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    02
    mag.
    2012

    Nessuno parla delle amministrative: tecnici e politici ci prendono per i fondelli?

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    Nessuno o quasi parla delle prossime elezioni amministrative, se non proprio il minimo indispensabile
     
    Nessuno o quasi parla delle prossime elezioni amministrative, se non proprio il minimo indispensabile

    Nessuno o quasi parla delle prossime elezioni amministrative, se non proprio il minimo indispensabile. Eppure mancano solo due giorni alla fine della campagna elettorale. Essa non pare nemmeno all'apice dell'attenzione pubblica o dell'agenda politica dei partiti. Al massimo si spara su Grillo per un'uscita davvero maldestra, al di là certamente delle sue intenzioni e del suo curriculum serissimo di tribuno popolare. Perché tale sordina? Come si spiega questa nebbia mediatica sulle urne, giacchè si va al voto in oltre il 10 % dei comuni italiani, per l'esattezza 945, tra cui grandi città come Genova, Verona, Parma ecc. ? E il voto non è da sempre forse l'unica cosa per cui sembrano esistere, combattere, brigare “questi” partiti? Strano, molto strano… Non vorrei che ci stessero prendendo per il di dietro anche in questa occasione… Se fosse così, si spiegherebbe facilmente come un marchiano errore di “comunicazione” (“la mafia non strangola i suoi clienti, lo Stato sì”, una metafora stropicciata malamente…) da parte di Beppe Grillo sia diventato per giorni la prima notizia della campagna elettorale: si resiste alla tentazione sovrana di non parlare di lui, di non fargli propaganda, perché lo si può sputtanare e ottenere oltre a questo il risultato di tacere sul merito di queste amministrative.

    Qualche numero ci aiuta forse a capire il perché di tale “restio” a far professione di voto, in un momento delicatissimo in cui anche questa tornata elettorale potrebbe significare qualcosa di importante non solo sul piano locale ma dell'intiera politica nazionale. Tra i giovani, il 35,9 % è senza lavoro. Per chi dovrebbero votare allora, in un Paese che da un pezzo (da sempre) maschera il “voto condizionato” da “voto libero” per sorridere alla Costituzione? Non basta. Secondo i sondaggi il 32% degli italiani auspica una “rivoluzione” per cambiare le cose, travolti da un giustificatissimo tsunami di pessimismo. Ebbene, a costoro e un po' a tutti i partiti che cosa possono dire? Come possono smarcarsi da questo sfascio? Riescono facilmente a distinguere e soprattutto a far distinguere le responsabilità e le colpe annose in un dibattito pubblico di fronte all'elettore che tira sempre di più la cinghia, mentre per ora fioccano i suicidi e non ancora gli omicidi? Evidentemente devo rispondere di no.

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    Così i partiti si abbioccano nella loro genericità per barattare un presente anodino con il ricordo di un passato che li colpevolizza, sia pure in dosi diverse, e in assenza di qualunque futuro. E per una volta affidano a un silenzio appena chiacchierato questa vigilia di urne. Ci sarebbero i “tecnici” al governo, è vero, chiamati a tamponare l'emorragia della politica eletta. Ma a loro volta, cfr. Bondi (Enrico: Sandro aveva già dato…), i “tecnici” hanno bisogni di altri tecnici, di “ipertecnici”, per operare i tagli della “spending review”, che già così suona a presa per i fondelli.

    Se poi vai a guardare nelle spire dell'operazione, viene malvolentieri ammesso che i tagli valgono sì per tutti, meno che per Quirinale, Parlamento e Consulta. E suona davvero malissimo. Ti guardi in giro e c'è una pioggia di liste civiche come mai in passato, perché anche solo il termine “partito” sembra far orrore, benchè Napolitano, immune come detto da qualsiasi “spending review”, come tormentone teatrale ribadisca a ogni pié sospinto che non c'è politica senza partiti. Manca la seconda parte, e cioè che si è visto che politica abbiamo avuto con “questi” partiti. Che hanno sempre le stesse facce, anche se ogni tanto esternano con qualche differenza.

    Il timore è che dunque, nella periferia amministrativa della politica attuale, di “questa” politica, i partiti si nascondano dietro o dentro le liste civiche, per non scomparire. Un effetto “maquillage” che per non far vedere le rughe ha bisogno del buio. Quindi niente cassa di risonanza, e riflettori assai bassi. E così il cerchio del raggiro si sta chiudendo sopra di noi, per l'ennesima volta.

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    Postato da Redazione
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