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    26
    apr.
    2012

    Il partito è grave ma non serio

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    finanziamento_partiti

    Era ormai qualche giorno che non si parlava più sui giornali di soldi ai partiti, di riforma dei finanziamenti ecc., e cominciavo seriamente a preoccuparmi. Ma come, tra una decina di giorni si vota, la prospettiva dell’astensione è nutrita e fosca, all’orizzonte delle urne si muovono grillini, liste civiche e insomma stuoli di “senza partito”, e si tace su un aspetto che rode assai al popolo italiano? Fortunatamente ieri Bersani se ne è uscito di nuovo con una proposta Pd sul dimezzamento del finanziamento e a quel che ho capito anche della rata residua degli ultimi rimborsi elettorali. Non salverà le casse dello Stato, come si dice, ma almeno dà un segnale di resipiscenza che il Paese dovrebbe recepire positivamente mentre “tira la cinghia” dice il piacentino, sperando che “non tiri anche le cuoia” completo per rimanere lessicalmente al tema. È abbastanza, questa proposta di Bersani? No. Ma come no? No. È necessaria ma non sufficiente (cfr. il manuale di sopravvivenza documentatissimo “I soldi dei partiti”, di Paola-Veltri, ed. Marsilio). Viene dopo il parto della leggina uscito dal ventre opimo di parlamentari della triade ABC di qualche giorno fa, evidentemente superata a sinistra dalla B… mentre a destra la A di Alfano (il “quid”) ci dice della “grande sorpresa” che ci aspetta dopo le amministrative, ieri riconfermata dal suo dominus Berlusconi.

    Il Pdl spuma e alè, altro giro altra corsa, ne vedremo il successore che rinuncerebbe a qualunque contributo pubblico per aprire la porta ai privati. Dal “quid” al “con quibus”, è il paragrafo quinto del vivere “deregulato”, chi ha i soldi ha vinto. Perché poi nel medesimo mese di aprile Alfano con i fratelli in leadership combini una legge sui rimborsi pubblici e congetturi la loro abolizione è mistero gaudioso o doloroso. Ma dicevamo di Bersani, all’apparenza il migliore e il più netto nel frangente misto di denari e vigilie di voto. Non basta il dimezzamento, e per certi versi rischia piuttosto di mascherare la situazione lasciandola grave ma non seria, esattamente come la salute dei partiti cui si dedica. Per una dieta forse un decretuccio del governo basterebbe e avanzerebbe. Ma non porterebbe voti, perché al momento Monti non guida nessun partito se non quello della giugulare fiscale.

    Così invece la proposta del Pd non ci dice nulla sulla natura dei partiti, sulla loro democrazia interna, sulla loro inesistente responsabilità giuridica ecc., in definitiva sulla loro identità. Niente a che vedere con la lettera e lo spirito della Costituzione, niente a che vedere con le linee guida dell’Europa e degli altri principali Paesi. E non dicendoci nulla sulla necessità di una ristrutturazione profondissima della forma-partito, non ci permette neppure di ipotizzare vie elettorali diverse dalla cooptazione e dal signoraggio in voga per le elezioni politiche cui tutti tendono, siano in autunno o tra un anno. Statuti partitici nuovi, seri, democratici, con traduzione effettiva nei fatti, costringerebbero nei fatti a uscire dall’ignobile “porcellum” votato a maggioranza ma incamerato all’unanimità. E nemmeno mi basta un “intanto facciamo questo”, perché è tutto collegato, e lorsignori lo sanno benissimo, come lo sanno Napolitano e Monti. Il tempo per una discussione seria ci sarebbe, la questione è vitale per la democrazia. Il resto sono pannicelli tiepidi e sporchetti per guadagnare consensi, e stiamo troppo male perché ci bastino.

    Postato da Redazione
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