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    18
    feb.
    2012

    Ci sono anche buone notizie: sentenza Eternit, il no alle Olimpiadi a Roma, l’Ici da far pagare alla Chiesa …

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    Una settimana di buone notizie, anche se la situazione è preoccupante e continuerà a esserlo, anche se il festival di Sanremo celebra la sua grande pagliacciata e viene discusso “come se” fosse davvero importante per la Nazione. Smarrita la radice nazionalpopolare, confinata a ultimo pretesto la sfida canora in un Paese “che non canta più”, elevato a potenza l’aspetto dell’Auditel a costo di qualunque celentanata in una corsa a chi è più furbo, diserbata ogni controprogrammazione sulle altre reti: e ancora stiamo qui a parlarne?

    Ma le buone notizie cui accennavo nel mio precedente articolo ci sono, eccome. Già lunedì la storica sentenza del Tribunale di Torino sulla strage dell’amianto, oltre 2000 morti, le condanne a 16 anni ai  due “padroni delle ferriere”, il risarcimento fissato a 100 milioni di euro alle parti civili, aveva dato un segnale che non si può dimenticare. Dopo la sentenza Thyssenkrupp, eccone un’altra ancora più vistosa e significativa perché legata a una situazione più subdola e purtroppo in divenire (sul pianeta, davvero una strage multinazionale), essendo la cambiale dell’amianto un tremendo capestro che continuerà a mietere vittime negli anni, con il picco previsto nel 2020. Certo, è solo il primo grado, certo, i due maggiori imputati proprietari della multinazionale Eternit, di cui uno, il barone belga, è ultranovantenne, non si sono mai visti né erano in aula lunedì ad ascoltare il verdetto e a vedere le lacrime su tanti volti, certo, il rischio prescrizione è assai più di un rischio: ma intanto questa sentenza è una grande cosa a livello mondiale. Fa testo giurisprudenziale, può varcare i confini, ha una valenza pilota.

    E spero che dia forza al Procuratore Aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, persona straordinaria cui gli italiani debbono tanto temo senza saperlo, nella sua logica e indifferibile richiesta di una Procura Nazionale che si occupi della questione ” morti sul lavoro”, un po’ come accade per l’antimafia. Sono tali e tanto gravi i problemi che è necessario un pool di giudici esperti del ramo e non una rotazione burocratica qualsiasi come accade e accadrebbe oggi. E del resto che sia una priorità la responsabilità civile dei magistrati votata intanto alla Camera invece che la suddetta Procura, la dice lunga sul rapporto tra magistratura e politica. La seconda soffre la prima, noi soffriamo certamente la politica e vorremmo una magistratura potenziata e trasparente. Dateci Guarinielli,al plurale, insomma. Questo mentre proprio oggi sono vent’anni dall’inizio di Mani Pulite con l’arresto del “mariuolo” Mario Chiesa, e un consigliere comunale del PD di Pomezia festeggia l’anniversario con il sorcio in bocca (leggi una tangente in busta da 2500 euro) … Se siete interessati trovate in internet una mia puntata di “Brontolo” dedicata al tema con Di Pietro in studio, del 6 febbraio scorso.

    Tornando alle buone notizie, il martedì c’è stato il Gran Rifiuto di Mario Monti – dicono all’unanimità del Consiglio dei Ministri anche se non v’è certezza di questo, anzi – nei confronti della candidatura di Roma per i Giochi del 2020. Perché una buona notizia? Perché l’abbiamo scampata bella, anzi assai brutta. Non ci sono i soldi, non ci sono le garanzie, i Mondiali di nuoto di Roma 2009 li abbiamo tutti spero ben presenti, le cricche erano a maggior ragione in agguato oggi come allora come sempre, è stata evitata una greppia che veniva fatta passare ingannevolmente come uno spot per l’immagine dell’Italia. Bravo Monti, segno forte di discontinuità dalle abitudini e dagli appetiti soliti. Se adesso appena possibile investirà in politica e in denari nello sport nella scuola, avremo anche la parte propositiva (a Londra piangono per i costi di questi Giochi 2012, e noi volevamo cadere nella trappola avendo le pezze dove sapete?).

    Il giorno dopo Monti ha annunciato che metterà mano all’Ici per le proprietà vaticane di natura commerciale, una delle prime richieste che gli erano state fatte. Se lo farà e presto, sarà un duplice segnale: pratico, ossia economico per le casse dello Stato giacché sono tanti soldi, ma anche simbolico in termini di equità e di novità se nessuno l’aveva fatto prima. Adesso fatemi pure passare per un tifoso di Monti, del cui governo resta tanto comunque da discutere e da criticare possibilmente non su commissione. Ma per favore non indugiamo in paragoni con Berlusconi o Bersani: anche per i pugili ci sono le categorie…

    Postato da Redazione
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    Cosmo Lucibello .
    21/02/2012 alle 23:32
    Caro Beha, anticipo, con fini di prevenzione, un argomento che potrebbe sembrare di quelli meritevoli di integrare l'elenco delle buone novelle, ossia la (presunta) stretta del governo contro l'evasione. Viste le anticipazioni delle misure che si intendono adottare si rivela un bluff.. Positivo, sicuramente, il ritorno all’elenco clienti/fornitori, ma quanto al resto.. L’inserimento in liste selettive di chi viene sanzionato per aver omesso l’emissione di scontrini o ricevute è già un parametro comunemente adottato; i provvedimenti previsti in materia di accertamenti basati sugli studi di settore sono acqua fresca, considerato il fatto che per ormai consolidato orientamento giurisprudenziale lo studio di settore in sé costituisce solo un elemento dal quale è possibile far scaturire ulteriori attività di controllo, in assenza delle quali e senza tangibili elementi di prova non si può dar luogo ad accertamento, al punto che ormai da tempo le attività di controllo basate sugli studi di settore (falsati ab origine dalla inattendibilità dei dati dichiarati dalle varie categorie di soggetti ad essi sottoposte) si sono ridotte. Nessuna novità anche in materia di cessazione delle partite IVA inattive, già da tempo l’Agenzia delle Entrate monitora la situazione. In buona sostanza, fumo negli occhi. L’impulso vero alla lotta all’evasione avrebbe potuto venire solo da un aumento significativo di controlli basati sul c.d. “redditometro” e sulle indagini finanziarie. L’orientamento dell’Agenzia delle Entrate, invece, del resto già ben chiarito lo scorso anno e reso esplicito dall’assetto assunto a seguito della sua “riorganizzazione”, è quello di dare maggiore rilievo ai “controlli formali”, dai quali proviene la maggior parte degli importi accertati e riscossi. Benché venga spacciata per tale, non è un’attività di contrasto all’evasione propriamente detta perché, fondamentalmente, consiste nella correzione degli errori commessi dai contribuenti in sede di dichiarazione; ovvero, come accade spesso nel caso degli accertamenti parziali automatizzati, nel recupero di somme dovute da contribuenti che hanno avuto più redditi da più datori di lavoro e che - generalmente per ignoranza - hanno ritenuto già assolti in busta paga gli obblighi fiscali, senza tenere conto del fatto che i redditi avrebbero dovuto essere cumulati con conseguente passaggio ad uno scaglione di imposta più alto. Si tratta, comunque, di persone che o hanno presentato la dichiarazione sbagliando o non lo hanno fatto ma in buona fede, e prova ne è la scarsissima incidenza del contenzioso in materia, stante la naturale propensione di questi contribuenti a pagare quanto dovuto (l’Agenzia, con stucchevole e provinciale sudditanza agli anglismi la definisce “tax compliance”..). A tali attività di recupero l’Agenzia ha adibito buona parte del proprio personale, anche quello che per anni è stato impegnato nella lotta all’evasione vera e che si è trovato riciclato in tal modo spesso per mere ragioni geografiche e/o logistiche, dal momento che le attività di controllo “sul campo”, le verifiche e gli accertamenti da esse conseguenti, sono diminuite di circa il 40% e sono state concentrate nelle direzioni provinciali, mentre gli ex autonomi uffici locali, che garantivano con efficacia (sono i dati a dimostrarlo) il presidio del territorio sono stati dirottati sulla c.d. “assistenza ai contribuenti”. Paradossalmente, l’indifferenza che i media hanno dimostrato per l’attività di Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza nel corso degli anni, unita a una diffusa impreparazione in materia e scarsa conoscenza delle realtà operative, ha fatto sì che i recenti blitz condotti in alcune rinomate località, di fatto semplice routine, siano stati ritenuti emblematici di un incremento dell’azione di contrasto all’evasione che, in realtà, si è drasticamente ridotta. La “cassa”, in buona sostanza, si fa sul controllo formale che, da un lato, consente di non pestare calli da tutelare (…); dall’altro risulta meno impegnativo, considerato che, ad esempio, un pensionato al quale l’INPS ha erroneamente erogato il bonus fiscale e che non lo ha restituito (non essendosi nemmeno accorto di aver ricevuto quei quattro spiccioli), pur tra mille difficoltà pagherà con la sua miserrima pensione il debito nei confronti dello Stato (con interessi e sanzioni), magari anche mortificandosi perché riterrà, nella sua genuina “ignoranza”, di essere un “evasore”… La lotta all’evasione, quella vera, è un’altra cosa. Cordiali saluti Cosmo Lucibello

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