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    14
    feb.
    2012

    Quando l’Airone non è Passera

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    Per una sera avrei voluto essere zambiano, festeggiare e congratularmi con uno sceneggiatore divino. Nel 1993 nei pressi di Libreville, in Gabon, cade l’aereo con la Nazionale dello Zambia, destinata probabilmente a far buona figura in Coppa d’Africa.

    Nel 2012, ier l’altro, per la prima volta la Coppa d’Africa viene vinta dallo Zambia, a sorpresa, a spese della Costa d’Avorio ben altrimenti famosa fosse anche solo per Drogba. Dove?A Libreville. E la vince ai rigori, dopo che il summenzionato eroe eponimo ivoriano aveva sbagliato un penalty durante i tempi regolamentari, e nessuno aveva segnato neppure in quelli supplementari in un match teso e scadente come capita assai spesso in circostanze del genere. E non bastano i 5 per parte di prammatica: tra errori e sospiri, disperazione ed enfasi se ne tirano altri. Saranno 15 in totale, con lo Zambia campione: e sì, ci sarebbe da essere zambiani per una notte, anche perché un Paese giovanissimo forse celebra i simboli e vi si si immedesima con un altro animismo, come se fosse un sogno e quindi più vero del vero.

    Per trovare qualche faccenda di cuore qui da noi in una domenica in saldo di partite causa “blizzard” (chi sa se ancora oggi si trovano presidenti di A che chiedano di acquistarlo come accadeva un tempo per “l’amalgama” preteso dagli allenatori?), bisogna fare capolino al Meazza e poi allo stadio di Bergamo. Sulla ruota di Milano esce il Novara con il suo airone, che non è Passera bensì Caracciolo, così che chi ha puntato sull’ultima in classifica possa riscaldarsi le manine infreddolite… Mondonico festeggia la sua praticità e la sua voglia di vivere messa a dura prova in questi ultimi anni da un malaccio, dispone la squadra a coprire almeno metà campo e qualche folata in più, aspetta l’Inter come a dire “se segnate bene, altrimenti è comunque zero a zero”, che non sarà einsteiniano ma funziona.

    Se poi l’Inter non è cattivissima,è sfortunata, non raccatta rigori di cui uno almeno sacrosanto, allora c’è spazio per Caracciolo e finisce come è finita. Sono certo che sul piano della carica agonistica l’emotività esistenziale del “Mondo” sarà stata un notevole propellente, quasi da cuore a cuori, presumo però che anche l’impegno del presidente del Novara alla vigilia, cioè “se vi salvate vi do un milione in più da dividervi”, non sia dispiaciuto del tutto alla ciurma.

    A volerlo leggere metaforicamente (quindi senza associazioni improprie di nomi e circostanze), si può pensare a un “giocate di più e scommettete di meno”, oppure “correte e vi sarà dato” o altri moniti simili. Non sarebbe male se potessimo ricominciare a vedere le partite “come se fossero vere” , specie in un momento in cui l’autenticità del tutto fa acqua o neve. Vedete, come per Calciopoli su Scommettopoli verifico le mie tesi sul campo.Delle notizie. E nero su bianco. Quando scoppiò l’ultimo bubbone, nell’estate scorsa, da un lato me la presi con la giustizia sportiva insabbiatrice, dall’altro paventai che la Procura di Cremona avesse ragione lasciando filtrare che il bubbone era in realtà una pestilenza da serie A.Come   sia andata nei mesi successivi e nel silenzio mediatico per non “bruttare il brand pallonaro”, lo sapete.Poi sempre qui, su queste colonne, sono tornato alla carica dicendo che forse l’unico motivo per cui sarebbe stata tenuta “bassa” tutta questa vicenda, poteva essere che l’Italia di Monti non si può permettere la deriva dell’arma di distrazione di massa più efficace.Staremo a vedere.E sempre per offrire materiale di esame e di confronto con i fatti, magari facendo uno sforzo per capire prima che arrivino i verbali nel merito, qui esterno ancora. Vi pare possibile che in questo scandalo c’entrino gli scommettitori, i “truccatori” cioè i giocatori coinvolti, i faccendieri del ramo e non i club? Intendo nessun club? Perché coi giocatori la giustizia sportiva può anche “scherzare”, ma un eventuale coinvolgimento di qualche club sarebbe funesto per il sistema. Dunque c’è qualcuno che vuole sapere un po’ più di verità, o faremo come nell’altro caso?

    Tutto ciò mi riporta allo stadio di Bergamo, lasciato in sospeso.Trovo tracce di grande passione applicata nel ricordare da 15 anni ogni 12 febbraio la morte di un ragazzo delle giovanili dell’Atalanta,perito in un incidente stradale con la sua ragazza: è qualcosa che ha un filo rosso con lo Zambia,la stessa Libre-ville della tragedia e del trionfo, la vittoria che sublimina la memoria ecc.Come  , rovesciando la clessidra, ci troviamo allo striscione orobico (non è una paro-laccia, si dice così da sempre) che dice a Doni e alle sue magagne scommettitrici “Cristiano, fottiti!”.Sempre di passione, anche se tradita, si tratta.    Nel frattempo l’Udinese gioca bene quasi come contro la Juventus, prima di Natale,e nessuno si giocherebbe un nichelino su un Milan orfano di Ibra e decisamente sottotono anche se ha il complesso di giocatori migliore in circolazione: poco ritmo, una pericolosità da prefisso telefonico, lentezza in difesa contro un uomo solo, anche se geniale, tal Totò.

    Poi all’Udinese gira tutto storto, perde Isla per l’intiera stagione, esce Di Natale scazonte e invece di difendere aspettando si butta avanti.Morale: il giovane egiziano dalla capigliatura scolpita prima crea confusione favorendo Maxi Lopez e poi fa un gol meraviglioso per coefficiente di difficoltà.Nove volte su dieci quel pallone anche i bravi lo tirano in cielo. Così la Juve non si annoierà, si preoccuperà perché per la proprietà transitiva il Milan fa più punti, cioè perde e vince e loro pareggiano, si disporrà al campionato a rate per i recuperi che ha sostituito il torneo-spezzatino dispiegato per la tv.Ma che importa, stasera sono zambiano…

    Postato da Redazione
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