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    29
    feb.
    2012

    Le telecamere dei Tg riprendono il karakiri dei No-Tav

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    immagine 1

    I Tg di mercoledì 29 febbraio – La Val di Susa ha fatto – suo malgrado – l’en plein delle aperture e incassato tutte intere le cedole del discredito universale da quanti – i Tg  Mediaset – sono storicamente schierati per la Tav, ma anche dalle testate  più aperte a  rappresentare le ragioni delle proteste, e che nei giorni scorsi hanno invitato alla ripresa del dialogo. Il “monologo” del faccia a faccia, con le aggressioni verbali, le provocazioni basse e volgari del contestatore valligiano al carabiniere, è un documento ineludibile anche per chi simpatizza con la sollevazione delle popolazioni contro l’alta velocità. Nell’economia della società della comunicazione, quelle offese – seguite dalla “spedizione punitiva” contro chi le aveva riprese -  pesano come se non di più di una molotov contro un blindato o il danneggiamento di un bancomat.  Un vero autogol. Qualcuno – Tg 5 e Studio Aperto- si tuffa nel piatto ricco, giungendo all’assurdo di andare a stanare moglie e figlio dell’inqualificabile 28enne che ha riempito di insulti il carabiniere 25enne, rimasto apparentemente impassibile. Ma al di là di questi eccessi, TG La 7 e Tg 2 richiamano non a sproposito il Pasolini del ’68 che si schierava a fianco dei poliziotti e contro gli studenti di Valle Giulia.

    Le immagini  che hanno dominato web e Tg nelle ultime ore stanno conseguendo anche un altro risultato: stendere un velo pietoso sull’assenza della politica, su questo “non sporcarsi le mani” con un vicenda che presenta profili sociali e sociologici che qualcuno dovrebbe comunque incontrare e interpretare. I “compitini” di Alfano e Bersani su Tg 1 che – come in un asettico lancio d’agenzia di tre righe – ribadiscono il no alla violenza ed il sì alla tav, appaiono a noi altamente insufficienti. Tg 3 coglie questa carenza, e si chiede retoricamente se la politica debba fare qualcosa.
    Ma l’assenza della politica e anche del governo sulle questioni che non sono direttamente o meno legate allo spread e al risanamento finanziario, non vale – lo abbiamo notato nello “specchio” dei Tg -, solo per la tav. Nelle utile 72 ore la Fiat “si è fatta viva” con la vicenda della bacheca dell’Unità negli stabilimenti Marelli, con la previsione della chiusura di 2 stabilimenti e con la minaccia di abbandonare l’Italia “ se non “ maturano certe condizioni. Il tutto nel silenzio generale, o quasi. Nel commento abbiamo ripreso questa argomentazione – che cela anche una forte preoccupazione – dall’intervento odierno di Ezio Mauro in riunione di redazione a  La Repubblica.

    Alberto Baldazzi


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    Il Commento di Ezio Mauro, Direttore de La Repubblica.
    (Da Repubblica.it)

    “(…) Oltre alla Tav l’altro problema è quella della Fiat. Sembra quasi un caso che capiti tutto nella stessa regione, il Piemonte. Noi abbiamo assistito in pochi giorni prima ad un intervista di Mucchetti del Corriere, dove Marchionne ha affermato: “Chiuderò due stabilimenti in Italia, ma non so ancora dire quali”. Già questo avrebbe richiesto che la politica alzasse un dito, dicendo: “Forse ne dobbiamo parlare”, ma ieri c’è stata un’altra dichiarazione dell’Amministratore Delegato della Fiat che ha detto “Noi resteremo in Italia soltanto a certe condizioni”. Una dichiarazione di questo tipo rende obbligatorio l’intervento del governo. Dopo una simile dichiarazione il governo chiama e dice: “Può venire mercoledì pomeriggio a Palazzo Chigi che discutiamo un momento di quali sono queste condizioni? E discutiamo pure della strategia che ha in mente, che riguarda il lavoro, il disegno industriale del Paese, il futuro di un’area importante come il Piemonte o della altre aree, visto che non si sa se ad entrare in gioco per essere chiuso sarà Mirafiori o qualche altro stabilimento”. Il governo non può tirarsi fuori da questo tipo di partite, che lo interpellano direttamente. Dirò di più: lo interpellano tecnicamente e direttamente. Lo interpellano come governo legittimo del Paese. Se non si vuol essere soltanto il governo dei numeri non si può avere il paraocchi e guardare soltanto al saldo imposto da Bruxelles e Francoforte. Siamo – va ripetuto – tutti consapevoli di quanto è importante lo sforzo del governo, ed anche l’opinione pubblica, stando ai sondaggi, capisce ed è intenzionata a sostenere questo sforzo per uscire dall’emergenza. Ma questo discorso sarebbe monco se l’azione del governo si fermasse a questo”.

    Va poi sottolineato che alla mancanza di un intervento del governo si somma la mancanza della politica. La politica non ha nulla da dire nel caso della Tav e nulla da dire nel caso della Fiat? E la sinistra? La sinistra, il sindaco di Torino, il presidente della Provincia, il segretario del Pd non hanno nulla da dire? Gli spazi vuoti, in qualche modo, vanno riempiti. Non è che suonerà un’ora X in cui la politica potrà tornare a parlare perché si sente commissariata o, in qualche modo, messa fuori gioco dal governo. La politica può svolgere la sua funzione oggi. Può recuperare la fiducia dei cittadini intervenendo sui problemi concreti, tanto più se il governo li lascia aperti questi spazi. Sembra infatti che la scala di priorità del governo, salvo l’emergenza economica/finanziaria, non sia del tutto in fase con in problemi che ci sono nel Paese. È quindi nostro compito anche stimolare la politica ad intervenire e a dare queste risposte”.


    Dati auditel dei TG di martedì 28 febbraio

    Tg1 – ore 13:30 4.497.000 24,75% ore 20:00 6.371.000 23,31%.
    Tg2 – ore 13:00 3.058.000 18,41% ore 20:30 2.693.000 9,20%.
    Tg3 – ore 14:30 1.949.000 11,64% ore 19:00 2.685.000 13,69%.
    Tg5 – ore 13:00 3.734.000 22,15% ore 20:00 5.615.000 20,52%
    Studio Aperto – ore 12:25 2.321.000 17,17% ore 18:30 1.286.000 8,21%.
    Tg4 – ore 11:30 541.000 7,90% ore 19:00 1.032.000 5,22%.
    Tg La7 – ore 13:30 992.000 5,44% ore 20:00 2.464.000 8,94%

    Fonte: www.tvblog.it

    Postato da Osservatorio TG
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