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    15
    apr.
    2012

    Morte in diretta.Tragedia, sensibilità, interrogativi

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    lutto_mondo_calcio

    Una tragedia, un giovane di 25 anni che muore. Una tragedia in diretta tv, perché Piermario Morosini faceva il calciatore e stava giocando nel Livorno. Un segnale di sensibilità nella barbarie circostante, il pubblico di Pescara che vedendo il giovane accasciarsi intona subito “sospendete la partita”, e i colleghi di altre squadre di A che non hanno voluto scendere in campo, e la Federcalcio che stavolta spontaneamente oppure no (temo no…) ha fatto la cosa giusta tirando giù sul calcio domenicale la saracinesca del lutto.

    Una domanda che le contiene credo tutte, che va oltre gli esami, la disattenzione criminale di chi ha ritardato l’assistenza, i defibrillatori, la necessità che si faccia molto di più per preservare la salute nei limiti del possibile e del dovuto ecc. Questa: ma non stiamo tirando un po’ tutti troppo il collo all’uso delle persone, nello sport, nello spettacolo sportivo, nella nostra vita di tutti i giorni, nello stress di corpi, cervelli e anime di un’umanità disumanizzata?

    Postato da Redazione
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    Umberto Rossi .
    15/04/2012 alle 22:44
    Ho letto, da qualche parte, su facebook, un commento intristito e amaro che diceva: "Perché se muore un calciatore si blocca tutto, se muore un operaio sul posto di lavoro tutto continua come fosse successo niente???" Ebbene, l'accostamento non è poi tanto strumentale anche se così può apparire. E vale anche se muore un anziano lavoratore. Sento la tivù che imperversa, piove su di noi l'urlo e il dolore, il pianto delle genti, la commozione e il vero protagosita è già fuori dai giochi, indifferente e silenzioso. Una penna stilografica alla quale è finito l'inchiostro e non potrà più scrivere altro, né di sé né di altri, né per altri. Ci sono morti che hanno una visibilità e un'utenza maggiore: è una legge di mercato, il mercato dei simboli e delle loro superfetazioni. Le rappresentazioni della nostra morte corporale, fisica e perciò irreversibile è stata rimossa dal nostro immaginario collettivo solo in parte: essa riemerge attraverso le immagini che ci vengono riproposte, sempre dall'alto. La visione di un corpo straziato in un incidente stradale può solo generare orrore e ribrezzo. La morte di un giovane virgulto in un campo di gioco è sicuramente più adatta alla rappresentazione del sacrificio che la vita ci chiede ogni giorno. E non è il sacrificio ripulito dal sangue attraverso l'imposizione mitologico-mistica di un uomo inchiodato alla croce e mai fatto scendere da oltre 2.000 anni (hai visto mai che possa raccontare alle genti qualcosa che non è gradito ai vertici della Chiesa che lo ha preso come suo Campione?), la morte di un giovane su un campo di calcio ha una funzione altrettanto salvifica (è morto lui mica noi, la sua morte ha soddisfatto la sete di vite stroncate che, nel nostro immaginario, la Vita stessa sembra avere) alla quale però va anteposto il nostro sincero cordoglio. In questo modo assolviamo a due funzioni specifiche. Accogliere in noi l'idea della morte nostra, rimandata nel tempo a venire, e il dolore sincero o strumentale per la morte di un giovane, incarnazione della vita e del vigore stesso, colto, ucciso come un eroe sul campo di battaglia delle nostre passioni. Esorcismi Prêt-à-Porter. Dovremmo essere indulgenti con noi stessi, le nostre debolezze si rivelano così. Siamo solo umani.

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