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    22
    mar.
    2012

    Altro che modifiche all’articolo 18, qui lo vogliono proprio smantellare

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    Tutto è partito dal lontano 2002, quando 10 anni fa, Cisl e Uil, firmarono con il “secondo” Governo Berlusconi, il “Patto per L’italia”: qualcuno se lo ricorda ancora? Questo patto scellerato, perché non si può definire diversamente, prevedeva
    la sospensione dell’articolo 18 (Legge 300 del 20 Maggio 1970) per ben 3
    anni. Per fortuna questo “patto” non fu mai applicato, ma questo grazie alla
    grande mobilitazione della Cgil, che il 23 Marzo 2002, portò in piazza a
    Roma ben 3 milioni di persone. E non fu l’unico sciopero che la Cgil fece in difesa dell’articolo 18, poi alla fine l’ex Governo Berlusconi si mise l’anima in pace come si suol dire e per un pò di tempo non ha più pensato all’abolizione dell’articolo 18.

    Ma non è stata l’unica occasione in cui ci ha provato. Come dimenticare il ddl lavoro del 2010, che conteneva la tanto contestata norma sull’arbitrato (molto cara all’ex Ministro Sacconi), che per fortuna fu fortemente modificata, ma solo grazie all’altolà del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che rispedì il ddl lavoro al Parlamento, non
    firmandolo.

    Dove non era riuscito neanche Berlusconi e Sacconi, ci sono riusciti Monti e la Fornero, che tolgono l’articolo 18 ( per tutti e non solo per i nuovi assunti come ci volevano fare credere), per i licenziamenti per motivi economici, mentre a quanto ci dicono rimane per i licenziamenti discriminatori, anche per le imprese sotto 15 dipendenti (che adesso non c’è
    l’hanno).

    Ma non me “la danno a bere”, è evidente a tutti che per dimostrare un licenziamento discriminatorio (ad esempio un licenziamento perché uno appartiene ad un sindacato non gradito all’azienda) ci vogliono i testimoni. E voi credete, che con l’articolo 18 smantellato, con la crisi che c’è, un collega di lavoro rischi il proprio posto di lavoro per difendere un
    lavoratore che è stato licenziato per motivi discriminatori?

    Ma fatemi il piacere!!!
    E’ solo una contentino, per tenerci buoni, per farci credere che non è stato
    cancellato, ma solo modificato: ma le cose non stanno così!!! Cmq, non dobbiamo essere così tristi, se veniamo licenziati per motivi economici, abbiamo sempre un indennizzo che va da un minimo di 15 mensilità ad un massimo di 27 mensilità. Guardando la busta media di un operaio, che si aggirà intorno ai 1000 euro netti, parliamo di una cifra che varia da 15 mila a 27 mila euro.

    Due anni di lavoro circa, per intenderci, e poi? Con la crisi che c’è, con il Paese fermo, in forte recessione, con le aziende che chiudono, che mettono in cassa integrazione, in mobilità (fino a quando non passa questa riforma, poi sparirà pure quella), il Governo pensa di rilanciare l’economia con i licenziamenti facili!
    Ma quando mai, il Paese non ripartirà minimamente. Se non si detassano gli stipendi, se ai lavoratori non si fanno rimanere più soldi in busta paga, l’Italia non ne uscirà mai dalla crisi! L’unico sindacato che si è opposto è stata la Cgil, e meno male dico io, evviva la CGIL: almeno c’è un sindacato in Italia che fa il suo dovere.

    Però non possiamo dire la stessa cosa di Cisl e Uil e sono molto curioso di sapere cosa racconteranno ai propri iscritti, quando gli dovranno dire che hanno acconsentito alle modifiche dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Lo smantellamento dell’articolo 18 è una vera vergogna! Inoltre sono molto curioso di sapere anche cosa farà il Partito Democratico, che fino ad ora ha votato tutto quello che ha proposto il Governo Monti.

    Se votassero anche questa riforma del lavoro (senza opportune modifiche), che contiene lo smantellamento dell’articolo 18, vorrei proprio sapere, con che coraggio, si presenteranno ai loro iscritti e simpatizzanti, la cui stragrande maggioranza sono operai, impiegati, cioè lavoratori dipendenti, per chiedere di essere votati per le elezioni politiche del 2013?!
    Sia chiara una cosa, io non potrei mai votare, ripeto mai, un partito che votasse una riforma del genere!
    Che poi non è finita qui, l’abolizione dell’articolo 18, toccherà anche la salute e sicurezza sul lavoro. Provati a pretendere la sicurezza sul lavoro, e vedrai che verrai licenziato
    all’istante, senza tanti complimenti. Inoltre, va detta una cosa, già ora, nelle aziende dove non c’è l’articolo 18 gli infortuni gravi e quelli mortali sono molti più.
    Non oso immaginare, cosa succederà alla sicurezza sul lavoro quando verrà approvata dal Parlamento questa riforma del lavoro.
    Altro che modifiche, altro che estensione dell’articolo 18 per le aziende sotto 15 dipendenti, qui la verità è un’altra, lo si vuole proprio smantellare!!!

    Marco Bazzoni
    Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze

    Postato da Redazione
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    Commenti
    1
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    Aldo .
    24/03/2012 alle 17:01
    Ma ci vuole tanto a capire in che razza di guaio ci stiamo andando a ficcare. Le vessazioni diventeranno roba da tutti i giorni, i professoroni dovrebbero sperimentare sulla loro pelle l'articolo 18 per primi. C'è un ramo e su quel ramo ci sono 10 ucellini un cacciatore spare e ne uccide 5 quanti uccellini restano ... hanno una logica da bambini.

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