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    07
    mar.
    2012

    Il pisello del PD

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    primarie_pier_luigi_bersani

    Pier Luigi Bersani, il segretario politico del Pd, dopo la “primaria” batosta di Palermo che ne segue diverse altre dice “no alla resa dei conti”. Va bene. Stefano Fassina, il responsabile della segreteria economica del partito, disdice l’adesione precedente con un “no alla partecipazione del Pd”, venerdì 9, alla manifestazione Fiom/Cgil perché la presenza dei No-Tav sul palco “avrebbe cambiato di segno” alla cosa. Benone, per carità. E sono soltanto i “no” di ieri, in fila dopo tanti altri. Forse il punto è proprio questo: dove sono se ci sono i “sì” del Pd? Qual è la proposta politica forte, riconoscibile, non camaleontica che mettono in vetrina? In nome di che cosa parlano al Paese, che cosa auspicano, che cosa vogliono ecc.? I no sono ovviamente legittimi e magari in certe circostanze doverosi, ma sono tali perché si contrappongono a dei sì, altrimenti valgono niente, non sono un pensiero negativo bensì un non-pensiero, non una politica ma un’assenza di politica, una a-politica che avrebbe di fronte quella che impropriamente loro chiamano anti-politica.

    È come se un Partito di massa, oggi in ogni caso ancora imprescindibile per la vita politica di questo paese, ristagnasse in una camera oscura nella quale non succede nulla senza volere o riuscire a sviluppare fotografie da mostrare in giro. Resta tutto al buio. Ed è un andazzo che dura da troppo tempo e sta accelerando il suo corso, nel senso che sta consolidando uno status quo che fa a pugni con qualsiasi dinamica sociale. Meglio e più diffusamente di me ne parlava su questo giornale domenica scorsa Furio Colombo, illustrando la voragine che si sta allargando tra governanti e governati. È un’altra immagine icastica della situazione nella quale affondiamo, così come ormai parecchi anni fa il medesimo Furio aveva coniato l’esaustiva formula della “deformazione del paesaggio”, che allora veniva attribuita alle nequizie di Berlusconi e del suo “ismo”. Errore, a quel che pare: siamo ridotti così per un concorso di colpa che riguarda tutti i governanti sia pure con dosaggi diversi, e molti dei governati in un discorso allargato. E oggi il Pd è fermo nel suo gioco dell’oca alla casella “conservazione del potere” invece che provare a gettare i dadi in proprio mentre molte cose stanno cambiando.

    La settimana scorsa in un altro dei “no” su cui è arduo costruire qualcosa, Bersani in tv ha rigirato la questione del coinvolgimento della “Coop rossa” nei lavori valsusini per il Tav in una faccenda “morale”. Nessuno si può permettere di mettere in dubbio la sua onestà, ha detto. Gli credo. Ma il punto non era né è questo, l’accusa non c’era stata e la difesa non era richiesta. È curioso come almeno da Berlinguer in poi nelle sue peripezie il Partito di cui parliamo abbia spessissimo spostato le tre noci per nascondere il pisello: di volta in volta la questione morale, quella penale e quella politica hanno fatto da gusci. Stavolta il rapporto era rovesciato. Trent’anni fa si affacciava (eufemismo!) una questione morale, gabellata per politica in attesa di diventare penale. Adesso si risponde sulla morale mentre il tema è politico, lavorando intanto alacremente nel loro alveo le Procure.

    Credo che anche se perdute le “primarie” restino una passerella nel vuoto di quel precipizio tra politica e cittadini descritto da Furio. Passerella esile e ondeggiante, dalla quale di solito cade di sotto un rappresentante di Partito o meglio qualcuno vissuto come tale. Quindi il no in questo caso dovrebbe essere un sì, rischioso ma foriero di sviluppi. Così come per la manifestazione della Fiom: Fassina, andateci, andate sul palco a dire “no” ma alla violenza e ai disordini illegali e autolesionisti, non “no” a tutto, ai lavoratori, alle contraddizioni, a un Paese in ginocchio. Non siate pilateschi. Uscite dalla “camera oscura”. Forse se non siete ancora mummie (come credo e spero) un po’ di luce vi farà solo bene…

    Postato da Redazione
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    Sergio Santopadre - Pisa .
    08/03/2012 alle 14:42
    Caro Oliviero, è palese ormai che Pierluigi sia stretto (come si dice in Toscana) " fra l'uscio e il muro " in un partito che è la risultanza di un miscuglio troppo eterogeneo perchè possa volare.... Mi domando se non sarebbe meglio tornare indietro e contarci, secondo il vecchio adagio che recita : pochi, ma boni !!! Grazie per questo spazio e buon lavoro.
    Giovanni Luca .
    08/03/2012 alle 11:38
    Certo, la vicenda TAV è alquanto spinosa; di sicuro non vorrei trovarmi al posto di Bersani. Tuttavia stamattina (non so se per ispirazione dall'alto o altro) pensavo al pari dell'illustre Scalfari, che conviene spezzare una lancia in favore del Bersani. In sostanza mi sono fatto due conti: nei due anni del Governo Prodi, con quattro gatti di maggioranza, con l'attuale segretario PD si era riusciti a liberalizzare molto più dell'attuale compagine bulgara (ma dai piedi d'argilla). Si pensi solo ai taxi e alla soglia dei pagamenti in contanti, molto più bassa e seria dei burleschi 1.000 € attuali.
    mauro .
    08/03/2012 alle 11:12
    L'involuzione della specie si nutre di autoreferenzialismo, solo il pensiero comune è l'unico ascoltato, non habbiate speranza, che la dirigenza possa rimettersi in discussione dopo anni ed anni a falcidiare il dissenso. io come tanti me ne sono andato, non è migliorato nulla, ma perlomeno posso sentirmi estraneo.
    andrea pierantoni .
    08/03/2012 alle 10:40
    piu' che di idee forti (e meno che meno di uomini-donne forti) c'e' bisogno di forte determinazione su idee semplici (giustizia, lavoro, diritti ecc.): sarebbe gia' rivoluzionario in Italia oggi, grazie per l'attenzione

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