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    12
    mag.
    2012

    Le parole sono importanti, specie in politica. Ma come parlano Berlusconi, Bersani, Napolitano e Passera?

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    Apprendo commosso dell'assegnazione a Silvio Berlusconi del premio intitolato a Guido Carli, l'ex governatore della Banca d'Italia ai tempi di Sindona. Quale Sindona, forse Michele, il mandante dell'omicidio Ambrosoli, il banchiere (poi morto in carcere di “caffeina”) le cui fortune erano intrise di mafia? Lui, non un omonimo. E quale Berlusconi se non il nostro Silvio, con tutte le vecchie, scabrose pendenze incistate nella figura dello stalliere mafioso Vittorio Mangano? Benissimo dunque, a dimostrazione che tutto si tiene e che la “berlusconizzazione” del Paese continua perfetta, anche retrospettivamente.

    Eppure erano “i peggiori anni della nostra vita” – Un colpo duro per chi dovesse pensarla come me su “i peggiori anni della nostra vita” (da cui il mio ultimo libro, uscito ieri…). Ma che ha detto in quell'augusto consesso l'ex Premier, ex Sua Emittenza, ex Caimano ecc.? Ha esordito con un bel “Noi abbiamo un Paese con una Costituzione che non consente di governare” seguito dalla spiegazione del potere di ostruzione che ne deriva per i “piccoli partiti” fino al gran finale :” Così si è costretti a trattare con Casini e Grillo”, che naturalmente “non fanno il bene del Paese ma pensano ai loro interessi particolari, di piccoli leader”. Lascio ai commentatori lo spazio per dire la loro: mi limito ad aggiungere che se siamo ridotti così forse di qualcuno sarà anche colpa, e comincerei dal maggiore in grado. Chi, se non Silviuccio anche solo in termini di potere degli ultimi vent'anni, all'ingrosso?

    Per Berlusconi è colpa della Costituzione – La colpa è invece della Costituzione… Mah. Potreste obiettare che sono cose che si dicono, e che i politici parlano al vento senza “responsabilizzare le parole”. Se pensate o dite questo, centrate perfettamente il punto. Massimamente in politica ma in generale, le parole sono importanti, sono pietre o dovrebbero esserlo. Non si possono far fuggire “voci dal seno” come al bar, significa deresponsabilizzare un po' tutto, visto che ci esprimiamo soprattutto a parole,io sto scrivendo parole, voi state leggendo parole. Se pensate però che Berlusconi sia il mio unico bersaglio, sbagliate: non ho questa fissazione, lo considero un acceleratore del degrado ma certamente non l'unico colpevole, a partire appunto dall'uso irresponsabile delle parole.

    Bersani – Prendiamo dunque Bersani. Adesso, dopo il voto, Beppe Grillo non è più per antonomasia la “anti-politica”, ma rappresenta il rischio della “demagogia”. Non si capisce bene, al di là dell'evidente tattica elettoralistica per il ballottaggio prossimo venturo, dove voglia andare a parare. Perché non è più “anti-politica”, come l'aveva definito in più occasioni in passato ? Perché ha preso i voti ? Errore blu: casomai il solo fatto di presentarsi alle urne aveva un significato democratico, e non demagogico, anche se i suffragi fossero stati minimi. Mi parrebbe l'abc (non c'entra l'acronimo Alfano-Bersani-Casini, miseramente strapazzato dall'alfabeto delle urne…) della democrazia, indirizzata alla tutela delle minoranze. Adesso spunta la “demagogia”. Anche qui, fin dalla radice dell'etimo, con “demo”, il popolo, di mezzo, saremmo nei dintorni della “democrazia”. Ora, Bersani è segretario di un partito autonominatosi Democratico: benissimo. Domandina: invece di parlare della demagogia di Grillo per domani, perché non ci parla della democrazia del suo partito per oggi? Quanto è democratico nella vita interna, quanto lo è nella vita esterna, quanto è trasparente (voce indispensabile della democrazia), quanto è interprete di quella Costituzione che l'altro B. definisce come ho scritto, ecc.?

    Napolitano su Grillo – E su Grillo si è espresso anche Napolitano, con una battutaccia sul successo elettorale tipo “L'unico boom che conosco è quello degli anni '60″, infelice nel modo, nei toni, nel riferimento e più in generale da un lato nella proporzione istituzionale (un Presidente che “scende in campo”…) e dall'altro nella mancanza di rispetto per gli elettori del M5S. Adesso ovviamente non può dire “Ho sbagliato”, perché una smentita è una notizia data due volte… Ma gli propongo un “baratto di comunicazione”. Vada a Portella della Ginestra a giorni, in occasione del ventennale della strage di Capaci, per ricordare dopo 65 anni quella strage iniziale, del 1 maggio 1947. Nessun capo dello Stato lo ha fatto in loco finora, ed è già amaramente significativo. Lo faccia lui e lo interpreteremo come un gran segno di resipiscenza e di memoria insieme, che rimuove l'uscita infelice sul “boom-non boom”.

    Il Superministro Passera – Dovrei ancora dire del Superministro economico Corrado Passera, ma sono sufficienti i giornali degli ultimi due giorni. Un giorno dice che la crisi sta passando, il giorno dopo, letteralmente il giorno dopo, che siamo immersi nella palude e non se ne vede l'uscita. Modesta proposta: nel primo caso il Ministro si aggiunga al cognome un accento per il futuro (del verbo), così, “Passerà”, nel secondo torni com'è. Per distinguersi, via.. Le parole sono davvero importanti, credo…

    (Oliviero Beha)

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    Postato da Redazione
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