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    08
    mar.
    2012

    Al funerale di Lucio Dalla anche le esequie della ragione, del buon gusto e (forse) dell’ipocrisia

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    Contravvengo a ciò che figura nel “post scriptum” del mio ultimo articolo dedicato alla Tav/No Tav in Val di Susa. Non avrei scritto in morte di Lucio Dalla per lasciare liberi alcuni centimetri quadrati sul suo catafalco… Come spesso, la realtà ha però superato ogni immaginazione e quindi mi smentisco subito. Al catafalco di Dalla e ai suoi funerali è stato dato un assalto mediatico gigantesco. Era prevedibile. Sono cerimonie che si “vendono bene”.

    Artista di valore, voce e musica di più di una generazione, esemplare di “cultura popolare” (cfr. quello che ha scritto su “Il Messaggero” Luigi Manconi) che fondeva alto e basso come raramente capita ecc. Ma il dosaggio e il modo di questo assalto al catafalco forse non erano previsti. E’ stata una corsa a gridare fisicamente con la presenza mediatica e verbalmente in tutte le maniere “c’ero anch’io”, ossia l’ho conosciuto anch’io, mi ricordo di quando abbiamo preso un caffè insieme, l’ho intravisto in un camerino eccetera eccetera.

    Per carità, niente di nuovo sotto il sole, e sotto il sole italiano. A mia memoria siamo andati avanti mezzo secolo con Gianni Agnelli che diceva “Piove…” e la stampa che faceva a gara nel lodarlo modello “però che genio, questo Avvocato, è anche meteorologo…”. E non mancano esempi di oggi di qualunque tipo. Prendete un Saviano: partito “camorrologo”, se oggi afferma senza sorridere che “è meglio il bene del male” oppure scrive sulla copertina prestigiosa di un libro Adelphi con le poesie della Szymborska, Premio Nobel scomparsa di recente, “Ci viene incontro nei momenti più bui”, si spellano tutti le mani.

    Ma comunque qui si trattava di un funerale, e avresti pensato a una sorta di “freno motore” nella velocità di espressione di molti. Macché: le esequie sono state in realtà quelle della ragione con sprezzo del ridicolo da parte di tutti o quasi, pur di mettersi in posa in una foto alla memoria di Lucio, e buon gusto diciamo così polverizzato. Evidentemente sia la ragione che il buon gusto oggi sono azioni basse in Borsa…

    Ma un motivo basilare per scriverne è credo la bagarre scatenata dall’omosessualità di Dalla, omosessualità che in Chiesa è stata ospitata in sordina e subito fuori dalla Chiesa è deflagrata. Il cantautore era gay, eppure ha avuto un funerale cattolico con tutti i sacramenti! Scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani! Ecclesiastici che si sono dilaniati in polemiche come se stessero in tv, ad “Amici” da Maria la Sanguinaria, media scatenati a cadavere caldo, strumentalizzazione totale da parte di chi aveva detto giorni prima “avrei difeso Celentano anche se avesse detto che i gay dovevano andare in campo di sterminio” e poi adesso ne ha fatto una battaglia contro l’ipocrisia sui gay per “andare pari”.

    L’insieme, che la dice lunghissima sullo stato del Paese in un alone che ci accompagnerà almeno quanto le belle canzoni del defunto, si può leggere appunto come la lacerazione di una sindone di ipocrisia oppure come lo spaccio di tale lacerazione quasi fosse una merce qualsiasi. Basta seguire gli ultimi giorni ricostruendoli dal web. Ci sarà chi dice “almeno se ne parla”, e chi invece considera tutto ciò un orrendo ambaradan. Appartengo a quest’ultima schiera, presumo minoritaria.

    Così si mette all’incanto Dalla, la sua arte, i suoi funerali, la sua peraltro stranota omosessualità e persino le polemiche più o meno finte e recitate su tutto ciò. Un Paese incivile, che non distingue tra i  diritti e i doveri, la natura legittimissima della sessualità etero e omo, il rapporto delicato tra natura e cultura, il rispetto di diritti civili eguali come eguali sono gli individui, il mistero del sesso ormai ridotto a mercimonio continuo ecc., il tutto mescolato in un’insalata russa all’insegna dell’esibizionismo personale più pubblico possibile, 99 volte su 100 di bassissima qualità. Da questo punto di vista, Lucio, devo riconoscere che con l’alone attorno alla tua tumulazione hai scritto il testo di una canzone perfetta. Peccato che alla musica stonatissima ci abbiano dovuto pensare gli altri, questi “altri” che restano…

    Postato da Redazione
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    Antonio71 .
    08/03/2012 alle 02:26
    Non sono credente, non sono cattolico, non sono omosessuale; se fossi cattolico non risponderei nemmeno alle accuse di ipocrisia mosse contro la Chiesa. Chi ne fa parte compie una scelta, accetta le sue regole; al riguardo è noto che la Chiesa non esclude, non scaccia le persone omosessuali; impone però il divieto di dare scandalo. Insomma, se ne fai una battaglia civile, allora sei fuori; forse ti rifiutano il funerale in chiesa. Stop. Se ciò è inaccettabile, lo puoi rifiutare. Credo che Lucio Dalla avesse il diritto di fare le sue scelte e le ha fatte; dov'è l'ipocrisia? Se invece fossi omosessuale mi sentirei offeso; offeso perché qualcuno si è arrogato il diritto di impartire disposizioni su come deve comportarsi il bravo omosessuale. Che strano: la Chiesa non ha preteso abiure da Dalla; lo hanno fatto alcuni presunti paladini dei diritti. Per giunta aspettando che passasse la sua bara. E parlano di coraggio!

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