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    09
    mag.
    2012

    Speriamo che la lezione delle urne serva: così non si può andare avanti, e grillini e Orlando sono squilli di tromba

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    Qualunque cosa accada nel prossimo futuro, dalle urne amministrative è uscita una grande lezione di politica intesa nel senso migliore, più autentico, più radicale, quello civico. Il Movimento 5 stelle in tanti Comuni e in lizza per il sindaco al ballottaggio a Parma, tra le città più importanti, un politico di lungo corso ma per bene e alla Camus “un uomo in rivolta” come Leoluca Orlando che sbaraglia i partiti a Palermo: sono boccate d’ossigeno in un Paese anossico che ha bisogno di qualcosa di diverso, di normale, di credibile per riprendere a vivere e a sperare. Il futuro si costruisce dai segni, e i segni di questa tornata elettorale erano stati significativi alla vigilia, sia pure al contrario.

    Adesso si meravigliano o fanno finta di meravigliarsi un po’ tutti, per risultati “a sorpresa”: ma non date loro retta, per l’ennesima volta la politica e gran parte della sua estensione mediatica stanno “simulando”. Temevano scossoni prima, cercano di ammortizzare il colpo con la sorpresa recitata in pubblico oggi, a urne aperte. Fortunatamente contro i “falsi ideologici” c’è alla latina la carta che canta. E giacché ognuno risponde di quello che dice o scrive soprattutto nel mio lavoro politico-mediatico, basta andare a rileggersi il mio articolo della vigilia di una settimana fa, prima di questo.

    E altrove, ancora più sotto al voto, da Palermo dove sono andato a confortare in pubblico la candidatura di Orlando aggredito da tutta la casta partitica nella quale lo si vorrebbe comprendere per disinnescarlo anche quando la critica spietatamente (cfr. il giovane Ferrandelli, con Orlando al ballottaggio sia pure a grande distanza di suffragi, per il quale si è mobilitato tutto lo schieramento di sinistra -meno l’IDV- all’ombra del governatore siciliano Lombardo, a dimostrazione che il “potere non olet”) avevo rincarato la dose chiedendomi come mai, visto che si andava al voto “per la prima volta in Italia al tempo del governo Monti”, di queste elezioni non si parlasse quasi per nulla.”Perché, come mai? Eppure è appunto la prima volta all’ombra dei “tecnici” a cavallo dell’esecutivo, per parziale che sia l’elettorato coinvolto. Eppure per esempio a destra il Pdl rischia i frantumi con Berlusconi alla finestra.

    Eppure c’è un formidabile sentore di astensionismo in crescita. Eppure si dibatte tanto di anti-politica, criminalizzandola, quasi i partiti avessero inventato il cubo di Rubik e insieme la sua soluzione trovando un colpevole ben confezionato… Ci vorrebbe la politica, han sempre detto in coro: ma le elezioni vengono tenute basse, e al massimo si privilegiano alcuni scontri poco più che tribali non cavando politicamente molti ragni dal nostro buco nero. Perché?”. Ne traevo una risposta schematica forse, ma aderente allo stato delle cose: “…la realtà, questa realtà spesso tragica in cui siamo avvolti, ha superato di gran lunga lo stallo politico-partitico, quello solito della politica politicante & esercente di cui discettiamo quasi invano da lustri. E la politica per non mostrare questo sorpasso (a sinistra? Credo di sì, ma a sinistra nella realtà e non nelle risposte politiche…) preferisce tacere. E concentrare molti dei suoi sforzi -che so- su Beppe Grillo”.

    Tendendo però a circoscriverlo come fenomeno da baraccone, come giullarone di corte e non come evidenziatore di una crisi profonda in cerca di soluzione. Così come non mi dicevo d’accordo nello spingere il voto dei grillini verso sinistra per non far vincere la destra. Discorso che “andava bene per il 2007, all’epoca del primo ‘vaffa day’, quando la sveglia alla politica com’era e com’è venne data senza infingimenti. Allora si poteva invitare senza sorridere Grillo e le sue divisioni civiche a votare a sinistra: ma oggi la cosa è cambiata, sono passati cinque anni, troppa acqua politicamente sporca sotto i ponti, con una destra che ha continuato a fare la destra e una sinistra che troppo spesso le è assomigliata”. Per concludere che “forse è meglio che il potenziale civico e quindi politico nel senso etimologico più pieno e più antico resti nelle loro mani, dei grillini, e non serva a qualcuno contro qualcun altro. A sinistra hanno avuto anni a disposizione, anche solo dal Grillo 2007 summenzionato, per cambiare: e sono ancora lì tra le pastoie di tesorieri spesso d’accatto e una legge sui finanziamenti tutta da fare, facendo capire chiaramente che ancora una volta stanno pensando ai fatti loro, che non riescono a cambiare anche ammesso che lo volessero davvero, che è la natura di ‘questa’ politica che li ha resi degli OGM, degli organismi geneticamente modificati. E la realtà che ci invade ormai tra dramma e tragedia dopo decadi di commedia burlesque o non burlesque finita in farsa è una realtà che confligge con le urne. Che però, attenzione, ci sono…”.

    E dunque? Adesso la cosa più importante la dice uno come l’ignoto Pizzarotti, al ballottaggio per il Movimento 5 stelle a Parma: “Vogliamo riportare alle urne tra due settimane gli astenuti, è importante”. E questa sarebbe “anti-politica”? Ma mi facciano il piacere, è solo l’unica strada…

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    Postato da Redazione
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