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    04
    apr.
    2012

    Partite truccate e gol falsi. Meglio darsi all’ippica

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    Ammetto di essere assai più colpito dal caso Laghat che dal caso Masiello. Il caso Masiello, Andrea Masiello, difensore dell’Atalanta oggi e del Bari la scorsa stagione incriminata, è da ieri noto dappertutto. È stato arrestato a Bari con altri due amici scommettitori, truccava le partite con autogol fulgidi, ha preso il posto di Doni come (immagino momentaneo) eponimo di “Scommettopoli” ecc.

    Il caso Laghat lo si conosce meno. Laghat è un cavallo di 9 anni che sta vincendo un Gran Premio dietro l’altro, si allena a San Rossore e soprattutto è praticamente cieco per una micosi. Però, dice il suo proprietario-fantino Federico De Paola, “ha una luce dentro, riesce a orientarsi perfettamente in pista, ha un sesto senso che gli consente di evitare i contatti con gli altri cavalli. E risponde perfettamente ai comandi”. Che c’entra Masiello con Laghat, vi chiederete voi? Intanto Masiello è esattamente l’opposto, ci vede benissimo a quanto ha confessato, ha un sesto senso che gli permette di vendersi le partite. E anche lui risponde perfettamente ai comandi. Solo che Laghat tira a vincere, mentre Masiello tira a perdere. Evidentemente poi anche Masiello ha una “luce dentro”, ma negativa, è una sorta di Lucifero nel Paradiso sputtanato del pallone. E infine che il cavallo cieco vinca e rivinca mi colpisce di più (anche senza scommetterci sopra) del Masiello “fraudolento” perché conosco poco l’ippica e invece so qualcosina del calcio. Quindi aspetto di vedere se escono nomi “grossi” di scommettitori tra i calciatori (ricordo che i tesserati non possono farlo né direttamente né indirettamente) in questo vortice di partite truccate e/o millantate, e soprattutto nomi di dirigenti di club che hanno innestato sulla vite marcia delle partite “scambiate” (cioè vendute e comprate) specie a fine stagione il vitigno delle scommesse, anche solo per ripianare i debiti colossali che assediano il Reame Rotondocratico.

    Per ora, da Doni a Masiello passando per “zingari” e “meno zingari”, non mi stupisco affatto. Casomai continuo a ribadire che gli addetti ai lavori fanno di solito finta di niente e invece che contribuire a scoperchiare il marcio “tifano” per un calcio pulito e un campionato che salvi la verginità. Quindi per lo scandalo “barese” siamo al “tanto tuonò che piovve” con gli arresti a rate dall’estate scorsa, ma in attesa di meteorologi seri: magari con la domandina semplice semplice “ma invece questo campionato è pulito?”. E chi lo sa? Apparentemente sul palcoscenico si alternano i “duellanti”, dico Milan e Juventus, e poi i “reticenti”, cioè le quattro o cinque squadre ancora in odore di terzo posto Champions, e poi i “gamberi”, cioè chi va indietro, verso la retrocessione, come le tre squadre apparentemente segnate fin dalle prime mosse e oggi fortemente insidiate dalla Fiorentina peggiore degli ultimi sette anni. Anzi, forse il confronto con annate balorde da fondo classifica tipo quella dell’ultimo Cecchi Gori (il laureato allo zafferano) ci direbbe che c’era più gente allo stadio allora che oggi. Per dire di quello che sono riusciti a combinare i “brothers” con le loro moine da disaffezione. Anche Moratti fa la sua parte, per carità, ma non abbandona la plancia e anzi continua a impartire ordini alla ciurma cambiando nostromo a ogni vela issata. Vediamo che succede nel prossimo mese con il giovane e baldo “immurinato” Stramaccioni.

    Dicevo di Milan e Juve: se stasera il Milan passa a Barcellona, si galvanizza per il campionato ma pagherà dazio per lo stress e il doppio obiettivo, arbitri o non arbitri, palloni dentro o fuori. Se invece esce dal seminato europeo, può concentrarsi sullo scudetto, ma sconterebbe una delusione fortissima, da parte di tutta la famiglia milanista a partire dal presidente-allenatore. Insomma, è tutto aperto per merito anche della Juve che non molla e il cui eventuale titolo edulcorerebbe i postumi di Calciopoli pur senza contribuire a un “plus” di verità.

    Si aggiunga che perlomeno per l’ultimo posto in Champions come per la salvezza, nessuno dovrebbe dirsi davvero tranquillo rispetto alle risultanze in fieri del calcio-scommesse. Quindi classifiche provvisorie, ma in tutti i sensi. E potature stagionali delle Parche, premature o longeve: dico di Giorgione Chinaglia e di Antonio Ghirelli, che molto hanno rispettivamente fatto scrivere e scritto di questo mondo rotondolatrico e rotondolalico. Di Antonio c’è oggi qui un ricordo cui non mi sovrappongo , se non per dire che assieme al rivale Gianni Brera ha “insanguinato” le rotative degli anni 60 e 70. Il “Fu Carlo” era un solista dello stile, alla Lutring, e degli altri non gliene poteva fregare di meno. “Totò” con tutta la sua napolitudine cercava almeno in parte eredi in una maieutica politica e culturale un po’ da diporto. Legava sport a società, cosa che nessuno o quasi fa più nella barbarie di ritorno da Colosseo calcistico (in questo caso il “restauro” pubblicitario di Della Valle non c’entra…). È quindi da rimpiangere. Così come mi piacerebbe che di “Chinaglione canaglione”, cui il cuore ha ceduto a 65 anni, non si dicesse troppo male per le sue ultime “licenze” paracamorristiche, che gli impedivano di tornare in Italia. L’uomo, un Depardieu più grezzo fisicamente e “minatore” quanto l’attore è un enologo… era davvero di buonissima pasta, con tutti i suoi eccessi. Il calciatore era un “gigante” che ha fatto volare l’aquila laziale in tempi più presentabili di quelli in cui si son cuciti un altro scudetto, nell’anno del Giubileo, con un presidente come Cragnotti (e – direbbe Totò – “ho detto tutto”). Un trascinatore, “cavallone di Gondrand” che aveva rimontato la china della vita. Uno vero, pur tra le nequizie, da non confondere con gli attuali falsificatori del calcio scommesse. Una specie di quel Laghat di San Rossore, almeno in campo… Ciao, Giorgio.

     

    Postato da Redazione
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    Giuseppe Catani .
    04/04/2012 alle 21:59
    Non Toto' ma Peppino De Filippo dicev: "E ho detto tutto"! In Toto' Peppino e la malafemmena!

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