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    24
    apr.
    2012

    Sul campo di Genova il pallone getta la maglia

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    genoa-siena

    Il piano è inclinato, e si rotola, nel calcio come nel sistema-Paese che lo comprende e certe volte viene addirittura evidenziato nelle sue brutture dal mondo del pallone. Così adesso siamo agli ultras che sospendono, impongono, negoziano, concedono… Siamo a calciatori umiliati, come il capitano Marco Rossi che aveva raccolto le maglie dei compagni a mo’ di trofeo per i teppisti appollaiati sul tunnel fittizio che porta dal campo agli spogliatoi del Ferraris, e a calciatori definiti dai media “coraggiosi” come Peppe Sculli, “l’uomo solo che ha fermato i prepotenti”, mostrandoci le terga e la sua maglia n. 81 mentre confabulava con quello che sembrava il boss degli ultras. Siamo al presidente del Genoa, Enrico Preziosi, che alle telecamere a misfatto avvenuto si dice “stufo” ma che aveva concordato con Rossi e gli altri la “resa della maglia”. Perché? Per non rischiare il punto di penalizzazione se la partita fosse stata interrotta per motivi di ordine pubblico, dopo la gran gazzarra, i petardi, le minacce. Siamo al Questore di Genova che aveva solo una dozzina di uomini in campo, nel più grottesco pomeriggio della stagione almeno finora… che a posteriori si dichiara contrario a questa resa e quindi in disaccordo con Preziosi, Rossi ecc. Siamo ai vertici dello sport e della rotondocrazia italiana, con Petrucci dominus del Coni che grida al “sacrilegio”, Abete che ulula “vergogna”, l’ex calciatore Albertini inspiegabilmente vicepresidente federale che invoca a sorpresa la “tolleranza zero”.

    Poi tutto il Genoa in ritiro con il quarto allenatore dell’anno, De Canio, dopo il doppio Malesani e Marino, visto che già domani deve rigiocare. Ora, poiché di energie emotive c’è stato gran dispiegamento in buona o in cattiva fede che sia, tanto da non dover aggiungere altra indignazione retorica (cfr. che “indegni” era il grido di battaglia degli ultras contro i genoani in divisa…), propongo alcune banalissime osservazioni.

    È vero non è neppure la prima volta che ultras si ergono a manipolatori della realtà e a timonieri della nave pallonara: è successo a Roma, nella primavera 2004, in un derby Roma-Lazio in cui i capi-bastone del tifo parlamentarono con i due capitani in campo per far sospendere la partita, dal momento che voci dal fuori-stadio davano per morto un ragazzo investito da una camionetta della polizia, voci poi risultate fortunatamente false. È vero, anche a Marassi, nello stadio a fianco al carcere omonimo, si ha ormai una lunga tradizione di violenze e segnatamente ricordo l’omicidio Spagnolo del 1995 per cui venne fermato il campionato con modalità analoghe a quelle purtroppo ripetutesi per Morosini soltanto una settimana fa, e ancora i “mostri” di Italia-Serbia, ottobre 2010, con quei minuti interminabili allo stadio e in tv in cui ci si interrogava su come avessimo fatto a far diventare un luogo ludico di ricreazione quella sorta di Colosseo almeno sugli spalti, trasferendo il concetto di “franchigia” dalla ricreazione del tifoso all’enclave di illegalità “sotto gli occhi di tutti”.

    Dico questo perché si rischia di inanellare anche l’episodio “maglie” nella stessa catena, pronti a misurarci con il prossimo, possibilmente un po’ peggio per un’ulteriore spolverata di indignazione, perché la notizia è la notizia. Ma un esame appena più freddo della vicenda ci dice altre cose. Intanto, tutti sapevano che Genoa-Siena era tremendamente a rischio, vista la classifica del Genoa, i suoi ultimi due mesi, il ribollire mai nascosto della tifoseria. In termini di ordine pubblico (a maggior ragione ricordando gli episodi summenzionati) perché non ci si è mossi di conseguenza? Chi l’ha impedito al questore, alla Digos ecc.? Come fanno a entrare allo stadio tutti i “botti” che abbiamo sentito? Preziosi dice che non vuol più dipendere da “questi pochi delinquenti”, che si chiede se non sia ora di “lasciare il calcio”. Perché allora ha permesso che i giocatori si togliessero le maglie per non mettere a rischio di penalizzazione la squadra? Se questo calcio così non va, e si è ostaggi vistosissimi dei delinquenti, meglio smettere, non vi pare? Oppure quel punticino faceva in quell’ignobile baraonda la differenza tra il giusto e l’ingiusto, l’onore e l’umiliazione ecc.? Dunque la faccenda non torna. Come non torna neppure l’atteggiamento dei giocatori. Per Rossi sembra essere valsa la paura: ma dove? In campo, la sera, in città, nei giorni successivi? Quindi “terrorismo pallonaro” al cubo? Per Sculli basta riguardare il montaggio delle immagini tv per capire che tra l’ultras e il giocatore c’era diciamo una certa quale affabilità, non sembrando esattamente su due fronti opposti: quindi invito a confrontare la patina di “coraggio” mediaticamente attribuitagli con una ricerca su Internet sulla sua biografia, parentele, frequentazioni ecc. Forse aiuta a capire l’habitat in cui maturano certe situazioni limite. Volendo, la medesima ricerchina si può fare per Preziosi, anche leggendo Fuori gioco, di Gianfrancesco Turano , edizioni Chiarelettere, mirato sui capataz del pallone. Quanto alle istituzioni, la domanda è ancora più banale: a Monti e a Gnudi, il ministro competente, il calcio sta bene così?

    E Petrucci, Abete e company in odore di diventare “bad” anche in questo settore ancora così popolare, davvero sono sorpresi della piega presa a Genova? Mi si può obiettare che Petrucci, grande tifoso laziale malgrado l’avversione per Lotito ricambiata industrialmente dal latinista, magari non era a Marassi ma all’Olimpico, per Lazio-Lecce: ebbene, li ha sentiti i berci contro i giocatori leccesi, in cui si mischiavano offese generiche a offese antisemite? Perché come da regolamento non è stata interrotta la partita, proprio lungo il percorso che poi porta a Genova? Risposta: perché in realtà parafrasando Totò “i serbi serbono”, anche i nostri, nella gigantesca recita interessata della contemporaneità.

    Postato da Redazione
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    Doriano .
    25/04/2012 alle 10:39
    Il titolo della gazzetta contro mesi ricorda alcuni titoli de la real pubblica..roba da dittatura comunista
    Doriano .
    24/04/2012 alle 17:57
    Scolli fa il fico e prende gli applausi di Petrucci...forse già Sto arrivando! Il president issiamo che lotitoIl alla fine si compra il silenzio dei giudici sulla questione scommesse?
    Doriano .
    24/04/2012 alle 17:53
    Aboliamo le scommesse nelle ultime cinque giornate..per evitare di vedere i soliti giornalisti furbi delle televisioni che conoscono già i risultati e incassano alla grande alla faccia nostra che gli paghiamo lo stipendio
    http://freeskipper.blogspot.com .
    24/04/2012 alle 11:45
    Viminale e spending review: la scure e il bisturi! Come diceva un noto presentatore televisivo di fronte a fatti ed eventi paradossalmente contraddittori, "la domanda sorge spontanea". E nella fattispecie di certe dichiarazioni, di seguito riportate, la domanda che viene spontanea è la seguente: quando a parlare di "ringiovanimento" della pubblica amministrazione è un ministro 69enne c'è da fidarsi? Ma ecco il fatto. Il Ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, si appresta ad usare la scure per tagliare i costi relativi al personale civile del suo dicastero ed il bisturi per riorgannizzare le forze di polizia! Ecco il piano del Ministro per contribuire alla spending review. "Vorrei ridurre del 10% i dipendenti civili del ministero, grazie ad uno scivolo, un pensionamento anticipato, senza traumi. Dopodiché, invece di riassumere una quota pari al 30% del personale, come potremmo fare in astratto con la cifra risparmiata, ne riassumeremmo solo il 10%. Il resto dei soldi verrebbe accantonato. Io sono pronta: se il governo mi dà l'Ok, vado dai sindacati. Un'operazione che peraltro aiuterebbe il ministero a ringiovanirsi, e ne ha tanto bisogno. Per lo stesso motivo favoriamo anche la mobilità all'esterno: chi vuole andare a lavorare in altri settori dello Stato, può farlo". Questo quanto la titolare del Viminale - classe 1943, ex prefetto in pensione non più in età puberale - esporrà al prossimo consiglio dei ministri: "Non ci sono privilegi o penalizzazioni. Qui si tratta di sanare il bilancio dello Stato. È un fatto di priorità. Secondo i nostri tecnici questo taglio ci farebbe risparmiare 17 milioni di euro. È una battaglia epocale. O la facciamo adesso o mai più. Il piano più avanzato, già pronto per l'esame delle Camere, è quello per l'accorpamento dei dipartimenti del Viminale e la soppressione di alcune direzioni centrali. Risparmio? Un milione di euro."! Nel mirino di Cancellieri ci sono anche le scuole della pubblica amministrazione: quelle per i segretari comunali e degli enti locali dovrebbero confluire in una sola al Viminale. In agenda, e sempre tra le cose che saranno presentate in Consiglio dal ministro, c'è anche una riorganizzazione delle prefetture. Argomento, da tempo, tra i più dibattuti e che tocca il cuore del ministero dell'Interno: lo studio, realizzato con l'aiuto dell'Istat "per evitare di intaccare le esigenze della popolazione", è alle sue battute conclusive. Si tratta in sostanza di accorpare le sedi minori a quelle dei centri vicini più grandi. Potrebbe essere il caso di alcune delle città fresche di promozione a Provincia. Verrebbe in questo modo eliminato, almeno nelle intenzioni, il 20, 25% delle attuali prefetture. Per ogni sede accorpata un milione di euro che resterebbe nelle casse dello Stato. Una riforma che procede di pari passo con la realizzazione degli Uffici territoriali del governo. L'obiettivo è quello di "ricomprendere in un'unica sede, almeno per i principali livelli, le rappresentanze di Interni, Pubblica istruzione, Beni culturali, Sanità statale e uffici finanziari, per avere così un unico centro di spesa e possibilità di scambio del personale". Al Viminale stanno studiando anche una diversa distribuzione delle forze dell'ordine sul territorio, "ma in questo caso, senza alcun ritocco del personale, sulla sicurezza non si risparmia". Anche per le forze dell'ordine la Cancellieri vorrebbe un'unica centrale per gli acquisti delle forze di polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia penitenziaria e guardia forestale, da concordare con tutti i ministri interessati.

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