• Biografia
  • articoli
  • rubriche
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > Indietro Savoia > articoli > Ricordare è una forma di ordine pubblico: se permette...
    10
    mar.
    2012

    Ricordare è una forma di ordine pubblico: se permettete parliamo di “sbirri”, in memoria di Umberto Improta

    Condividi su:   Stampa

    L’8 marzo, festa della donna, invece che maneggiare le mimose sono stato alla commemorazione di un poliziotto. Da un lato perché, come molti anche tra i commentatori di questo portale, credo che la questione femminile sia assolutamente decisiva per una svolta in questo Paese e in questo pianeta. Ne ho scritto qui in passato, accennando alla superiore “intelligenza della vita” biologicamente e culturalmente intesa da parte della donna,e mi sono attirato improperi maschili. Bravi…Certo è che cavarsela solo con un 8 marzo sembra sempre più una presa per i fondelli. Dall’altro perché oggi, con il formidabile disagio sociale che spunta in Italia da tutti i pizzi, la questione dell’ordine pubblico si lega immediatamente in alto alla politica e in basso al terminale della politica stessa, cioè le forze addette a mantenerlo. E giacché della politica/non politica, cioè dei comitati d’affari che l’hanno sostituita facendosi ancora chiamare partiti per comodità, scrivo spessissimo, e del cratere sociale anche, forse riferirmi ai poliziotti era opportuno.

    Dunque l’8 marzo c’è stata la nona edizione del “Premio Improta”, presso la Scuola Superiore di Polizia, a Roma. Un premio per agenti che si siano distinti in azione intestato alla memoria di un poliziotto dal curriculum eccellente, Umberto Improta, scomparso dieci anni fa dopo essere stato anche questore di Milano e Roma, e prefetto di Napoli. Forse sarebbe diventato anche altro, se una vicenda giudiziaria anche minore condita da calunnie (giudicate tali dalla magistratura che lo mando del tutto assolto ma cinque anni dopo…dico dopo avergli rovinato la vita) non lo avesse spinto a dimettersi per un avviso di garanzia nel 1995. Dunque uno che si dimetteva anche solo per un sospetto. Erano anche trent’anni (gennaio 1992) dalla liberazione del generale americano Dozier, sequestrato alla fine del 1991, a Verona, dalle Brigate Rosse, ad opera dello stesso Improta.

    Il generale, venuto dagli Usa apposta, era in sala, e ha ringraziato alla memoria “per avergli salvato la vita” lui e la sua famiglia che si occupa di mantenerne vivo il ricordo. Anche qui, a proposito di mimose, c’è dietro una donna forte come la vedova, Angela, che non vuole se ne smarrisca il rispetto e l’esempio. Naturalmente come chiunque e soprattutto come un uomo che abbia giocato un ruolo importantissimo nella storia d’Italia del dopoguerra entrando nelle principali vicende della cronaca, in superficie e in profondità, giudiziaria, nera e politica, anche Umberto Improta può e deve essere discusso. Ne ricostruisce vita e opere Piero A. Corsini in un libro/intervista postumo, del 2004, “Lo sbirro”, pieno di informazioni e giudizi netti sugli anni di piombo e tutto il resto dello stesso “servitore dello Stato” che sentiva la vita sfuggirgli ed evidentemente dal suo punto di vista non voleva lasciare ombre.

    Sembrerebbe fin qui solo una commemorazione, per sentita che sia. Errore: nel parlare di Improta, di esempi di professionalità e di umanità, delle tante operazioni portate a termine, il vicecapo della Polizia ha opportunamente ricordato che cosa accadeva in Italia a cavallo tra gli anni ’70 e l’inizio degli ’80, quando Improta operava soprattutto da superpoliziotto. Il clima di allora, la saldatura tra terrorismo e associazioni criminali, l’iniziale impotenza dello Stato, ecc. Non sono stagioni facilmente comparabili, quelle di allora e di oggi.

    Ma conservare il ricordo di quegli anni è effettivamente indispensabile in un Paese esperto nella disciplina della lotofagia, dei mangiatori di loto, cioè di coloro che si dedicano all’oblio, e alla obliterazione del passato. Per riassumerne il concetto da parte mia, fare memoria è una forma di ordine pubblico. Non scherzo, ditemi voi: non è già un modo più equilibrato e consapevole di porsi di fronte alla realtà sapere che cosa accadeva prima? E questo auspicabile equilibrio, e consapevolezza, non è decisivo anche se non soprattutto nei momenti di tensione sociale? E non deve riguardare tutto ciò sia la cittadinanza che gli agenti adibiti a far rispettare le regole ? Specie in un’epoca in cui purtroppo non si contano gli episodi in cui “poliziotti cattivi” o “falsi poliziotti” ne hanno combinate di tutti i colori, contribuendo pesantissimamente a guastare un già impervio rapporto con la popolazione?

    Non c’è bisogno di poliziotti veri, di “sbirri” di fronte ai quali non poter eccepire nulla per il modo in cui svolgono il loro lavoro? Questo non significa certamente circoscrivere grandi questioni che la classe dirigente di questo Paese ha lasciato e lascia marcire in episodi ristretti all’ “ordine pubblico” che piaga e piega cittadini e poliziotti insieme (è questo il senso profondo degli scritti di Pasolini del ’68, non la sua falsificazione postuma di quattro zozzoni…): al contrario, dovrebbe invitare a costruire sulla memoria e sul richiamo alla responsabilità da parte di tutti. Per tornare alle prime righe, è un po’ quello che sarebbe necessario per le donne. Nei loro confronti una mentalità diversa, un rispetto diverso. Così pure per la polizia. Non sono bersagli, sono persone. Se sbagliano paghino come e più degli altri. Ma non sono “nemici”. Il senso più profondo di una commemorazione, nel caso di uno sbirro speciale come Umberto Improta, forse si può riassumere così.

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook