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    30
    mar.
    2012

    Avete ragione, Monti non va bene: vista la gravità della situazione ci vuole almeno Bergonzoni…

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    alessandro_bergonzoni

    C’è in giro uno straordinario artista della parola e della mimica, Alessandro Bergonzoni. Straordinario ovviamente già alla lettera, cioè fuori dall’ordinario. Riempie i teatri con il suo spettacolo, “Urge”, dal titolo assai adatto allo stato del Paese. Che cosa fa questo signore bolognese foltocrinito che definire un comico è poco, un attore è male, un intellettuale è deviante, un giullare sarebbe giusto ma richiederebbe un’ integrazione semantica che vi risparmio (c’è internet apposta…)? Fa un’operazione sulla parola e sulla lingua addirittura “bellica”: le fa “scoppiare” come fossero mine.

    Da “terrorista” ed “artificiere” insieme le svuota, le riempie, le smonta e le rimonta fino a mostrare dal palcoscenico “solo con le mani” la fisicità che c’è dietro, davanti e dentro il nostro linguaggio. Poi sempre fisicamente accompagna tali operazioni con il discorso del corpo. Il risultato è che, pur divertendosi molto, il pubblico, cioè noi, cioè i cittadini di questo Paese, siamo costretti a misurarci con il vuoto: il vuoto della parola, che è però anche il vuoto del pensiero, giacché pensiamo per parole. Quindi ognuno per suo conto (visto che almeno in teoria il pensiero è individuale…) è costretto a decidere in fretta durante e dopo lo spettacolo: vado a casa con il vuoto delle parole oppure le riempio di un significato mio, do loro un senso, cerco di metterle insieme personalizzandole ecc. ecc.? Mi rifaccio insomma un linguaggio da me, profittando dell’opera svolta da Bergonzoni che me l’ha smontato e mi ha anche suggerito che cosa farne, se sono stato abbastanza attento, oppure mi contento di averci riso sopra?

    Proprio perché personalmente mi interessa l’opzione attiva, di chi pensa e parla responsabilizzando individualmente pensiero e parola, propongo Bergonzoni al posto di Monti: essì, e il motivo è evidente, e scaturisce da molti commenti al mio ultimo articolo qui, oppure da ciò che si legge e si sente in giro in questo momento in cui fottuta la Grecia barcolla sulla soglia della medesima sorte in questo “domino” tragico anche la Spagna. Sembra che se uno si pone il problema “se cade Monti che succede?” diventi automaticamente un montiano. Così si ondeggia tra chi rimpiange Berlusconi (che ci ha portati fin qui, già dentro il baratro), chi rimpiange la sinistra (che ha contribuito pesantemente a questo precipizio), chi rimpiange la politica messa in pausa dai “tecnici” (ma che politica era ed è, se siamo ridotti così?), chi sostiene che Monti e i suoi siano filiazioni bancarie (è vero in toto o in parte: e dunque?), chi vuol fare la “rivoluzione”.

    Questi ultimi mi sanno tanto di “armiamoci e partite” o “armiamoci e partiti”, questi ultimi scaduti. Ognuno dovrebbe rispondere della propria storia personale, di che cosa ha detto e soprattutto fatto in questi vent’anni, se si è accorto del baratro oppure no, se ha pagato le tasse, se è sceso in piazza per difendere -che so- la scuola e la salute come necessità primarie e indispensabili all’interno di un Welfare accettabile ecc. Questo per ieri. E per oggi e per domani, ci si deve chiedere se siamo disposti a “farla”, questa rivoluzione, e se pensiamo che ce ne siano le condizioni, e da dove si parte, e come e con chi la si fa ecc. ecc. C’è persino chi domanda un’idea a me, assai vicina a una “ricetta”. Ma chi ce l’ha oggi una ricetta sicura di risanamento in questo Paese?

    E davvero si può pensare che dipenda come sempre dagli altri, e mai da noi stessi? E infine, per rimanere alla sfera circoscritta di quello che scrivo e che (forse) leggete, come si fa imputarmi il contrario di quello che scrivo? E perché lo si fa? Perché non si capisce, dunque non mi spiego ? Magari è vero: ma se fosse un alibi per non capire e quindi non sentirsi responsabilizzati? Perché allora non si vuol capire? Perché sbraitare è liberatorio ed è meglio uno sfogo come un rutto o una pernacchia piuttosto che un ragionamento ecc.ecc.?

    La soluzione, dunque: eccola qui, e chiarissima. Bergonzoni for president. Non so se verrà capito, ma almeno ci faremo due o duemila risate: nel vuoto…, nel buio, prima di uscire dalla sala… Certo Alessandro non verrà attribuito alla Finanza giudeo-pluto-massonica ma casomai soltanto alla brillantezza del cervello e alla sapidità del ragù bolognese…

    Postato da Redazione
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    anarchico .
    02/04/2012 alle 10:16
    vorrei chiarire una cosa sulla rivoluzione, visto che qualcuno si è già prenotato per mangiarmi il cuore. Questa situazione politico-economica che altri sbocchi può avere se non si ridà dignità e lavoro a quelli che hanno meno risorse (o quasi zero)? Quì si tratta di usare l'intelligenza e il cuore e capire che alla lunga questo sistema non funziona. Però se uno è cieco e vuol essere cieco e non vuol capire, non potrà certo addossare ad altri le conseguenze della sua cecità. Anche perché bisogna pur capire che chi non ha niente, non ha niente da perdere, e di fronte a questi non sai proprio come vada a finire. Monti è come uno che ha una gamba ammalata e pensa di risolvere il problema tagliandola. Poi ha un braccio ammalato, e via anche quello. OK, e poi cosa ti resta? Detto chiaro e tondo, a volere la rivoluzxione è Monti, perché stà facendo di tutto per farsela esplodere sotto i piedi. E così ne andranno di mezzo tutti.
    giulia .
    31/03/2012 alle 07:04
    Mi dispiace ma io non ho voglia di farmi né due , tantomeno duemila risate, con tutto il rispetto per Bergonzoni e per la brillantezza del suo cervello. Forse immodestamente credo che anche il mio sia attivo, ricettivo, sveglio, in grado di leggere fino in fondo gli articoli che mi interessano, di ragionarci sopra, criticarli o apprezzarli e discuterne; non chiedo ricette a nessuno, non pretendo soluzioni facili allo sfascio in cui si trova il nostro Paese e, sempre più spesso, la vita di noi "semplici" cittadini, non delego semplicemente ad altri, lotto quotidianamente con i mezzi che ho a disposizione: socialità, scambio di idee, confronto con chi la pensa anche diversamente da me, usando la testa, i valori in cui credo quel poco di speranza che mi è rimasta, ma sono disgustata dal fatto che alla fine tecnici o politici che siano, pare nessuno voglia capire che oltre all'Europa, alla Finanza, alle Banche,ci sono le persone vere, che non mollano, sempre più sole e non ascoltate. Il mio non è vittimismo, non rassegnazione, semplicemente constatazione della realtà.Non si è ancora finito di ripetere che la politica è lontana anni luce dal Paese reale, i tecnici, invece, vi si sono avvicinati? A me non sembra e non mi sembra nemmeno che, in nome del salvataggio del Paese, siano disposti a farlo. Se volgessero più lo sguardo verso il basso e cominciassero veramente a togliere a chi continua ad avere troppo? Non discuto sulla competenza tecnica e sulla professionalità specifica di ognuno, ma nel loro atteggiamento etico, io non colgo molta differenza dai politici vecchio stampo. E, banalmente espresso, togliere ai ricchi per dare ai poveri non mi sembra necessiti di premi Nobel e sarebbe un segnale fondamentale per il Paese, altrimenti aspettiamoci il rifiuto totale della politica, l'astensionismo alle prossime votazioni e perchè non i forconi, se non di peggio, in piazza. G.G.

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