• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > articoli > Un bagno di sangue
    21
    mar.
    2012

    Un bagno di sangue

    Condividi su:   Stampa

    Più incrudelisce la crisi, più monta la frustrazione e più corre la formula rivoluzionaria del “senza un bagno di sangue non se ne esce”. Formula rischiosissima, anche solo a citarla, concetto atterrente da maneggiare con prudenza come fosse una lama senza impugnatura. Non vorrei essere frainteso: non consiglio né mi auguro alcun bagno di sangue, temo disordini e violenze come qualunque persona di buona volontà, non sarebbe una soluzione ipotizzabile da alcun punto di vista, almeno fino a un momento dopo il successo della “rivoluzione”. Ma credo anche che dietro la formula ci sia parecchio da cogitare. Per esempio, un ricambio di figure di spicco in qualunque campo a partire da quello della politica parrebbe indispensabile per rinnovarsi: una rivoluzione costringe di solito cruentemente a questo ricambio, un rinnovamento democratico no. E infatti che cosa abbiamo sotto gli occhi? Un governo di tecnici, sia pure politicissimo per mille ragioni, che sta in piedi sul tetto di un edificio parlamentare appoggiato sulle stesse persone che l’hanno fatto traballare peggio di uno tsunami.

    Nessuno dei tecnici, di varia caratura chi internazionale chi nazionale chi regionale, a scalare… nasce sotto un cavolo. Ha ovviamente la sua storia che per non sbriciolarsi ha avuto bisogno di intrecciarsi più o meno strettamente a quella del Paese: che conosciamo, fino alle sabbie mobili dell’autunno scorso ancora in servizio permanente effettivo. Una storia fatta come tutte di zone più o meno illuminate, di risultati raggiunti in altri campi specie in quello economico-finanziario e di compromessi continui e/o periodici con il potere: tutto ciò lo si legge se volete anche banalmente in filigrana nei rapporti di forza con la politica di cui oggi sostengono la leadership interinale. Qualunque sia il settore di intervento, anche senza arrivare alla solita, commovente Rai, c’è qualche dazio da pagare. Ma è normale, fa parte del “gioco democratico” e della volontà “riformatrice” che nulla hanno a che vedere sulla carta con il summenzionato “bagno di sangue”.

    Figuriamoci poi se il discorso torna in Parlamento, cioè ovviamente in “questo” Parlamento. Ha un bel dire il presidente Napolitano con o senza Benigni a fianco che “da parte della politica ci vuole più moralità”. Oppure che, a proposito delle trattative con le parti sociali e il pirotecnico art. 18, “l’austerità è necessaria”. Certo che non ha torto, ma da un lato sembra un “mantra” obbligatorio e dall’altro qualunque uomo della strada è autorizzato a chiedersi dove abbia vissuto il presidente fin adesso. È rispettabile, ma non è nuovo. Come non sono nuovi e per lo più neppure rispettabili quei partiti e quei politici cui Napolitano si riferisce, che però l’hanno eletto al Colle. E nessuno di essi viene percepito come un elemento rinnovatore, anzi, più passa il tempo più le cronache si riempiono di notizie dagli armadi: ne escono scheletri come carri in un carnevale di Rio, sotto forma di tesori e tesoretti, di denari spuntati da ogni pizzo, in schemi di ricatti incrociati leggibilissimi anche senza essere dei formidabili politologi e quasi vissuti come “inevitabili”. Il maestro di cerimonie psicosomaticamente più riuscito dell’epoca, Giuliano Ferrara, ormai un secolo fa l’aveva pur sentenziato: “In Italia non puoi far politica se non sei ricattabile”.

    E l’Italia tutta in questi anni si è messa di buzzo buono per allargare la validità del concetto, a ogni livello. Dunque oggi non c’è nessuno che possa parlare a un’opinione pubblica stremata e viziata in nome di qualcosa, senza rischiare un battito di ante: dico l’affacciarsi puntuale dello scheletro dall’armadio. Gli armadi hanno trasformato il Paese in una ragnatela, momentaneamente sorvegliata da Monti. Per spazzarla via, ci vorrebbe “un bagno di sangue” con lacerazione della tela, ma come abbiamo premesso non si può fare, non si deve fare, non si vuole fare. Non sta bene, insomma. Ma nel frattempo noi come stiamo…?

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    9
    Lascia un commento
    Roberto .
    25/03/2012 alle 14:42
    Congratulazioni in questo articolo hai condensato il nocciolo del problema, del ns problema Italia. Non ne usciamo fino a che questa classe politica non viene eliminata, TUTTA. Rispetto Monti e i suoi ministri, nulla contro di loro, ma ritengo non ci rappresentino, come hai detto fanno parte del retaggio di questa politica corrotta e fallimentare. Sarei stato capace anche io di recuperare soldi aumentando il carburante e l'IVA, ma se Monti come ha detto ieri "non cerca il consenso e fa ciò che ritiene necessario senza cedere alle parti politiche e sociali" allora recuperi i soldi che sono nascosti nei conti svizzeri (le stime dicono che le cifre siano superiori a quelle di una manovra finanziaria), colpisca pesantemente gli amministratori pubblici che rubano interdicendoli perpetuamente dalle cariche pubbliche, colpisca pesantemente le aziende che eludono il fisco, e quando il Parlamento si opporrà a queste norme lasci che sia il popolo a sollevarsi contro il Parlamento. Così scopriremo anche che cosa veramente vuole il popolo italiano.
    magflv .
    25/03/2012 alle 14:30
    le foto del tecnico MONTI per altro scaduto, se mi permettete la battuta, l'inverno finito, si scende dai monti, e si va o al mare o in collina, mi sa che non sono da tecnico, un buon tecnico serio sa esattamente che per risolvere problemi, e problemoni, serve piu di tutto, mantenere nel modo migliore, possibile, una buona collaborazione, anche in casi che sembrano tradimenti, anzi sopprattutto, quante volte, da un punto di vista non esatto, potrebbe sembrare un tradimento, soprattutto per chi non ce' passato, magari e' solo un piccolissimo erorre, imprevedibile, o spinto, da situazioni, poco controllate del tipo fai in fretta, non ce' niente di peggio che la fretta, a far sembrare un tradimento, ancora di piu' delle note concorrenze, in piu magari il nostro governo nonostante, un impegno al limite del suicidio, ci si sente tacciati di minacce e va be' allora =? secondo me prima di urlare diabolico, sarebbe ora che si rimbocchino le maniche, e si smazzino i problemi, proprio a cominciare dal governo, ma in modo intelligente, il che e' importante, e se proprio non ci si riesce avere almeno, il tempo, calma, e restare tranckquilli, non ce peggior situazione che un problema mal messo, provate voi a risolvere problemi con pazzi psicopatici!? ciaoooo bellllllllliiiiii
    rizzo ezio .
    25/03/2012 alle 11:58
    Messaggio per Anarchico Io sono della classe medioalta...ti aspetto per quanto si spezzerà la corda o per quando non avremo più niente da mangiare...io ti aspetterò e ti mangerò il cuore, il tuo cuore di anarchico. Purtroppo sappiamo bene che questo non succederà, non ci sarà nessuna rivoluzione, l'Italia è un paese troppo infarcito di cattolicesimo e di ipocrisia cattocomunista. ma se dovesse succedere qualcosa di serio, io sarò pronto a spaccare teste, soprattutto agli anarchici.
    franco buniotto .
    25/03/2012 alle 11:39
    La penisola italica si divide in tre parti: settentrionale, centrale e meridionale. Ognuna di queste parti deve formare uno stato indipendente e sovrano. Solo così potremo salvarci.
    Lele .
    25/03/2012 alle 11:31
    Gentile Signor Beha, ho letto e riletto il suo articolo. Mi piace. Quando ha un attimo di tempo, potrebbe leggere su wikipedia "la rivoluzione Francese". in soli tre capoversi si capisce come stiamo premendo sull'accelleratore della rivoluzione. cordialmente
    Alessandra Bianchi .
    25/03/2012 alle 11:19
    Rispondo volentieri, stiamo in un limbo, nel quale non c'è chiarezza, l'omertà cala sulla vera situazione di cassa del Paese,sul nascondere e nasconderci il basso livello qualitativo dei servizi a fronte di costi inenarrabili, sui suicidi disperati di piccoli imprenditori che non appartengono al sistema degli armadi e "saltano" stretti tra le banche e l'inefficienza della pubblica Amministrazione. Siamo considerati tutti evasori e per questo veniamo tassati ripetutamente, sui profitti, sulla proprietà immobiliare, sulle auto, sul carburante ecc. bombardati da presunte manovre contro l'evasione fiscale, mentre le cose semplici, di buon senso non vengono fatte , il timore è che alle prossime scadenze fiscali la "cura ammazzi il cavallo " perchè tutti parlano di economia , d'impresa, ecc. vorrei sapere quanti conoscono nella pratica quotidiana la follia degli adempimenti , dei balzelli e dei costi di gestione che tutto questo comporta. Gentile Dott. Beha questo è un Paese dove ormai non c'è più nessuno che abbia in capo la responsabilità del funzionamento della struttura che gli viene assegnata , e che ne risponda.
    Cris .
    25/03/2012 alle 10:50
    Rivoluzione in Italia? Non ne siamo capaci.
    anarchico .
    23/03/2012 alle 07:17
    nell'isola di Pasqua si accorsero di essere senza alberi dopo aver tagliato l'ultimo. E senza alberi niente canoe, e senza canoe niente pesca. Ecco perché la casta si DEVE fermare prima che sia troppo tardi.
    anarchico .
    22/03/2012 alle 18:47
    la rivoluzione è come una corda che, tira, tira, si spezza. Ora se i governanti non si mettono una mano sulla coscienza, la corda si spezzerà con sangue ed altre ingiustizie. A rimetterci poi sarà la classe medio-alta. Mi chiedo: perché sono così ciechi? D'accordo, se lo meritano, ma anche se lo vogliono!

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook