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    01
    mag.
    2012

    Ucraina in off side…

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    europei2012

    La storia delle grandi manifestazioni sportive moderne (come quelle antiche, cfr. la fine delle Olimpiadi) è fatta di contrasti tra la politica e l’evento che si tende fin che è possibile a considerare a sé, benedetto dalla franchigia dello sport. Si fa, insomma, come se davvero si interrompessero le guerre in nome di Olimpia. La cosa è molto contraddittoria: per rimanere alle faccende italiane o italiote, negli anni ’70 in rapidissima successione si giocò e si vinse una Davis panattica nel Cile di Pinochet senza più strepiti politici di tanto (e allora c’erano ancora i partiti, eccome se c’erano…) e due anni dopo, nel 1978, si festeggiò la Coppa del Mondo calcistica dell’Argentina di Videla e compagnia massacrante senza quasi un fiato: da noi si doveva parlare di Bearzot e (a mio modesto avviso) della migliore Nazionale mai avuta nel dopoguerra e non certo dei “desaparecidos”. Poi le Olimpiadi di Mosca furono il festival delle contraddizioni politico-sportive.

    Siamo ai giorni nostri, e le cose non sono molto cambiate. L’ex premier Iulia Tymoshenko, discussa e discutibile certo, è in galera in pessime condizioni dopo la rivoluzione arancione di Kiev ormai da tempo, e adesso è passata allo sciopero della fame e – pare – alle percosse. Così qualcuno è costretto ad accorgersi che forse l’Ucraina qualche problemuccio di presentabilità in termini di “diritti soggettivi e principi democratici” (by i nostri ministri Gnudi e Terzi…) ce l’avrebbe, e non bastano i festoni dei prossimi campionati Europei a nasconderli. Si è espresso in questo senso entro confini il leader Udc Casini, il più mobile sul tronco in gergo pugilistico di questi tempi, e fuori soprattutto Angela Merkel, che è ormai una specie di testimonial della politica e della diplomazia veterocontinentale e planetaria, a mò di “la donna che non deve chiedere mai”: si boicottino i Campionati, che l’Ucraina si è vista assegnare dall’Uefa di Platini nel 2007 a mezzi con la Polonia, se la bionda leader dell’opposizione in carcere non viene tradotta a Berlino, per essere curata. Bene, fa in mattinata la medesima Uefa di Michel Platini, più furbo adesso come capataz europeo di quanto non fosse intelligente in campo, si prospetti dunque il rinvio di un anno se non ci sono le condizioni socio-politiche richieste. Miracolo, nel contesto di quel sudario di menefreghismo, separazione, compartimenti stagni, contraddizioni e ipocrisia cui ho fatto prima cenno: la Uefa che prende delle decisioni rivoltando la gerarchia di priorità dello showbiz… Non il baraccone, ma i diritti in questo caso civili (in Cina c’era in ballo quella cosuccia dei diritti umani e di una pena capitale a pieno regime…). Miracolo subito rientrato ore dopo: la Uefa ha scherzato, come quasi sempre. Gli Europei si debbono fare, e si debbono fare in Ucraina e in Polonia, anche se le condizioni logistiche degli stadi destano comunque preoccupazione e questo è appunto il solo nodo da sciogliere che davvero turbi il consesso dei politici sportivi, appoggiati ai e dai politici tout court. Come siano stati aggiudicati questi campionati continentali a due Paesi con tali caratteristiche, è davvero interessante: perché all’Ucraina già allora in pieno caos politico nei rapporti di dipendenza negoziata sul piano economico con la Russia di Putin dopo qualche “macchia arancione”? E perché alla Polonia dei due gemelli Kaczinski al governo avvolti dalla nebbia politica sulla loro vera natura ideologica, in odore di destra spinta e di democrazia pericolante? La risposta politico-sportiva è una sola: a questi due paesi, senza guardare troppo per il sottile agli ammennicoli del loro status, in tempi in cui per accollarsi gli oneri organizzativi bisogna associarsi logisticamente, per non darli all’Italia.

    E perché non darli all’Italia, che ricordo favoritissima in quella primavera del 2007 in cui il Ministro dello sport Melandri già pregustava l’evento dandolo per acquisito? Perché era friabile, troppo friabile politicamente, in senso pieno e in senso sportivo (cfr. Calciopoli, Carraro, Abete, stadi allora e ancora in nuce ecc.) Così dopo gli Europei prossimi venturi, se ci saranno (strana un’uscita così forte della Merkel senza un “background”, non vi pare?), l’Uefa di Platini ha assegnato alla Francia di Platini l’edizione del 2016, naturalmente alla faccia dell’Italia che si era candidata anche questa volta. Palate di guano, che la Federcalcio avrebbe volentieri rischiato di triplicare con la candidatura del 2020, fortunatamente stoppata ai piani più alti. Non fosse stato così, il ministro deputato e simpaticamente ciclista, Gnudi, oggi sarebbe stato meno libero di esternare a favore della Tymoshenko e delle priorità civili. C’è in giro e non da oggi un’opacità a livello internazionale nella politica sportiva, calcistica e non, che dovrebbe far drizzare i capelli e invece lascia ignari e disarmati di fronte alla ancor maggiore mancanza di trasparenza della politica tutta, di cui parliamo a colpi di “spread” e di titoli di Stato e di derivati praticamente tutti i giorni.

    Che cosa rende addirittura più indigeribile questa “grande abbuffata” politico-economica dello sport in confronto ai diktat dei Grandi? E’ esattamente quello che in basso, nella quotidianità del fenomeno, rende i fattacci sportivi ancora più gravi di quelli che accadono negli altri campi: lo sport, il calcio, anche se mascherati fino al midollo da spettacolo sportivo, rimangono qualcosa che non si vorrebbe violato nella sua integrità ormai quasi solo nostalgica. Sono valori radicali che l’ossessione economica contigua al malaffare e la speculazione anche politica non hanno ancora estirpato del tutto. Per questo, per restare ancora malgrado tutto pur se in parte ridottissima “un’altra cosa”, la minaccia di non far disputare gli Europei per salvare la Tymoshenko, un’idea di democrazia ormai sbiadita e magari anche l’esercito di cani randagi che il governo ucraino fa abbattere criminalmente per “tenere pulito il palcoscenico” mantiene ancora un che di nobile, anche se l’alone di recita gattopardesca è sempre in agguato. Avessimo trovato uno scopo deterrente contro le nequizie per la corrotta industria dello sport contemporaneo…!

    P.S. Intanto da noi è passata l’idea del “domino”, dell’emulazione dei tifosi padroni dello stadio, dagli ultras genoani alla Curva Sud… che meraviglia, finalmente il protagonismo individuale di massa conosce il suo massimo splendore… E nel frattempo la Juve vince il canmpionato perché la sola squadra che potrebbe batterla, il Pescara di Zeman, per ora gioca in serie B…

    di Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Aiurvetto .
    02/07/2012 alle 19:44
    E' vero, ha citato brevemente l'eccidio in fondo al suo articolo, quindi su questo punto mi ha smentito. Certo si è sprecato. Aveva paura che facendo un articolo un piena regola a riguardo (a partire dal titolo), essendo poi questo facilmente recuperabile tramite motore di ricerca, l'avrebbe posta in una situazione pericolosa a livello professionale? (Non voglio pensare a pericoli di altro tipo) Stia pur certo che tutte le persone che in questi giorni hanno cercato notizie riguardanti i cani ucraini, il suo articolo non l'hanno trovato ;)

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