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    20
    mar.
    2012

    Nei Tg un Monti “pilatesco” rimanda al Parlamento la palla infuocata dell’articolo 18

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    I Tg di martedì 20 marzo 2012 – TG La 7 e Tg 1 fanno in tempo a riprendere in diretta l’inattesa conferenza stampa di Monti e Fornero, con la quale il Premier rimanda al Parlamento la soluzione dei contrasti sull’articolo 18, non senza aver esplicitamente chiamato in causa la Cgil come “unica” contraria all’articolato proposto dal governo. Nella gestione della diretta Mentana dimostra prontezza e duttilità, mentre Tg 1 “annega” e fa soprattutto confusione. TG La 7, poi, torna sulla conferenza oltre il tempo massimo dell’edizione, e rimanda a ulteriori dirette straordinarie nei programmi successivi.

    Apprestandoci ancora una volta ad osservare le snervanti cronache sulla trattativa,  questa sera abbiamo voluto analizzare un tema presente nel recente dibattito sulla comunicazione televisiva: quanto sia estesa e “reale” la presenza dell’informazione “al femminile”, sia per ciò che riguarda l’apporto delle colleghe giornaliste, sia per i contenuti informativi veri e propri che riguardano più del 50% della popolazione italiana. Nel commento abbiamo sentito Loredana Cornero, da anni alle relazioni internazionali della Rai e autrice di un libro-riflessione su questi temi: “La tigre e il violino”, che propone un confronto tra il servizio pubblico di ieri e di oggi in quanto ad attenzioni e proposizioni “al femminile”.

    Veniamo ora al nostro contributo, dal valore certo limitato ed “episodico”, ma che comunque può rappresentare una piccola base di riflessione. Questa sera su 7 edizioni di Tg delle reti generaliste, 4 hanno avuto una conduzione “al maschile” (TG 4, TG La 7, TG 5 e TG 2), 3 “al femminile” (Studio Aperto, Tg 3, TG1).  Su di un totale di 95 servizi proposti, 46 sono realizzati da giornaliste, 49 da giornalisti. Questa la “media”, ma le differenze sono notevoli. Il Tg più “al femminile” è quello diretto dall’unico direttore donna, Bianca Berlinguer: 11 i servizi “donna”, solo 4 quelli realizzati da colleghi. Quello più ancorato al sesso “forte” è il Tg 1: 13 servizi “ al maschile”, contro 7 realizzati da giornaliste. Questi numeri, comunque, valgono assai poco e certo la questione del ruolo femminile nella professione e nella società non è affrontabile con la cabala o la calcolatrice. Ma certo, anche di fronte a presenze comunque rilevanti, c’è da chiedersi quanto pesino realmente nelle scelte delle redazioni e – soprattutto – delle gerarchie redazionali, temi e sensibilità al femminile, e quanto il ruolo spesso ancillare e decorativo copra un vuoto di reale attenzione e di tendenziale pariteticità, nella società come nell’informazione.

    Lorenzo Coletta


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    Il Commento di Loredana Cornero, autrice del libro “La tigre e il violino”
    (Intervista di Alberto Baldazzi)

     

    Loredana Cornero, tra televisione pubblica e televisione privata, tra televisione d’intrattenimento e  telegiornali non cambiano molto le immagini della donna, così come le attenzioni e le disattenzioni all’universo del femminile. Oggi non sono soltanto le farfalline che preoccupano quando prendono a volare all’interno delle redazioni e delle scalette dei TG. Ma non è sempre stato così, almeno nel servizio pubblico …

    “ Sì, sicuramente non è sempre stato così. Io provo grande fiducia nel servizio pubblico. So che un tempo non era così e che può, nel futuro, ritornare a non esserlo un’altra volta. Diciamo che al momento gli studi, gli incontri e tutti gli approfondimento da noi fatti su questi temi – la rappresentazione del femminile in televisione – denunciano un indagine della donna ridotta a pochi modelli facilmente identificabili: la donna in carriera, la casalinga, la mamma, la velina. Diciamo che la rappresentazione del femminile che fa la televisione non rispecchia la figura reale, la figura femminile di tutte noi, una figura che dia vari modelli di riferimento e che riproduca la presenza grande e variegata del femminile nella società in cui tutti viviamo”.

    Eppure qualcuno ha notato recentemente, per lo meno per lo specifico dei telegiornali – una parte, comunque, importante della comunicazione televisiva – che c’è una grandissima presenza, almeno a livello di conduttrici, di genere femminile…

    “Questo però è quello che sia chiama “effetto vetrina”. Si mettono in vetrina tante donne, quasi a voler far vedere che la quantità possa farsi in qualche modo qualità. La differenza però c’è, ed è importante: dagli anni ‘80 tantissime donne sono entrate nel mondo della televisione e molte di loro conducono i telegiornali. Ormai è normale vedere delle giornaliste che conducono i Tg, e proprio questo induce a pensare che siano tutte donne all’interno dei telegiornali. Ma è un effetto vetrina. Noi sappiamo bene che nei posti dirigenziali, nei posti dove si decidono realmente le cose, le donne sono proprio poche”

    Loredana, tu in questi giorni cominci a presentare un libro, “La tigre ed il violino”, che si occupa della Rai … Ma noi potremmo dire di un’altra “Rai”, quella dei decenni scorsi, dove la donna era presente in maniera efficace, provocatoria e costruttiva.

    “Be’, diciamo che erano anche altri anni. Era la fine degli anni ’70, il programma a cui faccio riferimento è “Si dice donne”, un programma che è andato in onda dal ’77 all’81 su Raidue subito dopo la riforma. Questo programma si proponeva di raccogliere testimonianze di donne con differenti esperienze, proprio per offrire spunti per un’analisi che si faceva sul ruolo della donna in corso in quegli anni nel nostro Paese. Quelli erano anni di grandi cambiamenti. Si arrivava dal’74, anno del referendum sul divorzio, si parlava della legge sulla violenza, si parlava anche di terrorismo. Erano anni difficili, complicati, ma anche anni di grandi dibattiti. In quel periodo questa trasmissione fu un’avventura culturale e politica originale, andava in onda in prima serata ed ebbe milioni di spettatori. Ecco, in un momento in cui si parlava tanto di rappresentare il femminile, quel programma è stato in grado di dare una corretta immagine della donna. Quella delle donne è stata chiamata la “più importante rivoluzione del Novecento”, ma forse non è stata compiuta interamente”.

    Speriamo che la Rai torni sui suoi passi e se ne ricordi per il futuro…

    “Ah, certamente. C’è un bell’editoriale finale della conduttrice che dice: “Il femminismo ha sicuramente toccato gran parte della nostra società, e per questo ha conquistato diritto di cittadinanza nei programmi televisivi”. E noi speriamo che sempre più programmi parlino di questi temi e diano una rappresentazione della donna come oggi è nella realtà. Perché io non penso che il problema sia la presenza di farfalline, di immagini femminili distorte,  quanto piuttosto l’assenza della donna. Si può spezzare una lancia anche parlando di assenza dell’immagine dell’uomo, che ne esce fortemente mortificata. Io sono sicura che tutto il genere maschile, i nostri amici uomini non sono come vengono rappresentati dalla televisione. Sono sicuramente migliori, e non posso immaginare che rimanga nel nostro immaginario collettivo l’immagine di un settantenne che guarda basito una giovane ventenne, ancorché svestita”.


    Dati Auditel di lunedì 19 marzo 2012

    Tg1 – ore 13:30 3.918.000 (21,56%) ore 20:00 5.625.000 (21,88%).
    Tg2 – ore 13:00 2.697.000 (16,56%) ore 20:30 2.454.000 (8,81%).
    Tg3 – ore 14:30 1.744.000 (10,55%) ore 19:00 2.389.000 (13,00%)
    Tg5 – ore 13:00 3.707.000 (22,20%) ore 20:00 5.414.000 (20,94%).
    Studio Aperto – ore 12:25 2.160.000 (16,70%) ore 18:30 1.065.000 (7,47%)
    Tg4 – ore 11:30 411.000 (5,89%) ore 19:00 1.025.000 (5,50%).
    Tg La7 – ore 13:30 938.000 (5,15%) ore 20:00 2.195.000 (8,44%).

    Fonte: www.tvblog.it

    Postato da Osservatorio TG
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