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    06
    mag.
    2012

    Un voto al silenziatore

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    amministrative2012

    Oggi è la prima volta che in Italia si va al voto al tempo del governo Monti, per le amministrative anche di città importanti. Ma non se ne è parlato quasi per niente fin proprio alla vigilia. Paginate sulle presidenziali francesi, certo, che ci riguardano eccome in termini di respiro internazionale, qualcosetta sulla Grecia alle urne che ci dovrebbe riguardare molto di più considerando come siamo messi, ma sul voto italiano una specie di silenziatore sui media nazionali con la solita bagarre spesso di terz’ordine su quelli locali o sulle pagine corrispondenti. Perché, come mai? Eppure è appunto la prima volta all’ombra dei “tecnici” a cavallo dell’esecutivo, per parziale che sia l’elettorato coinvolto. Eppure per esempio a destra il Pdl rischia i frantumi con Berlusconi alla finestra. Eppure c’è un formidabile sentore di astensionismo in crescita. Eppure si dibatte tanto di anti-politica,criminalizzandola, quasi i partiti avessero inventato il cubo di Rubik e insieme la sua soluzione trovando un colpevole ben confezionato.

    La politica dovrebbe essere ben contenta, da Napolitano in giù, di questo meraviglioso esercizio democratico che ci fa scegliere “liberamente” tra buoni e cattivi. Invece la sordina pressoché totale, mentre la cronaca si riempie

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    della ridda dei suicidi, dei tagli di ogni tipo tecnici o meno tecnici che siano, del numero monstre dei disoccupati e insomma di un Paese in piena crisi il cui guado pare appena cominciato. Ci vorrebbe la politica, han sempre detto in coro: ma le elezioni vengono tenute basse, e al massimo si privilegiano alcuni scontri poco più che tribali non cavando politicamente molti ragni dal nostro buco nero. Perché? Forse per tutte le ragioni incastonate in queste righe e tradotte in una formula, per rozza che sia: la realtà, questa realtà spesso tragica in cui siamo avvolti, ha superato di gran lunga lo stallo politico-partitico, quello solito della politica politicante & esercente di cui discettiamo quasi invano da lustri. E la politica per non mostrare questo sorpasso (a sinistra? Credo di sì, ma a sinistra nella realtà e non nelle risposte politiche…) preferisce tacere. E concentrare molti dei suoi sforzi – che so – su Beppe Grillo. Ieri su questo giornale un filosofo di valore come Paolo Flores d’Arcais concludeva il suo editoriale citando la nascita del “Labour Party”: mi ha messo di buon umore, ma soltanto come lettore. Come osservatore no: il discorso su Grillo, grillini, 5 stelle ecc. che non dovrebbero far vincere la destra bensì la sinistra perché autonomamente impiegherebbero una vita per conquistare il potere, è meravigliosamente giusto, ma leggermente ritardato. Andava bene per il 2007, all’epoca del primo “vaffa day”, quando la sveglia alla politica com’era e com’è venne data senza infingimenti. Allora si poteva invitare senza sorridere Grillo e le sue divisioni civiche a votare a sinistra: ma oggi la cosa è cambiata, sono passati cinque anni, troppa acqua politicamente sporca sotto i ponti, con una destra che ha continuato a fare la destra e una sinistra che troppo spesso le è assomigliata. Persino le cronache di questi giorni ci dicono cose istruttive, tipo la vicenda della “toga rossa” Paolo Mancuso che chiede aiuto a Gasparri per accreditarsi per il CSM oppure il dato che su internet tutti i partiti (tranne Grillo e i suoi) latitano nel presentare i “curricula” dei candidati, come una volta, come sempre. Altro che Labour Party, Paolo. Forse è meglio che il potenziale civico e quindi politico nel senso etimologico più pieno e più antico resti nelle loro mani, e non serva a qualcuno contro qualcun altro. A sinistra hanno avuto anni a disposizione, anche solo dal Grillo 2007 summenzionato, per cambiare: e sono ancora lì tra le pastoie di tesorieri spesso d’accatto e una legge sui finanziamenti tutta da fare, facendo capire chiaramente che ancora una volta stanno pensando ai fatti loro, che non riescono a cambiare anche ammesso che lo volessero davvero, che è la natura di “questa” politica che li ha resi degli OGM, degli organismi geneticamente modificati. E la realtà che ci invade ormai tra dramma e tragedia dopo decadi di commedia burlesque o non burlesque finita in farsa è una realtà che confligge con le urne. Che però, attenzione, ci sono…

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    Postato da Redazione
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