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    01
    feb.
    2012

    Art.1 della nuova Costituzione: l’Italia è una Repubblica fondata sul gioco d’azzardo

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    E' la terza industria in Italia, non conosce crisi e aumenta ogni anno il suo giro di affari, ma quale ruolo gioca lo Stato in "azzardopoli"?
     
    E' la terza industria in Italia, non conosce crisi e aumenta ogni anno il suo giro di affari, ma quale ruolo gioca lo Stato in "azzardopoli"?

    Tutto sul gioco d’azzardo nella puntata di lunedì scorso a Brontolo

    Un ultimo dato: i concessionari privati debbono allo Stato 98 miliardi di penali non pagate, per le slot in concessione. Una storia cominciata nel 2005/2006 e riguardante gli anni fino ad allora, una cifra enorme. Una volta e mezzo la Finanziaria di Monti, una cifra che fa impallidire le pur meritorie recenti sortite della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate contro i Grandi e Piccoli Evasori. Ancora non li pagano e c’è una battaglia presso la giustizia amministrativa per questi soldi. Potete immaginare quanto c’entri l’osmosi della politica e quindi del legislatore prima nell’affidamento di queste concessioni (cfr. governi di destra e di sinistra, per es. con il Bingo…), poi appunto nella mancata presa di posizione nei confronti di queste colossali penali. Dal governo Monti ci si aspetta decisione e chiarezza, giudiziaria e legislativa: altrimenti il Paese uscirà rovinato del tutto dal Casinò Italia che siamo diventati (ci hanno fatto, spinto o anche solo permesso di diventare).

    L’hanno chiamata da sempre la tassa sulla povertà, quando non era addirittura, come in molti Paesi del Terzo e Quarto Mondo già negli anni ’60, la tassa sulla miseria. Adesso nella peggiore crisi dal secondo dopoguerra l’Italia si misura con la febbre del gioco, che sta diventando rapidamente un tumore sociale. Vi do qualche numero, preso per lo più dal recentissimo dossier redatto da Daniele Poto per “Libera”, di Don Ciotti, dal significativo quanto ovvio titolo di “Azzardopoli”.

    A quanto ammonta la manovra “lacrime e sangue” del governo Monti per il 2012/2014? A 60 miliardi di euro. Bene. Nel 2011 il gioco d’azzardo ha avuto un giro d’affari di 76,1 miliardi, 15 miliardi in più che nel 2010 a testimoniare vistosamente un “trend” di crescita, anche in tempi di governo dei tecnici, cioè negli ultimi due mesi dell’anno. Siamo in crisi in quasi tutti i settori? Il gioco, che è la terza industria italiana dopo Eni e Fiat, oltre 120 mila addetti ai lavori e 5000 aziende collegate direttamente o per l’indotto, si è quintuplicato in 8 anni. Abbiamo serissimi problemi in fatto di scuola e sanità, due settori nei quali non si scherza per il futuro e per il presente del Paese? I 76,1 miliardi di cui sopra sono 8 volte di più di quanto si spende per l’istruzione e il doppio del denaro che le famiglie spendono per la salute.

    La spesa mensile di oltre 800 mila italiani “gioco-dipendenti” è in media di almeno 600 euro, che ognuno può confrontare con gli stipendi, o le pensioni. I giocatori del Tricolore a rischio superano i 2 milioni. Questa meravigliosa industria ha un fatturato sedici volte superiore a quello della mitica Las Vegas. Questi sono i dati di grana grossa, che ci piazzano ai vertici mondiali della spesa pro capite in questo settore, con tutte le conseguenze economiche, sociali e di ordine pubblico che i numeri si portano dietro: è evidente il piccolo dettaglio di come gioco d’azzardo legale e illegale siano interrelati, e il confine tra i due impallidisca sempre di più.

    E’ un fatto, secondo il dossier di Don Ciotti e le testimonianze delle Procure, che le cosche ormai abitualmente riciclino denaro comprando biglietti vincenti delle lotterie e pagando ai legittimi vincitori qualcosa in più per ripulire il loro capitale. Ed è un fatto che per esempio la capitale delle sale scommesse, delle video lottery e insomma di tutto il giro d’azzardo dove è concentrato il 12% delle slot machines italiane, cioè Roma, sia anche al primo posto per omicidi: l’obiezione sul dato che è la metropoli italiana più popolosa batte contro l’osservazione che in passato tale correlazione non esisteva. Negli ultimi mesi il Questore di Roma, Francesco Tagliente, ha disposto ispezioni amministrative in 71 sale da gioco nella Provincia, il 74% delle quali non era in regola con le norme di legge. Per esempio ci sono quartieri della capitale (294 sale solo a Roma e 50 mila slot machines…), quelli della cosiddetta “Città storica”, che in base al Piano Regolatore non potrebbero aprirne. Invece lo fanno, ci giocano minorenni incontrollati, cresce l’insicurezza e il “governo alternativo della territorio” da parte della criminalità. E ovviamente il mostro, che già si è affacciato nella nostra vita quotidiana e che dà spaventosi segnali di crescita, è il gioco on line. Questa è una sorta di terra di nessuno dove l’azzardo come malattia può fare silenziosamente sempre più vittime.

    Se si pensa che per far passare una serie di giochi e di lotterie, come il notissimo e pubblicizzatissimo “10 e lotto estrazioni ogni 5 minuti dalle 5 del mattino alle 24″, si è ricorsi al famigerato “decreto Abruzzo” del 2009  dopo il terremoto dell’Aquila per una ricostruzione ancora ignorata e usata ahimé come drammatico pretesto, il cui art.12 introduceva appunto una serie di nuovi giochi e lotterie, tra cui questa estrazione continua, si ha l’idea complessiva dello Stato Biscazziere. Che ha bisogno di denaro, certo, ma non mette in conto i tremendi costi sociali di questa esazione mascherata. Per esempio oggi i denari buttati in roulette e poker-cash virtuali sono pari a 6 miliardi e 167 milioni di euro, raccolti in 200 casinò on line. E come detto crescono vertiginosamente. Sapete (secondo “il SOLE 24 ore”) quanti ne ha incassati il Ministero dell’Economia nel 2011? Soltanto 28 milioni e 170 mila euro. Il resto è guadagno per i privati e per le dieci concessionarie che ne hanno acquistato i diritti (l’undicesima, afferma “Libera”, è naturalmente l’insieme delle mafie…).

    Postato da Redazione
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