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    20
    feb.
    2012

    A futura memoria

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    La miglior recensione su Sanremo non viene da un recensore di professione, da un’opinionista (come li chiamano orrendamente) o da un intellettuale (ammesso che esista ancora la categoria), ma da un semplice “intelligente”. Che ne dite?

    Intervista a Gianni Boncompagni di Malcom Pagani per Il Fatto
    “Devo essere gentile? Sanremo è deludente. Potevano osare di più. Mancano trovate, ritmo, invenzione”.

    Suggerimenti, Boncompagni?
    Per risollevare quest’agonia sarebbe servito un colpo di genio. Un gesto situazioni-sta. Un presentatore che irrompesse nella melassa e nel disordine urlando: “Signore e signori, ecco a voi: Bin Laden”. Si immagina l’impatto?

    Francamente no.
    È perché lei, come tanti altri, non ha fantasia. Lasci fare a me che un po’ di tv la conosco. Fatti esibire questi quattro cantantacci e sgomberato il palco, i responsabili avrebbero dovuto convocare la solita compagnia di giro utile alla causa e alzare gli ascolti.

    Quale compagnia di giro?
    Il comandante Schettino, la ragazza moldava della Costa Concordia che, tra l’altro, è anche ballerina, lo zio Michele, l’intero cast di Avetrana. Il repertorio completo delle occasioni importanti. Sotto una fitta e finta nevicata poi, il gran finale. Una scazzottata tra Schettino e De Falco all’Ariston con il pubblico in delirio e Gianni Morandi in veste di paciere. La convince?

    Da mezzo secolo Gianni Boncompagni da Arezzo (“Scappai perché nella mia città non c’erano neanche i semafori”) provoca, indifferente al procedere delle stagioni. A maggio gli anni saranno 80. Troppi per immolare le gelide notti di febbraio sull’altare del Festival: “Ho scorto qualcosa qui e là, ma me ne frega poco, per non dire quasi niente. Neanche una cenetta con gli amici ho organizzato quest’anno, pensi”. Abbastanza per abbracciare senza diserzioni l’ironia di ieri.

    Giudizio generale?
    Una barzelletta spenta. Un disastro di noia e provincialismo. Anzi è l’Italia tutta a essere una città di provincia e Sanremo ne è solo la metafora distorta e amplificata. In giro si parla più delle mutande di Belén o della sua farfallina sull’inguine che di qualunque crisi della finanza mondiale. E poi parlano di evoluzione del mezzo, di linguaggi televisivi, di sperimentazione. Lasciamo perdere.

    Sanremo non si evolve?
    Interrogarsi sulle mutande di una ragazza non rappresenta un’evoluzione. A Sanremo latita ogni cosa, a partire dalla comicità. L’altra sera mi hanno indicato Papaleo. “È un attore, una novità” mi hanno detto. Mi sono fidato. Peccato che nonostante si agitino, lui e i suoi colleghi non facciano ridere mai.

    Mai?
    Proprio mai. Si ride di più di fronte alla sentenza di un pretore. Gliel’ho detto. Non funziona niente, neanche il sistema di voto.

    Dell’intervento di Celentano cosa pensa?
    L’ho ascoltato parlare di Avvenire e Famiglia Cristiana, di chiusura di giornali e di Dio e sa cosa mi sono chiesto?

    Se l’avesse convinta?
    Macché. Mi sono domandato come mai nessuno in questi decenni avesse detto a Celentano che Dio non esiste.

    Il suo monologo sembra aver scosso la Rai.
    Tutti o quasi sapevano cosa avrebbe fatto, ma nessuno ha detto nulla in anticipo perché gli spazi pubblicitari che gli nuotano intorno valgono centinaia di migliaia di euro, quei soldi fanno comodo e in Rai non c’è una lira. Il business è quello. Creare l’evento e poi monetizzarlo. Inutile rinunciare a qualsiasi forma di controllo e poi stupirsi la mattina dopo. Gli hanno dato carta bianca. Potevano intuire le conseguenze.

    Quindi?
    Hanno fatto finta di niente perché nella Rai di oggi, come nel paese, c’è un vuoto di potere. Vista l’anarchia organizzativa, per movimentare il quadro, Celentano avrebbe potuto presentarsi sul palco con un fucile mitragliatore. Sarebbe stato più originale e forse i dirigenti Rai sarebbero stati premiati da un paio di punti di share, ma come le ho detto prima, a quel punto, meglio Bin Laden.

    Invece?
    Abbiamo avuto Adriano, ma la presenza di Celentano non è all’altezza dell’assenza.

    Della conduzione di Gianni Morandi cosa possiamo dire?
    E cosa posso dire? Morandi fa Morandi. Da sempre. Valutarlo duramente per Sanremo sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Mi pare inutile. Cerchi di capire, Gianni è mio amico da 30 anni.

    Non le è piaciuta neanche Patti Smith?
    Come no, tantissimo. È stata una rivelazione. Abbiamo finalmente scoperto che Patti Smith è un uomo. Ora le faccio una domanda io.

    Prego, Boncompagni.
    Quando esce l’intervista?

    Di qui a poche ore.
    Che meraviglia, ci siamo fatti un altro po’ di amici. La saluto.

    Postato da Redazione
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