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    23
    mar.
    2012

    Nei TG Napolitano e il ddl “Salvo Intese” disinnescano la “tempesta perfetta” sull’art. 18

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    Pierre Carniti

    I Tg di venerdì 23 marzo 2012 - Non chiedete ai Tg di spiegare la differenza tra “licenziamento economico” e “licenziamento discriminatorio” al cospetto della riforma Monti-Fornero. Nessuno, del resto, anche tra i massimi luminari, ci ha capito nulla. Il sospetto è che le proposte del governo non stiano in piedi neanche sintatticamente. Forse si è compiuto un reato di “leso sillogismo”: i licenziamenti sono economici, i licenziamenti sono discriminatori, i licenziamenti economici non sono discriminatori. E –aggiungiamo – se qualcuno contesta il sillogismo, ce la si cava con un indennizzo chiamando il giudice a fungere da contabile.

    Se questo è solo un sospetto, il varo del ddl “Salvo Intese” – come oramai è giusto chiamarlo – è invece senza alcun dubbio la certificazione di un clima di massima confusione ed approssimazione dilettantesca nei recenti atti e propositi del duo Monti- Fornero, che sono così “scesi” tra gli umani che, come tutti noi, possono sbagliare. Nel commento abbiamo sentito un “grande “ della storia del sindacalismo italiano: Pierre Carniti, a lungo Segretario Generale della Cisl. Carniti – lo sentirete e lo leggerete – da una parte confida su Napolitano, dall’altra emette giudizi alquanto pepati.

    Per il resto, la “notizia” per quasi tutti i Tg è che le famiglie italiane hanno oggi da spendere ciò che avevano in tasca alla fine dello scorso secolo, nel 1998. Grande spazio, poi, per un Obama indignato per l’uccisione di un 17enne di colore ad opera di un vigilante, che si è giustificato affermando che il giovane passeggiava con il cappuccio in testa.

    Sicuramente sincero, infine, lo sdegno di Studio Aperto che questa sera ci propone la consueta sequenza femminea di vip, con la “scusa” della moda dei baci e degli sfioramenti saffici.

    Lorenzo Coletta

    ASCOLTA L’OSSERVATORIO TG DEL 23 MARZO 2012
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    Il Commento di Pierre Carniti, ex Segretario generale Cisl
    (Intervista di Alberto Baldazzi)

    La confusione grandissima sotto il cielo di questa trattativa nelle ultime 72 ore. Pierre Carniti, a suo giudizio esiste una reale differenziazione, posizioni veramente contrapposte, nell’intero movimento sindacale su questa trattativa?

    “Secondo me si sconta una mancanza di dialogo e di rapporti sistematici tra le organizzazioni sindacali, con il risultato che, in qualunque confronto con il governo e con le controparti, vanno in ordine sparso. Questo, di conseguenza, non costituisce la condizione per avere rapporti negoziali con una sufficiente forza alle spalle. Nella vita ci si può anche dividere, per carità! Neanche i matrimoni oggi sono più “finchè morte non vi separi”, perché possono sopraggiungere incomprensioni. La cosa che trovo deplorevole è che le occasioni di confronto pubblico, di interlocuzione tra l’esigenza di rappresentare la dialettica sociale e poi la sintesi politica, avvengano in ordine sparso. Mi pare autolesionistico”.

    Si può parlare, Carniti, dell’ “ombra lunga” dell’epoca di Sacconi, che comunque ha lavorato con queste finalità?

    “Secondo me ci sono delle differenze tra il governo Berlusconi e il governo Monti, a parte la diversa sobrietà e la differenza di stile. Il governo Berlusconi con Sacconi mirava a dividere organicamente i sindacati anche per calcolo elettorale; il governo Monti, salvo poi correggersi in alcuni casi seppure in maniera insufficiente, ha teorizzato un’altra strategia, che per certi versi è persino più grave, perché il governo Monti dichiara l’inutilità del sindacato. Il Presidente Monti ha detto in molte dichiarazioni – non so quanto riflettute – che il governo ascoltava con attenzione le parti sociali, perché il governo è fatto da persone educate. Poi, però, alla fine decide lui. Questa è la filosofia. Monti ha anche detto che la concertazione è una cosa che non serve, che è finita e che bisogna metterla da parte. Ora, la concertazione, in un sistema di democrazia pluralista, funziona non soltanto in base al fatto che c’è una pluralità di presenze nelle istituzioni, ma presuppone una pluralità di istituzioni. Quindi è chiaro che la concertazione non serve per curare anche i raffreddori e le bronchiti croniche, ma se ci sono problemi rilevanti sul piano sociale, l’idea che il governo possa prescindere dall’obiettivo della coesione sociale deve essere contrastata. Un governo che teorizza che della concertazione se ne può fare a meno a me suscita qualche preoccupazione.”

    Carniti, nessuno di noi ha la palla di cristallo, però la sua esperienza può farci immaginare cosa succederà alla fine…

    “Francamente non lo so. Spero che nel chiuso della sala di Palazzo Chigi si faccia strada una certa dose di realismo e anche di buonsenso, che poi è il senso comune. Spero che partoriscano un testo che sia, almeno in parte, diverso dalle cose che sono state annunciate. Spero, naturalmente, che poi vengano veicolate con uno strumento che lasci aperta la discussione sia con il Parlamento che con le parti sociali, quindi niente decreto legge. Io sono anche in imbarazzo perché credo di avere capito cosa si era proposto di fare il governo. Francamente, però, non ho capito quali sono gli obiettivi concreti che, con la discussione su questi tre temi, il governo intendeva perseguire. Sono rimasto un po’ stupefatto quando, anche con una certa resipiscenza finale di tipo unitario, le organizzazioni sindacali hanno proposto il modello tedesco, il premier ha detto di no.”

    Carniti, passiamo dal tema sociale a quello politico: 72 ore fa in grande difficoltà sembrava Bersani. Nelle ultime ore si può dire quasi che c’è stata una sorte di “inversione a U”. Forse in difficoltà, per la prima volta, è davvero Monti?

    “Spero che questo lo porti a correggere alcune impostazioni e a trovare soluzioni alternative al posto di quelle discutibili messe sul tavolo, accompagnate dall’ammonimento di  impossibilità di ulteriori modifiche. Se le vicende delle ultime ore dovessero portare ad una correzione, io lo considererei un atto di buon senso. Se ci fosse un ripensamento da parte del governo di posizioni che io considero discutibili nel merito e inaccettabili nella forma, sarebbe, tutto sommato, positivo non per Monti, ma per tutto il paese. Siccome lui è stato chiamato a guidare il Paese in una fase di transizione non facilissima, naturalmente sta pagando, immagino, anche la sua inesperienza politica. Io in questi giorni ho avuto a casa gli imbianchini che mi hanno rimbiancato l’ingresso e una stanza, però vent’anni fa avevo provato a fare io la stessa cosa da solo, con il risultato di aver fatto parecchio casino e anche un po’ di danni… Il che conferma che persino per imbiancare delle pareti la professionalità fa premio sull’improvvisazione. Figuriamoci nei rapporti istituzionali e nelle dialettiche politiche- sociali, che sono molto più complesse e complicate. Monti sarà un magnifico economista, uno stimatissimo professore universitario, ma su questo piano non ha nessuna esperienza e, ahimè, si è visto.”

    Dati Auditel di giovedì 22 marzo 2012
    Tg1 – ore 13:30 3.991.000 23.29% ore 20:00 5.637.000 21.79.
    Tg2 – ore 13:00 2.825.000 18.18% ore 20:30 2.522.000 9.01%.
    Tg3 – ore 14:30 1.850.000 11.86% ore 19:00 2.170.000 11.86%.
    Tg5 – ore 13:00 3.543.000 22.52% ore 20:00 5.236.000 20.13%.
    Studio Aperto – ore 12:25 2.214.000 17.98% ore 18:30 838.000 4.76%.
    Tg4 – ore 11:30 411.000 6.74% ore 19:00 1.072.000 5.79%.
    Tg La7 – ore 13:30 948.000 5.52% ore 20:00 2.266.000 8.62%.Fonte: www.tvblog.it

    Postato da Osservatorio TG
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    andrea barsotti .
    24/03/2012 alle 18:13
    Spassoso il punto sull'onere della prova sul groppone del lavoratore, sarebbe l'elemento che dovrebbe evitare l'abuso Ragioniamo insieme? Se il datore usa la motivazione "motivi economici" e il giudice accerta la mancata fondatezza quale potrà mai essere la reale motivazione del licenziamento. 1) un motivo discriminatorio 2) un motivo disciplinare ma non sufficiente per il licenziamento (o magari difficile da provare) 3) L'imprenditore è troppo apprensivo e si è sbagliato Se l'imprenditore si è sbagliato perché dovrebbe rimetterci il lavoratore? Se non si è sbagliato (caso 1 e 2 ove il datore di lavoro ha usato pretestuosamente la motivazione economica) è una vigliaccata prevedere l'inversione dell'onere della prova.

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