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    17
    apr.
    2012

    Il Re Calcio è nudo

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    Minimo Quotidiano a cura di Oliviero Beha
     
    Minimo Quotidiano a cura di Oliviero Beha

    È il momento di ripensare le priorità. La salute lo è davvero o è stata superata dal denaro?

    Per tentare di andare oltre il dolore, le accuse, le polemiche, i litigi ecc., credo si debba usare il compasso. Lo puntiamo stretto, e circoscriviamo la tragedia di un ragazzo di 25 anni che muore, e sarebbe già abbastanza di suo, senza evocare il poeta, le ciance che “dunque piaceva agli dei”, il paragone con un operaio della stessa età morto sul lavoro e via così. Allarghiamo il cerchio, e all’interno c’è la morte mediatica del povero Piermario, la diretta tv, le decine e centinaia di volte che un’indegna speculazione ha riproposto sui monitor immagini tremende spacciando una merce cinica per un “sentito dolore” o un “dovere informativo”. Per qualcuno sarà pur stato così, certamente, dolore autentico (a partire dai compagni per arrivare alla solidarietà dei colleghi spagnoli attraversando un sentimento comune, nel mondo del calcio e fuori di esso, di “ingiustizia” nei confronti del destino), ma – fidatevi di uno che conosce i suoi polli – per molti no: per gli addetti ai lavori che “raccontano” gli eventi è un automatismo quasi del tutto inconsapevole, passano dal prodotto “partita” al prodotto “tragedia” solo innestando una marcia dolorante più alta perché il motore decanti, ma guidando la stessa automobile… Sandro Mazzola è stato un grande giocatore, anche se un “discreto” giornalista come Brera intenditore rotondolalico sosteneva dapprima che se “si fosse chiamato Pettirossi non sarebbe arrivato in Serie A…”.

    Ma da ormai navigato e “automatico” commentatore tv se ne è uscito a cadavere caldo sabato chiamando i giocatori del Livorno “i suoi ex compagni”… Morosini era spirato da meno di due ore… Del resto prima di Pasqua un servizio da tg su un ragazzino palermitano morto mentre giocava a pallone in strada forse per un arresto cardiaco aveva le stesse caratteristiche di “notizia ghiotta” (ma perché? Chi l’ha detto?). Lo spettacolo della morte. Ripuntiamo il compasso e oltre la tragedia e la sua dimensione mediatica possiamo comprendere la circonferenza del mondo del pallone, con i litigi da cortile della Lega, alias la Confindustria rotondocratica, in cui tutti (o quasi) sono pronti a gettare la maschera della sensibilità del momento per strapparsi i capelli e i milioni in funzione delle date da recuperare nel calendario compressissimo. Questo non mi solleva dal riconoscere che la misura sospensiva del calcio dopo la morte del giovane era obbligatoria: condita da cinismo successivo e da ipocrisia e retorica simultanee quanto volete, ma pur sempre decisione giusta della Federcalcio. Chiuso per lutto, saracinesca abbassata, buco nella domenica degli italiani per ricordare anche (temo) solo per un giorno che il calcio è bello (non sempre, gli scandali insegnano) ma la vita lo è di più.

    Per come conosco i federali sono stati “forzati” a farlo dall’ambiente (specie dai giocatori), ma insomma l’hanno fatto e almeno in qualche coscienza sarà stata seminata una priorità. Sulla pelle di Morosini. In questo stesso cerchio che assimilo ahimè a un piccolo girone dantesco, rientra il discorso della medicina dello sport, dei controlli, dei soccorsi e di tutto ciò che deve o dovrebbe rendere funzionante e sicura la macchina-uomo, nel caso il calciatore. Ebbene, si può e si deve fare molto di più. Sono stati spesi e dissipati denari a montagne per altro che non fosse la salute e la sicurezza, e anche per i superprofessionisti non si è fatto tutto il possibile. La voce “defibrillatore” è solo una delle voci di un coro stonato. La sicurezza e la rapidità dei soccorsi è ancora e sempre migliorabile. Non parlo per sentito dire. Come non è un “j’accuse” di maniera l’affermare che nel calcio dilettantisco e giovanile si è poco più che all’anno zero in fatto di assistenza medica, specie da Roma in giù. Non è considerata una priorità, è una specie di variabile quando non decisamente un optional. Questo è spaventoso, e continuamente rimosso. Ed è di difficile soluzione sia per il discorso strutture e personale mancanti, sia per i rivoli di soldi dirottati altrove, sia e direi in una chiave più generale “soprattutto” per il cratere culturale della questione. Al primo posto non c’è la salute. Prendete il caso Cassano. Io tremo: faccio male? Sicuri? È vicenda che si risolve toccandosi o affastellando amuleti anti-iella? Oppure pesa una gerarchia di priorità (per Cassano come per tutti, intendiamoci) in cui la salute non figura al primo posto ed è stata “comprata” dal denaro? Non ha ragione Totò Di Natale, splendido giocatore con un cognome troppo casereccio e uomo sensibile, che ha detto con il tono da “il re è nudo” cose come “si gioca troppo, non ce la facciamo”? Certo che ha ragione, e lo sappiamo tutti, ma il grande business non deve sfiorire e l’arma di distrazione di massa per eccellenza va puntata sull’opinione pubblica di un Paese in crisi fottutissima. Quindi un altro circolo di compasso, e il discorso dello stress lascia Morosini vittima sacrificale, l’altare del sacrificio, il territorio che lo circonda per allargarsi ancora: non è solo Morosini, il calcio, lo sport che stanno pagando un dazio formidabile allo stress, avendo posposto la salute al denaro e al resto e facendo da palcoscenico e da cartina di tornasole insieme. È un intiero sistema-Paese con i suoi assillanti disvalori ad aver smarrito il senno e il senso dello star bene. Basta guardarsi intorno, e domandarsi se ne vale la pena. La mia risposta, non solo di fronte alle “tragedie che colpiscono”, forse per debolezza caratteriale continua a essere negativa.

    P.S. Certo, se poi vogliamo trovare un motivo “leggero” di sopravvivenza basta rivolgere lo sguardo al bunga bunga del Berlusca. Vieni a sapere dai verbali del caso-Ruby che una tal olgettina di quelle in una invidiabile danza del ventre era stata istruita a puntino: vestiti da Ronaldinho.

    Postato da Redazione
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    http://freeskipper.blogspot.com .
    18/04/2012 alle 07:48
    Adesso ci accusano pure di campare troppo! La responsabilità della genteperbene, la colpa dei soliti noti - oltre quella di pagare le tasse fino all’ultimo centesimo con quei quattro soldi di pensione e di mandare al governo certi personaggi - sarebbe pure quella di ‘campare’ troppo! Sui conti pubblici, non graverebbero le ‘loro’ ruberie ed i ‘loro’ privilegi, ma “il fattore longevità”, che minaccia la sostenibilità del bilancio dello Stato con il rischio di far schizzare il rapporto debito-pil di oltre 50 punti percentuali. Insomma abbiamo preso la cattiva abitudine di campare troppo! 'Loro' ci provano in tutti i modi e con ogni mezzo ad invertire il trend, a toglierci di mezzo, insomma! Ma i soliti noti, la genteperbene, nonostante stipendi e pensioni da fame, precarietà, malasanità, inquinamento, scorie e tossine varie, non molla! E' dura a morire! Resiste! In barba a riforme e controriforme che continuano a scavarci la fossa L'allarme è lanciato dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), secondo il quale l'allungamento delle vita implica costi enormi che possono essere compensati con l'aumento dell'età pensionabile, il versamento di maggiori contributi e una riduzione del deficit. E' però necessario che i governi agiscano subito in quanto le misure ad hoc per mitigare i rischi ''impiegano anni per dare i loro frutti''. L'allungamento delle prospettive di vita ha ricadute sia sul settore pubblico, sia sul settore privato. ''Le implicazioni finanziarie del vivere più del previsto sono molto grandi: se nel 2050 la vita media si allungherà di 3 anni rispetto alle attese attuali, i costi già ampi dell'invecchiamento della popolazione aumenteranno del 50%''. Ed è per questo che i governi devono correre ai ripari in fretta. Le autorità devono essere consapevoli della loro esposizione al rischio di longevità e favorire iniziative per trasferire il rischio. Particolare attenzione andrebbe inoltre data ad una maggiore educazione finanziaria. ''Pochi governi ammettono il rischio longevità. Quando lo fanno, riconoscono che è ampio''. L'allungamento della vita non è l'unica minaccia per la stabilità finanziaria. A preoccupare il Fmi è anche il mix fra un balzo della domanda di asset sicuri e la loro scarsità (nel 2016 ce ne saranno 9.000 miliardi di dollari in meno) che ha ''implicazioni negative sulla stabilità finanziaria. ''La crisi finanziaria e i crescenti timori sulla sostenibilità del debito in diverse economie avanzate ha mostrato come nessun asset può essere considerato come interamente sicuro'' mette in evidenza il Fondo, secondo il quale ''le distorsioni di mercato rendono più difficile per gli asset sicuri (che includono i Treasury americani, i bund tedeschi e, forse, i bond delle aziende) di svolgere il loro ruolo sui mercati globali. L'aumento dell'incertezza, le riforme di regolamentazione e le risposte straordinarie post-crisi delle banche centrali nelle economie avanzate hanno spinto la domanda per gli asset sicuri''. Forse per sanare i conti pubblici, per assecondare i mercati e per far piacere al Fmi, alla Bce, alla Ue e via discorrendo, dovremmo tutti darci una mossa e passare in fretta a miglior vita, nel modo dei più, oppure... sì staccare la spina, ma ai 'loro' giochi di palazzo!

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