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    24
    feb.
    2012

    Il piacere di essere behoti

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    di Riccardo Bocca, da l’Espresso Blog
    bocca.blogautore.espresso.repubblica.it

    Dovessi pagare dieci euro in più di canone Rai, lo farei molto volentieri se in cambio mi si garantisse che ad Oliviero Beha verrà affidata una trasmissione in prime time, con accettabili denari a disposizione e con l’impegno di promuovere quell’appuntamento con il massimo della generosità.

    È proprio il caso che finisca, infatti, al più presto e senza troppi distinguo, l’isolamento catodico che è stato costruito attorno a questo giornalista, colpevole -neanche per sua volontà, credo, ma per bestiale marchio caratteriale- di essere fedele nei secoli al gusto della cronaca, della polemica, e dell’opinione ferocemente onesta.

    Se ne facciano una ragione i vari direttori, sottopancia, capistruttura e cialtronoidi di viale Mazzini, sempre pronti a moraleggiare in privato ma assai prudenti sulla scena pubblica: Beha non si compra, non si mitiga, non si blandisce. Ed è squallido che proprio questa, che dovrebbe essere una medaglia, una barriera frangiflutti contro il degrado del se(r)vizio pubblico, sia diventata una fatwa.

    Necessario, per capire la questione, è imbracciare il telecomando alle nove di lunedì mattina, e assistere su Raitre alla trasmissione “Brontolo”, dove per cinquanta minuti l’orso Beha -che nulla mai concede al mezzo televisivo, abbracciando l’antipatia come strumento mitigatorio della vanità- può esibirsi nei suoi numeri preferiti.

    La scorsa puntata, per esempio, inquadrato a piena faccia dalla telecamera, ha soavemente annunciato di prima mattina che il tema della puntata sarebbe stato la prostituzione, della quale si è poi ragionato come si dovrebbe ragionare sempre: con concretezza e reattività.
    Il che significa, ad esempio, che il conduttore alza uno via l’altro problemi poco domestici, in tv e a quell’ora, come ad esempio quello di chi è immerso in un handicap, e trova strepitoso godere tra le braccia di una donna pagata, o anche il sacrosanto quesito sulla possibilità -non solo legislativa, ma anche eticomorale- di considerare l’orgasmo in vendita una professione lecita, legale, e dunque tassabile.

    Tutte questioni, s’intende, che dovrebbero essere passaggi obbligati anche se il conduttore fosse un altro, e non Beha. Ma lui di fatto, con carisma che a certi appare quasi eccessivo, impone ai propri ospiti un rigore geometrico; una partitura dove i lazzi e i mazzi lasciano spazio all’essenza delle questioni, inquadrate quando serve dalle repliche del conduttore.

    Persino Lady Santanché, in quel bunker disciplinato, ha saputo martedì essere convincente, rispettosa delle sue stesse convinzioni. E il perché è scontato. Davanti aveva un uomo perbene, un professionista che non sorride al pubblico per pietire ascolti, ma per rivolgere un pressante e democratico invito: «Chi vuole, s’informi!».

    Guarda la puntata

    Articolo originale
    http://bocca.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/02/23/il-piacere-di-essere-behoti/

    Postato da Redazione
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