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    26
    mar.
    2012

    Morì alla Fiat di Pomigliano D’Arco nel 2002 schiacciato da un muletto: la morte sul lavoro si è prescritta.

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    fiat_pomigliano

    Riceviamo & Pubblichiamo

    Caro Oliviero Beha,
    appena finito di pranzare, mi arriva una telefonata disperata, è quella di Rosario D’amico, suo padre Antonio D’Amico morì il 6 Marzo del 2002 allo Stabilimento Fiat di Pomigliano D’arco, schiacciato da un muletto guidato da un precario.
    Giovedì 22 marzo 2012 è stata emessa la sentenza, che ha prescritto il reato, nonostante ci siano dei colpevoli e delle prove schiaccianti. Intanto la morte di Antonio D’amico resta impunita: uno scandalo!
    Inoltre Rosario è stato pure emarginato dalla Fiat è messo un capannone “confino”, se così possiamo definirlo, che si chiama Fiat Logistic. In questo capannone ci stanno circa 300, tutti lavoratori iscritti FIOM, SLAI, COBAS, e tutte queste persone sono rigorosamente in cassaintegrazione. Rosario è in cassa integrazione da ben 4 anni!
    Rosario è disperato, lo sarei pure io se avessi perso mio padre morto sul lavoro e oltretutto non ci fosse stata giustizia per la sua morte.

    In questi giorni in cui si parla fortemente di riduzione dei diritti (smantellamento dell’articolo 18), i mezzi d’informazione stanno perdendo di vista una notizia importante, cioè che un lavoratore possa morire sul lavoro e che nessuno paghi per la sua morte.
    Dove è finita la giustizia mi domando???

    Rosario mi dice che questo genere di reato doveva dichiararsi prescritto dopo 15 anni, invece è stato dichiarato prescritto dopo 10 anni! Incredibile!
    Quando accadono queste ingiustizie è come se il proprio caro fosse morto una seconda volta. Rosario ha bisogno di voi, Rosario vuole il vostro aiuto.

    Di seguito la lettera che mi ha inviato adesso Rosario, in cui vi chiede aiuto.
    Marco Bazzoni, Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze

    Buongiorno,
    mi chiamo Rosario D’Amico e Le scrivo da San Giorgio a Cremano (Na).
    Le scrivo con la speranza di trovare la voce giusta per far ascoltare le mie grida di
    dolore. La storia che Le racconto vede come protagonista un uomo semplice, che ha
    lasciato nel mio cuore e nei cuori di tutta la famiglia, tanti insegnamenti ricchi di bellissimi valori e di tanta onestà.
    Questo eroe senza medaglia è mio padre D’amico Antonio una vittima sul lavoro.
    Nel marzo del 2002 alle ore 6.30 nello Stabilimento Fiat di Pomigliano D’arco, quella maledetta mattina è stato travolto dal muletto violentemente, come  descrive la dottoressa Castaldo nell’esame autoptico. Un carrello guidato da un operaio con contratto a scadenza, quindi privo di ogni diritto lavorativo.
    Dopo l’incidente ci siamo affidati alla giustizia, volevamo giustizia. Purtroppo la giustizia non esiste, ieri nell’aula 5 della Corte di Appello di Napoli il giudice prescrive il reato, dopo aver rinviato anche lui tre volte le udienze: dopo il danno, la beffa.

    Ci siamo sentiti trattati male, la polizia ci ha circondato e noi senza dire una parola ,ma increduli cercavamo di capire. Il reato è prescritto? Ma come, nessuno ha mai parlato di prescrizione nè il pm, nè gli avvocati della controparte. Avrei tante cose da dire ,ma in questa semplice email vi chiedo aiuto. Mio padre non può finire cosi!

    Postato da Redazione
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