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    09
    apr.
    2012

    Da Masiello a Bossi, un Paese a colpi di autogol: e intanto Monti balla tra Camusso e Marcegaglia

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    Era così difficile immaginare che il calcio fosse corrotto e le scommesse “truccate” fossero un fattore di accellerazione decisivo verso il baratro ? Francamente no. Solo che (quasi) nessuno lo scriveva o lo diceva chiaramente perché “non conveniva” e perché “il tifoso non vuole sapere”. Ed eccoci qui, con Andrea Masiello che dice finalmente quello che tutti non volevano sentir dire, ossia “ho fatto un autogol per soldi”. Era altrettanto difficile scorgere i segnali di corruzione del sistema partitico, “felicemente” travolto da una montagna di denari sotto forma di rimborsi elettorali in un panorama di totale deresponsabilizzazione, assenza di controlli o controllori coincidenti con i controllati, ecc.? Anche qui proprio no, e soltanto gli ultimi tempi ci dicono di Lusi e della Margherita, ora Pd, e giusto ieri di Bossi e della Lega: e a cercar bene verrebbe fuori che la corruzione è totale, di sistema, anche se non riguarda individualmente tutti.

    Più che nel calcio, nella politica ci sono stati alcuni intemerati che hanno continuato a lanciare degli “allarme!” sempre più disperati nel precipizio della cronaca, del costume, di una moralità e legalità sempre più oltraggiate e violate. (Alla faccia di qualche bello spirito, basta rileggersi il mio “Crescete & prostituitevi”, del 2005, su tutto il sistema politico e i loro predecessori, compreso Craxi che non ho mai neppure conosciuto. Qualunque altra versione è menzognera e diffamatoria).

    A proposito di Umberto Bossi e della Lega, che invece ho conosciuto, studiato e raccontato nei primi anni ’90, siamo probabilmente al rivolgimento della classica dizione greco-antica secondo cui “le colpe dei padri ricadono sulla testa dei figli”. Qui sono figli e “Trote” che sputtanano un padre malato, agli sgoccioli del suo carisma. Ed è il segno della medesima corruzione di sistema negli anni, nell’avventura del potere che cambia le persone, i rapporti di forza, la visione del mondo ecc. Credo che Umberto Bossi sia pure a suo modo e assai discutibilmente sia stato un uomo politico “vero”, e la Lega degli albori abbia interpretato, anche qui discutibilmente ma in modo autentico, le esigenze del territorio, tra “sangue e suolo”, catalizzando destra & sinistra nelle urne e nelle abitudini. (Ricordo autobiografico: c’è stato un momento in cui mi venne chiesto di fare da tramite, a metà anni ’90, per un incontro tra Veltroni e Maroni, che poi almeno a quanto consta a me non ebbe luogo…).

    Poi altro che “Roma ladrona!”: precipizio in tutte le salse, in Italia e in Europa, con il “cerchio magico” di familiari, amici e “clientes” che in realtà da un pezzo era il solito “familismo amorale” mafioso e submafioso  all’italiana che ha ridotto il Paese così. Prima era una Lega al servizio del territorio, poi, e da parecchio tempo, è diventato il territorio al servizio della Lega. E adesso si toglie il lenzuolo dalla salma facendo finta che si tratti di una Sindone ancora leggermente Sacra. Nel frattempo le reazioni di Confindustria della Marcegaglia in uscita fanno il paio al polo opposto delle intemerate della Cgil, sub specie Camusso, a proposito di un art.18 che sempre più è utilizzato dalle due parti come una mazza ferrata: sembra che senza la sua rivisitazione (o azzeramento, secondo il “padronato”) non si possa far nulla, e ciò dovrebbe parere assurdo a tutti gli uomini di buona volontà.

    Monti è in mezzo al guado, nel disastro sociale ed economico che non ha creato lui ma coloro che lo hanno invitato a “risolvere il problema”. Continuo a pensare – tra gli insulti e gli equivoci più o meno ad arte – che se salta questo governo siamo fottuti. Non vorrei dover scrivere in futuro il noiosissimo e parajettatorio ulteriore paragrafo di un “l’avevo detto” micidiale, dopo Masiello, Bossi e soci. Per favore, no…

    Postato da Redazione
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    freeskipper .
    11/04/2012 alle 12:31
    L'Italia siamo noi, non lo spread e le borse! Dopo le vacanze pasquali la borsa di Milano, maglia nera d'Europa trascinata giù dal tracollo dei bancari, ha chiuso con -4,98%, mentre lo spread dei Btp italiani tornato per la prima volta in due mesi sopra i 400 punti base, fra paure di un effetto contagio da Madrid e timori per le aste di questa settimana. Per le borse d'Europa è un tracollo, fra nuove paure per la crisi del debito e occupazione al palo negli Usa. Occhi puntati quindi sull'Italia, dopo l'asta spagnola non esaltante della scorsa settimana. Il Tesoro offre 11 miliardi di Bot a tre mesi e un anno e mette all’asta i Btp, in particolare il tre anni marzo 2015 che ieri offriva il 3,909% contro il 2,76% risultato all'asta del mese scorso: un rialzo che, se confermato oggi, indicherebbe una spiacevole inversione di tendenza. A testimonianza del fatto che una politica dettata solo dai mercati ed immolata unicamente allo spread ha le gambe corte e non porta lontano! L’Italia dovrebbe pensare più a se stessa che all’Europa! Credere di più in ciò che le riesce meglio, senza scimmiottare quello che gli altri già fanno altrove e meglio di noi! Siamo il paese più bello del mondo con le nostre attrattive naturali e paesaggistiche. Siamo la culla della civiltà, della storia e della cultura. Siamo la patria dell’arte, della creatività e dell’ingegno a trecentosessanta gradi. Non siamo soltanto il Paese dei farabutti e dei corrotti! All’estero ci vedono ancora come l’Italia dell’artigianato di qualità, del manifatturiero di pregio, del design, dell’ottima tavola, del vino e dell’olio buono, del turismo, della cultura e del saper vivere. Insomma, oltre confine ancora credono in questa Italia. Il problema e che noi italiani abbiamo smesso di crederci! Ma siamo ancora l’Italia del lavoro ben fatto, del buon gusto, del genio, dell'estro, della creatività, del mangiare bene e del vivere sano. Adesso dobbiamo solo tornare a crederci. Adesso è il momento di rimboccarci le maniche. Unirci in un solo intento per il raggiungimento di un unico scopo: tornare ad essere grandi nel mondo! Ma per riappropriarci del ruolo che storicamente ci compete sulla scena internazionale - che non è della comparsa, ma da protagonista - occorre una classe dirigente sana e capace. Serve a tutti i costi rimettere in moto la produttività, ridare linfa vitale alle piccole e medie aziende, ricollocare al centro della vita politica e sociale del paese la famiglia italiana, il lavoro ed il bene comune. Solo così potremmo farcela. Solo così potremmo finalmente uscire dalle sabbie mobili dei mercati e delle borse!

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