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    15
    mag.
    2012

    W la fiction del pallone…

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    festeggiamenti_juve

    E' una fiction, ma che fiction…! Contestualizziamo subito, e a spanne. Nella domenica in cui Monti diffonde alti lai sulla “forte tensione sociale” dell’ex Bel Paese calcistizzato, e Benedetto XVI invita a “non farsi prendere dallo scoramento”, a Torino scoppia la festa per lo scudetto juventino (il trentesimo, il ventottesimo? Bah, comunque questo…): arrivati da tutta Italia, erano più numerosi degli alpini a Bolzano, non so se rendo l’idea. Hanno festeggiato alla sudamericana il pullmann scoperto dei giocatori, hanno pianto, riso, urlato, si sono abbracciati e hanno scherzato, si sono tatuati Del Piero in tutti i cm corporei, erano vecchi e bambini, del sud e del nord, immigrati e juventini secolari… Una festa di popolo. Forse qualche suggerimento tutto ciò potrebbe darlo al premier laico e al capo della Chiesa, o al capo dell’ecclesia economico-politica e all’erede di (Del) Pietro: c’è bisogno di tornare a sorridere in un paese triste e tristo, e tutto fa brodo per un pomeriggio e una sera. Questa la prima succinta indicazione dal tripudio, di solito trascurata nella franchigia socioculturale e sottoculturale riservata al Reame Rotondo. La seconda nota, più stretta, riguarda la domandina facile facile: ma se il Dio Pallone con tutto il suo fango (copyright lo scomparso Petrini) ancora riesce a muovere tali passioni, quantitative e qualitative, forse sarebbe un preciso dovere civico far funzionare questo mondo come si deve, renderlo credibile, ridurre le ombre, salvaguardarne un briciolo d’etica e legalità, leggi la disastrata “lealtà sportiva”. Insomma, al posto di – per dire – un Abete ci vorrebbe un Monti… Rimarremo nello stesso habitat lessicale. E invece c’è il precipizio che sta per ingoiare il calcio professionistico con deferimenti e processi, e stupide pezze a colore per nascondere fin che si può la verità dei fatti, ossia un calcio colabrodo. Dopo che tempo fa il Procuratore Capo di Cremona, Di Martino, aveva invocato “un'amnistia” alla luce della gravità dei fatti (ma come, un Procuratore Capo?), adesso ci ha pensato il Procuratore Capo di Bari, Laudati, a incontrare il fantasmagorico Palazzi (console della giustizia calcistica) in una specie di Teano tra le due giustizie: lo scopo era trovare un accordo sul reato sportivo di omessa denuncia. Una specie di “busillis”: dello scandalo se ne viene a capo o a mezzocapo solo se parlano i “pentiti”, come nel resto, ma nello sport il pentito equivale alla condanna per chi “non ha tempestivamente denunciato”. Come uscirne? Arrotondando benevolmente la pena dell’omessa denuncia, accorciandone i tempi di prescrizione, benedicendo insomma il pentitismo. Magari risolve qualcosa al momento, ma è come inferire un colpo mortale ai valori fondanti e significativi dello sport. D’ora in poi non ci sarà neppure quel tipo di deterrente: non denunceranno mai più alcunché a meno che non scoppi uno scandalo “per altri motivi”, nel qual caso rimedieranno quasi senza rischio con resipiscenze tardive. E vi segnalo (ma chi è abituato a leggere qui lo sa da un pezzo, nell’omertà della categoria che sposa bene “l’omessa denuncia” di cui sopra) che per ora Palazzi sta salvando la serie A, per non turbare troppo l’opinione pubblica in vista degli Europei.

    Se questa è la cornice realistica del quadro/pallone oggi, è ancora più commovente la fiction contenuta da questa cornice: il quadro è effettivamente intrigante, pieno di pennellate cromatiche di dritto e di rovescio. E pure di sghimbescio. Pensate a Del Piero, al suo fantastico addio a stadio unificato, le lacrime che sgorgavano dalle cateratte degli spalti che lui invece tratteneva nel lucore trasmesso dalle immagini tv. Pensate a Lapo Elkann, travestito da Lapo Elkann, che sembrava davvero Lapo Elkann con occhiali e abbigliamento juventini, perché evidentemente era proprio Lapo Elkann: almeno da come ulululava al microfono consenziente “abbiamo fatto un campionato della Madonna, Conte è un allenatore della Madonna, siamo un po’ tutti gente della Madonna compreso mio cugino, Andrea, della Madonna pure lui…”). Quindi la dirigenza manda via uno come Del Piero, solo perché vuol giocare (come infatti ha fatto e bene part time anche quest’anno, ma l’hanno cacciato troppi mesi fa allorché

    nessuno immaginava il trionfo e non sanno tornare indietro… per la serie “della Madonna…”), e resta Lapo? O tempora o mores, in bianconero. Ma da un Del Piero fulgido a un Inzaghi inzaghesco è tutta una sceneggiatura straordinariamente emotiva: segna Pippo, un vetero Pippo che forse qualche altro gol avrebbe potuto realizzarlo quando serviva, segna e se va, come Del Piero, come forse Totò Di Natale che ha trascinato in Champions la fenomenale Udinese, il vero caso di questo campionato bianconero in tutti i sensi e in tutte le variazioni sul tema. A Catania ha sbagliato un gol facile che poteva essere decisivo, e ne ha marcato uno meraviglioso, coefficiente di difficoltà da tuffo del trampolino inarrivabile, un gol da sognarsi tutta la vita, ovviamente un gol decisivo. Per la centesima volta ripeto che quello sì, come Del Piero, è un giocatore, dentro e fuori dal campo. Adesso Prandelli, sul lastrico degli infortuni, lo recupera per gli Europei. E' l’unico che può salvarlo se si trasfigura fuori confini, naturalmente insieme all’ipotetico Balotelli, stessa classe, ma anagrafe, struttura fisica e testa opposte. Balotelli assente nella partita in cui il Manchester City del misterioso sceicco Mansur e di Mancini in panchina ha vinto lo scudetto all’ultimo tuffo per il piede del Khun Aguero, una specie di Roma (United) e Lazio (City) sul filo di lana risolto a favore del secondo dopo secoli di predominio storico del primo (per Roma e Lazio è un po’ diverso, è vero…). Sì, avranno pur fatto segnare il City quelli del QPR che avevano perfino Cissé (ex Lazio…), ma c’era uno stadio che ha trasformato i singhiozzi ormai in uscita in barriti di gioia, a dimostrazione della planetarietà emotiva della faccenda. Niente di nuovo, basta ricordare i fatti e i misfatti dell’ultima giornata del campionato 1972-73, quando la Juve vinse sospettamente su Milan e Lazio in extremis. Bei tempi, allora i dubbi erano solo sudore di maggio. Adesso si suda freddo per tutto l’anno.

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    Postato da Redazione
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