina, dove il blitz di Capodanno ha effettivamente portato l’Agenzia delle entrate a segnare un punto a suo favore. Altre volte i “blitz” Equitalia – il braccio armato del fisco – non li fa contro i veri evasori fiscali, bensì contro quei cittadini che le tasse le pagano, ma hanno piccole pendenze che l’attuale sistema di riscossione e tassazione trasforma nel peggiore degli incubi. Fino, spesso, a sfiorare la tragedia. Ma chi è “il mastino” Equitalia che sta togliendo il sonno agli italiani?
I SOCI DI STATO
Equitalia è una società pubblica (51% Agenzia delle Entrate, il 49% Inps) incaricata della riscossione nazionale dei tributi. In particolare, esercita sia la riscossione “non da ruolo”, che riguarda per esempio l’Ici e le entrate pagate col modello F23, sia quella “a mezzo ruolo” attraverso la notifica di cartelle di pagamento. Dunque ha funzioni prevalentemente strategiche, di indirizzo e di controllo dell’attività degli agenti della riscossione, mentre gli agenti si occupano degli aspetti operativi dell’incasso, gestendo gli sportelli e i rapporti con i contribuenti e con gli enti. Nel 2010 l’Ente ha ottenuto 1,29 miliardi di euro di ricavi, di cui 1,22 miliardi derivanti dall’incasso di commissioni sull’attività di riscossione conto terzi. Nell’ultimo periodo ha riscosso crediti per 8,87 miliardi di euro, 4,61 per conto dello Stato, 2,83 conto Inps/Inail, 1,42 conto Enti non statali (Regioni, Comuni, Consorzi ecc.). I cosiddetti Grandi Debitori (coloro che sono iscritti al ruolo per importi maggiori di 500 mila euro) sono 1.055, da cui nel 2010 Equitalia ha riscosso 1,78 miliardi. Il grosso dell’evasione, come si vede, deve ancora essere aggredito, mentre il comune cittadino, in quanto conosciuto al fisco, si trova nel mirino di Equitalia senza possibilità di fuga.
QUANDO È COMINCIATO
Qualche anno fa, intorno al 2005, con lo Stato esattore si poteva ancora parlare. Si poteva ricorrere alla Commissione tributaria, si poteva contare sulla prescrizione di multe prese cinque anni prima, si poteva – insomma – sperare in una via d’uscita che spesso gli stessi impiegati dell’Agenzia delle entrate proponevano come “paracadute”. Poi ci sono state le elezioni. E al ministero dell’Economia è tornato Giulio Tremonti. E tutto è cambiato. Il fisco, negli ultimi anni , si è preso alcune libertà che poteva evitare. Fino a metà del 2011 ha iscritto ipoteche su abitazioni private, anche prime case, per cifre debitorie inferiori agli 8 mila euro, senza notifiche (ex articolo 140 cpc) e senza intimazione di pagamento. Stessa cosa per quanto riguarda i fermi amministrativi delle automobili (le cosiddette ganasce fiscali). All’alba del 1° ottobre 2011 il governo ha messo nelle mani di Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle entrate, armi che prima il fisco mai aveva posseduto.
Ecco la sostanza: dopo 60 giorni dall’avviso al contribuente, Equitalia può attivare i suoi mezzi per recuperare il debito, iscrivere ipoteca sull’artigiano considerato infedele (facendo scattare una comunicazione alla centrale rischi delle banche, con conseguente chiusura dei fidi), pignorare il suo conto corrente (rendendo impossibile il pagamento di dipendenti e fornitori), avviare i pignoramenti presso terzi (sono i crediti dei clienti, Equitalia ha il potere di arrivare anche lì) e far partire le ganasce fiscali su auto e vani posseduti. Il “titolo di debito” è diventato immediatamente esecutivo. Se Equitalia, poi, si convince che c’è il “fondato pericolo” di perdere il credito, ha il mandato per recuperarlo in ogni modo: sequestrando una pensione, mandando un bene all’asta immobiliare e così via.
LOTTA PER SPOT
Il saldo finale di tanto agitarsi è il classico topolino partorito dalla montagna. Perchè i grandi evasori restano ben coperti. Un rapporto della Corte dei Conti rivela che, negli ultimi anni, la lotta all’evasione è apparsa più che altro come una resa all’evasione. Alla fine dell’iter, lo Stato incassa appena l’11% delle imposte evase “accertate” e soltanto l’1% se l’evasore non patteggia con il fisco. L’indagine in questione riguarda il periodo 2006-2009, in cui sono stati effettuati 1.445.892 controlli: il 95% si è concluso con l’addebito di evasione, per un totale di 71 miliardi di euro, che salgono a 75 con le sanzioni. E quanti ne sono stati recuperati realmente? Uno scarso 10%. Su 100 euro di imposte evase accertate, alla fine lo Stato ne chiede agli evasori solo 51. Le pretese originarie vengono praticamente dimezzate. Motivi: sconti dei “patteggiamenti”, rateizzazioni, lunghezza dei contenziosi. E recupera appena qualche briciola.
MORIRE DI TASSE
Talvolta la spietatezza del meccanismo di Equitalia, che quando viene attivata non ha alcun margine di discrezionalità “caso per caso”, ha provocato conseguenze molto gravi. Non è detto infatti che tutti siano attrezzati a sostenere il forte stress emotivo che l’arrivo di una cartella esattoriale o la notizia di un’ipoteca sulla casa possono provocare. Di qui il dramma sociale di migliaia di famiglie. Come quello che ha colpito gli ultimi mesi di vita di Mauro Bordis, 58 anni. Per 6 mila euro gli avevano ipotecato casa e tolto i fidi. Bordis è morto d’infarto mentre lottava contro le cartelle di Equitalia. Casi come questo ce ne sono purtroppo parecchi, tant’è che molti cittadini hanno preso ad aggregarsi in associazioni e comitati. È accaduto a Cagliari, ma anche a Vicenza e a Napoli. Per non parlare di Roma. Sono nati comitati come l’Avis: acronimo dell’Associazione vessati italiani solidali, niente a che vedere con i donatori del sangue. Ma la lista sta diventando lunga, molto lunga.
COME TUTELARSI
Difendersi da eventuali eccessi o errori di Equitalia si può. Ma non è facile e, soprattutto, non è alla portata di tutti riuscire a combattere ad armi pari con chi è stato dotato dal governo di strumenti straordinari per contrastare – con scarsi effetti, come abbiamo visto – la grande evasione fiscale. Appena arriva una cartella di Equitalia, la prima cosa da fare è recarsi nella sede più vicina dell’ente per capire esattamente la natura delle contestazioni. Se gli estremi della “cartella” non sono chiari, è bene rivolgersi a un’associazione di consumatori (come l’Adusbef o la Federconsumatori) e farsi assistere da un loro legale, soprattutto per evitare di perdere tempo prezioso per fare ricorso. Un tempo fondamentale. Anche per la salute.
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