• Biografia
  • articoli
  • rubriche
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > Indietro Savoia > articoli > Ma davvero lo spauracchio è l’art.18? Oppure dietro...
    25
    feb.
    2012

    Ma davvero lo spauracchio è l’art.18? Oppure dietro c’è sempre e soltanto una lotta di potere?

    Condividi su:   Stampa
    Riforma dell'articolo 18

    Sono già intervenuto due mesi fa sull’art.18, quando ci fu il tiritera “dal sen fuggito” del Ministro Fornero. Ci torno oggi, a due settimane dalla manifestazione che per esso e intorno ad esso organizza a Roma la Cgil, il 9 marzo, e mentre si tirano le somme sui primi 100 giorni del governo Monti. Elenco alcuni punti schematici per mettere a fuoco la questione, naturalmente dal mio modestissimo punto di vista.

    1) Il lavoro in Italia non c’è più, nel senso che parlano i numeri soprattutto per i giovani. E’ la prima voce da tenere in conto. Ma la crisi è internazionale, di sicuro europea. Qualcuno ha intenzione di sottoporre a revisione un modo di produzione e un sistema, quello capitalistico, che ha generato questa situazione?

    2) La crisi non nasce oggi ma è un processo che viene da lontano. Da quanto tempo per esempio lavoro e salario/stipendio non vanno insieme, nel senso che non si rispecchiano l’un l’altro? Da quanto tempo, e prima che scomparisse il lavoro, è stata polverizzata la dignità del lavoro? E in questo quali sono le responsabilità della politica, dei “padroni”, dei sindacati, dei media ecc.?

    3) La crisi è un’occasione per rivedere un po’ tutto o si tratta “solo” di mettere pezze a colori (più o meno sbiaditi) al meccanismo inceppato senza alcuna garanzia che presto o tardi (presto…) si sia di nuovo da capo a 12 ?

    4) L’art. 18 è soltanto una garanzia per i lavoratori o in realtà è contemporaneamente un indicatore sociale e un termoregolatore di come si intende e si gestisce il lavoro dipendente? Detto in altro modo: l’art. 18 riguarda solo i lavoratori interessati delle aziende contemplate da esso oppure riguarda tutti noi e la temperatura sociale e culturale in cui viviamo e/o vorremmo vivere?

    5) E questo senza punti interrogativi. L’art. 18 è articolato sull’impossibilità di licenziare senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti, quindi è un freno all’arbitrio padronale che deve passare per le decisioni di un giudice. Casomai dunque uno dovrebbe discutere di che cosa si consideri “giusta causa” e non un sacrosanto diritto acquisito. Qualunque altra interpretazione di detto articolo è falsa e cambia le carte in tavola “tirando la giacchetta” da una parte o dall’altra.

    6) Da quando si è aperta o riaperta la questione dell’art.18, molti degli attori politici di questa piéce sembrano lasciar credere all’opinione pubblica che tale questione sia prioritaria. Potrei fare, io come chiunque, un’elenco di altre priorità in questo disgraziatissimo campo, anche solo per dimostrare che questa urgenza, su un punto così delicato, non c’è.

    7) Allora perché, brandendo il tema, la politica viene spaccata dalle varie posizioni? L’ultimo in ordine di tempo (a meno che mentre scrivo non si sia svegliato qualcun altro…) a essersi schierato con il governo contro il tabù dell’art.18 è, nel Pd, Veltroni con un suo seguito. Credete che davvero il punto sia l’art. 18 come spauracchio o non piuttosto il suo uso strumentale e la tempistica di detto uso appunto per “spaccare” la politica?

    8) E se fosse così, non sarebbe l’ennesima dimostrazione che non importano lavoro, lavoratori, precari, disoccupati, dignità, clima sociale ecc. bensì sempre e soltanto una lotta di potere, sia piccolo oppure grande?

    9) Lo so, convenirne non è una gran consolazione specie per chi rischia di perdere “anche” questa salvaguardia. Ma se sempre più persone acquisissero consapevolezza in un Paese imbarbarito e distratto, non ci sarebbero più chances di cambiarlo?

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    6
    Lascia un commento
    nikopxrda .
    17/03/2012 alle 15:02
    uPUhlp xytdogvhzwak
    lmjqrott .
    15/03/2012 alle 22:31
    I8dT9b , [url=http://saedhhpebsbq.com/]saedhhpebsbq[/url], [link=http://yxclwrfisxsq.com/]yxclwrfisxsq[/link], http://mycnkvmkceoc.com/
    jhuzwn .
    15/03/2012 alle 18:07
    dim2MG yifgockzpyxh
    Pedro .
    15/03/2012 alle 11:00
    In realtc3a0 mi incuriosiscono molto.Certo, ad aver avuto un po' prima la lista dei mieartali e ad aver scoperto un po' prima cosa sono i regoli mettevo sotto il nonno (mio papc3a0) a farli in legno. Sarc3a0 che c'ho la fisima dei mieartali naturali Dopo una breve indagine condotta fra alcuni dei cervelloni (detto col massimo rispetto) che bazzicano fra questi post ho concluso che non esiste nessuna relazione fra l'uso dei regoli in prima elementare e la comprensione della/passione per la matematica. Insomma, non posso dare la colpa nemmeno a questo umpf
    Emanuele66 .
    26/02/2012 alle 13:42
    Io lavoro in una ditta di meno di 15 dipendenti, in un certo senso non sono parte coinvolta anche perché quando ci fu da votare per il referendum che estendeva le garanzie anche a quel tipo di aziende, TUTTI GLI ALTRI ITALIANI assai solidalmente se ne andarono al mare, invece di votare anche NO, almeno per un fatto di civiltà. Vabbè, come si dice: siamo in italia, i problemi sono sempre "degli altri". In ogni caso bisogna ammettere che la cosiddetta "facilità di licenziare" non corrisponde a risolvere l'equazione "più impresa meno vincoli = più ripresa e sviluppo", basta un'osservazione banale: gli USA hanno una tutela dei lavoratori abbastanza ridicola (sebbene le "minimal wages" siano previste a termini di costituzione), i loro sindacati sono famosi per contare assai poco: il lavoratore americano ha pochissimi giorni di ferie, una scarsa (ancora) tutela della malattia, della maternità, insomma: è il prototipo del lavoratore "flessibile" eppure la nazione compete con l'Italia per le dimensioni del debito pubblico in relazione al PIL. Dal lato opposto, LA GERMANIA riconosce mediamente 8 gg in più di ferie IN PIÙ RISPETTO A NOI, ha un'orario lavorativo settimanale mediamente inferiore al nostro (magari cominciano anche alle 7 ma provate un pò a telefonare in germania, il venerdì pomeriggio, vedete se trovate qualcuno, PROVATE A STRAPPARLI DALLA PAUSA CAFFÈ..alle 9..) ed è il PAESE CHE IMPONE REGOLE AGLI ALTRI. La Germania ha un sistema di tutela sociale ESEMPLARE mentre da noi c'è LA FAMIGLIA, essenzialmente E POI BASTA.
    Antonio71 .
    26/02/2012 alle 02:43
    Negli ultimi vent'anni c'è stato un progressivo spostamento della ricchezza dalle tasche di molti, che si sono impoveriti, a quelle di pochi che si sono arricchiti; Fornero senza "la" se la cava coi numeri, no? Prendesse una qualunque grande azienda e verificasse il divario fra guadagni dei manager e salario medio degli operai. Ricchezza non se n'è creata, anzi; ora siamo pure in recessione. Ergo trattasi di iniqua redistribuzione. La battaglia ideologica sull'art.18 mostra l'intenzione di tradurre ciò sul piano dei diritti; chi è potente DEVE poter licenziare un morto di fame. Concordo in toto con te: è lotta di potere.

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook