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    22
    mag.
    2012

    Mi prendo Zeman e vi lascio tutti gli altri

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    arisa_inno_mameli

    Caro, carissimo Schifani, mi immedesimo in chi come Lei rappresenta lo Stato essendone la seconda carica, va allo stadio in una serata di maggio per la finale di Coppa Italia tra Juventus e Napoli, e invece di bersi l’inno di Mameli tra gli applausi viene travolto da una bordata di fischi che ho ascoltato da casa mia (quartiere eccentrico…). Povero Schifani, povero Napolitano di cui Lei era delegato, povera Arisa new look che cantava con un accompagnamento imprevisto, poveri “alti papaveri” del pallone e della politica, o della politica nel pallone, in Tribuna Autorità, se ci fosse stato il miglior Jannacci delle sue ballate “e povero anche il maiale…”. Ma sempre umilmente mi viene da chiederLe: davvero si è tanto meravigliato per i fischi?

    Davvero non si è chiesto perché fischiassero, oltre a lamentarne la “vergogna”? Davvero non è arrivato al punto di domandarsi “perché non avrebbero dovuto fischiare”, giacché ormai il vero interrogativo che viene da un profondissimo disagio italiano socio-economico-politico ecc., è proprio questo? Lo stadio e soprattutto lo stadio televisivo che lo contiene sono occasioni di sfogo e sfiatatoio troppo ghiotte per non sfruttarle. Dunque “fischiare è normale”, “vergognoso” ma normale. Anche perché quella che a Lei, pur profondo conoscitore di misteri italiani calcistici e non, hanno presentato come maestosa e tricolore Coppa Italia in realtà è diventata Tim Cup, e al posto dell’inno di Mameli ormai dovrebbe diffondere qualche suoneria particolare, con o senza Arisa. Magari lo stadio rispetterebbe la novità ammodernata, e i commentatori tv (muti fino all’inverosimile quando si tratta di cogliere aspetti para-sportivi scomodi e insidiosi, hai visto mai che la politica e i partiti che li hanno piazzati dove sono si risentissero anche solo alla lontana) potrebbero sbizzarrirsi in serenità. Magari si riscoprirebbero i cantori epici delle suonerie e delle tattiche sub specie giornalistica, oggi per lo più sostituiti da ex calciatori. Di qui la domanda: ma è possibile che in tv e radio per commentare il calcio ormai ci siano solo ex calciatori? Certo, è possibile perché in giro ormai tripudiano quasi solo ex giornalisti.

    Tornando a Juve-Napoli, con un arbitraggio di Brighi di una modestia imbarazzante e senza alcun piglio decisionale, è andata persa dagli eredi Agnelli la Coppa, l’imbattibilità e Del Piero, per la gioia paracinematografica di Aurelio De Laurentiis. Meritata la vittoria del Napoli? Tutto sommato direi di sì, perché la Juve era sazia, vincente e senza la colonna Chiellini che diventa importantissimo soprattutto quando non c’è (una specie di Prevert sul “rumore che hai fatto andandotene”…). E il Napoli era invece affamato. Torino aveva festeggiato lo scudetto, Napoli fa i botti con la Coppa e dell’inno, Schifani, francamente se ne frega. Anzi, a pensarci bene astuto com’è Lei dovrebbe apprezzare questa ostilità fischiaiola di superficie perché l’indifferenza sarebbe peggio: oppure no? Dipende da come è abituato nelle sue cose… Ma è anche vero che Torino una settimana dopo rifesteggia, ed è tutta una memoria di carne e sangue che corre dietro all’epopea granata. Ritorna in A il Toro (con uno dei migliori allenatori sulla piazza, Ventura, sconfitto a Bari soltanto dalle scommesse), ed è già derby, con la Mole, la memoria della Storia torinista ineguagliabile, la diversità antropologica tra le due tifoserie ecc., come se il calcio fosse ancora vero.

    Vero? Perbacco, ma qualche volta è ancora vero: sinceramente e iperbolicamente, tra Bayern-Chelsea di Champions vinta a sorpresa non sorprendente dagli inglesi di Di Matteo troppo sfavoriti per non vincere, Juve-Napoli di Schifani e Sampdoria-Pescara, mi prendo mille volte quest’ultima. Dovete sapere che dopo tutte le sue peripezie, pensavo che Zeman fosse stanco di allenare in un calcio in cui bisogna essere cosà, essendo Zeman così. Dunque la mia proposta è stata per anni quella di farlo diventare presidente della Federcalcio, se proprio non lo si prevedeva alla guida del Coni per eccesso di competenza sportiva e difetto di “politicità”. Fuma, tace, ti guarda… il contrario di un politico e di un politico sportivo oggi (e difatti, difatti…). Come sapete, la mia modesta proposta, quella di uno che non si stanca di ripetere che per Calciopoli pur agli antipodi di Zeman non c’è stata giustizia bensì “iniuria”, non è stata presa in alcuna considerazione, e l’etica del boemo, la sua leggendaria coscienza di Zeman alla Svevo, sono state da sempre considerate come il fumo (della sua sigaretta) negli occhi del sistema. Quindi, non cariche ma emarginazione. Eppure sbagliavo.

    Da due anni con un pochino di rodaggio per il Mister che ha perso via via ogni sua ruggine, Zeman prima a Foggia e poi a Pescara ha ricominciato alla grande a miracol mostrare, prima a insegnare calcio e poi a imporlo. Domenica a Marassi il terreno di gioco sembrava ampio il doppio quando il Pescara aveva palla, e credo che contro le squadre di Zdenek ogni avversario sia quasi costretto a figurare al suo meglio per non soccombere. Non è solo tattica farcita di preparazione e voglia e ludus, è maieutica pallonara come non ve ne sono. Chi immaginerebbe uno Zeman dentro il calcio-scommesse, come, per dire, oggi molti altri allenatori anche di forte impatto? Con lui i conti del calcio grigio non tornano né tornerebbero mai. Adesso, in attesa che la Fiorentina o qualche altro club bisognoso se lo faccia scappare perché non se lo merita, ho un’altra modestissima proposta per un uomo dabbene e un ottimo allenatore tradizionale come Cesare Prandelli, Ct della Nazionale (Claudio Cesare, ma chi te l’ha fatto fare di rischiare la faccia, tua e di tuo figlio, per un incarico in Nazionale nel Paese di Parentopoli? Chi? Qualcuno che ti voleva male, per forza…). Prandelli faccia giocare la Nazionale come il Pescara, adattandone caratteristiche e mentalità e scegliendo tra la sua trentina in ritiro quei 15,16 in grado di imitare Zeman per tre partite, nel primo girone. Forse usciremmo, ma certo con onore e divertendo, e nessuno fischierebbe l’inno nazionale, pur con Schifani in tribuna in Polonia…

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    Postato da Redazione
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