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    15
    giu.
    2012

    Il Belpaese con tutti gli abitanti nel cul de sac. L’Italia è arrivata al fondo… schiena

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    Il culo e lo stivale

    È ora di inventare il partito che non c’è
    Ma chi è questo Oliviero Beha che si permette di fare l’opinionista (televisivo o non) senza uno sciarpone firmato e senza occhialetti multicolori? Quel Beha lì, invece di declamare a gran voce il nulla, indignandosi per cose prive di qualunque importanza, ci spiega, con parole semplici e in modo politicamente scorretto, quello che pensa.

    Recensione di Antonio Angeli, Il Tempo

    E questo ha pure un senso, un collegamento di tipo storico con altri «uomini contro» e ha una parvenza, perfino, di essere un pensiero coerente e, udite udite, disinteressato. Insomma questo Beha, che non si mette giacche a quadretti con toppe fatte da qualche stilista e che sta lì tranquillo, ma quando parla ha l’aria di sapere quello che dice, sembra proprio uno di noi. Uno di quelli che si svegliano la mattina, vanno al lavoro, usano la pausa pasto per correre a pagare le bollette o lo stramaledetto F24, e poi si strafogano un panino e gli vengono i bruciori di stomaco. Forse più per aver pagato l’F24 che per aver divorato in fretta il panino di un bar. Ecco, oggi questo nostro amico, invece di stare lì al bar con noi a parlar male di come va in malora il Paese, ha deciso di fare le cose per bene e ha scritto un libro: «Il culo e lo stivale» di, appunto, Oliviero Beha, con la prefazione di Franco Battiato (ma chissà dove mai si saranno incontrati questi due), edito da Chiarelettere, 157 pagine, 12 euro.

    Cominciamo da questa parolaccia, ormai sdoganata, che indica il traguardo finale al quale è giunto il nostro Paese dopo tanto disgraziato girovagare. I governi virtuali, tecnici, politici, rimpastati, di transizione alla fine ci hanno portato a questo: al culo. «Culo, dal latino culus (forse prima dal greco koilos, vuoto concavo o dal sanscrito cushi, buco): buco, cavità», si legge nel dotto libro di Beha. Insomma siamo al buco, economico, culturale, esistenziale. Ormai l’Italia è in un cul de sac. per colpa (ma questo non lo dice Beha) della culona e allora tutto va’ ffan… Ma quello di Beha, anche se qualche volta usa un tono da birreria con gli amici, non è né un libro nichilista, né un manifesto qualunquista. È soprattutto l’analisi storica tagliente e disincantata di un ventennio che ci ha portato, appunto, al fondo… schiena.

    Nel libro di Beha si parla continuamente di denueclearizzazione e di deberlusconizzazione. Sembra che l’opinionista senza occhialetti multicolori si chieda come sia possibile essere favorevoli al plutonio, o a cose simili. In egual maniera come è possibile che tutti abbiano votato contro un’Italia superficiale, basata sull’immagine, infine effimera e inutile, ma che in pratica tutti si siano comportati secondo i canoni dell’immagine e della superficialità? Insomma Beha lo dice chiaro e tondo: chi ha votato contro Berlusconi, alla fine, si è comportato come e peggio di lui. E ancora: lui, il Cav, non ha mai invidiato i suoi avversari. I suoi avversari, invece, in molti casi, avrebbero voluto essere come lui. La domanda che tuona nel libro è: come abbiamo fatto a ridurci così? Ecco, per rispondere a questa domanda non bastava guardare l’oggi, ma bisognava guardare al nostro passato.

    Perché ci fa tanta paura lo spread? In fondo ai giorni nostri stiamo meglio di non molti anni fa. Il problema è che, crisi economica a parte, al posto dell’Italia c’è un cratere nel quale si è andata a depositare una massa informe. Un Paese che in modo profetico Pier Paolo Pasolini già figurava e prefigurava, oggi tradotto in tragica realtà, un caravanserraglio di orde di figuranti berlusconiani, che si duplicano sotto le mentite spoglie di tecnocrati alla corte di re Monti. È un quadro tragico, ma chiaro, quello del nostro bel-malpaese tratteggiato dalla penna di questo nostro amico.

    Scrive Franco Battiato nella prefazione al volume: «Questo libro di Oliviero Beha è uno di quelli che lasciano il segno. Con la freddezza di un chirurgo, fa un’analisi caustica e spietata, prendendo di mira i paradigmi della cultura contemporanea: la politica, la televisione (e la Rai), la pubblicità». Si legge nel libro di Beha: «In tutte le pagine di questo manualetto torna il concetto di “pace incivile” da cui dobbiamo uscire, eliminando alibi che ci hanno trascinato in questa deriva. La responsabilità di ciò che facciamo, e naturalmente diciamo in una stagione che ha svuotato le parole di senso e significato deresponsabilizzandole, e ancor prima pensiamo, è di sicuro una forma di “essenzialità”. Esattamente ciò che dovrebbe farci da bussola oltre la “necessarietà”, se intendiamo cambiare e non continuare a precipitare».

    E la Rai? È come l’Alitalia, un colosso che non si riesce a capire come possa andar male. La Rai è la prima azienda culturale del Paese, eppure certe volte sembra solo una tv commerciale che pensa a vendere dei prodotti. Ma come facciamo ad uscire da questo pantano? Il problema non è lo spread. Il problema è che nella stanza dei bottoni ci sono dei «cervelloni» che chiedono alle persone oneste di guadagnare di meno e spendere di più. Insomma è il sistema che è alla frutta. Beha, ad un certo punto si fa una domanda seria e pesante: la democrazia è un lusso che ci possiamo ancora permettere? Dipende. Una cosa è certa: per mantenere i valori di base del Paese non servono sacrifici, ma solo buon senso.

    Postato da Redazione | pubblicato su il
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    sergio nieri .
    15/06/2012 alle 12:47
    Non c'è dubbio,anche il chilometrico serbatoio dello stellone nazionale si sta esaurendo.A tutti i i livelli,naturalmente.Patetici i tentativi di rianimare il Paese da parte di un vecchio guru dei traffici d'influenza con l'Unione Sovietica come Napolitano,oggi addirittura in versione di demagogo pallonaro.O l'appello selettivo e ipocrita alla società cvile di Bersani per la Presidenza della Rai.O il cupo richiamo presidenzialista di quel simpatico sdoganatore di ragazze immagine come Berlusconi,fino all'altro ieri Premier suo malgrado.La sensazione è che il Paese sia stremato e che quell'F24 sia rimasto ormai l'unico legame forzoso con la vita e la spesa pubblica.Quando si sarà spento il cerino dello spread di Monti (che comunque continua a galoppare)e il trio Cassano Fornero Cecchi Paone avranno snmesso di contendersi la stronzata dell'anno,saremo di nuovo pronti per le urne.Non facciamoci fregare un'altra volta.
    Palinuro 2000 .
    15/06/2012 alle 12:39
    Lo stato venderà gli immobili nostri derogando alla sua immobilità... e poi pagherà l'affitto a quel commesso di monetecitorio che, non restando immobile pro domo sua, ha acquistato quel palazzo - prima nostro, per offrire a locazione locali idonei alle esigenze dei castali e subcastali,(pagatiquesti ultimi a co.co.co o a co.co.pro(anche se Castalia è lontana mille miglia) Il solito cul de sac che rovesciato diventa un sacco di culo per i privati...o tempora o mores!libertas facta est licentia.unde? quando aequitas restituta erit? eppure un profeta si era affacciato all'orizzonte...ma disarmato.. e dunque, stante censura, ruinerà!
    dorian .
    15/06/2012 alle 11:42
    i buuu a balotelli dei croati ci fanno capire che razza di paese siamo diventati...siamo i primi razzisti al mondo ma poi diventiamo i primi bersagli del razzismo qando andiamo in giro, siamo la mafia per eccellenza, siamo i corruttori, i furbi e maleducati, siamo dei miserabili contadinozzi o dei semplici pescatori di lupini, siamo fruttaroli e vucumprà siamo quelli dell'arte dellarrangiarsi, dll'arte dello spreco, dello spreco dellarte della mala educazione...
    dorian .
    15/06/2012 alle 11:33
    qui ogno giorno se la inventano una per fregarci...le tasse regionali sono aumentate con la scusa di piu servizi..poi pero moretti dice di voler tagliare i treni...le province devono essere abbattute..poi pero aumentano gli assessori...limu la santanche non lo paga ora..poi pero ci frega perchè lo dobbiamo pagare dopo doppio..i servizi telematici ci sono ma poi devi portare i documenti in ufficio per "firmare" come sempre...blablabbla e blalblabla..
    freeskipper .
    15/06/2012 alle 11:10
    ITALIA (S)VENDESI! Lo Stato Italiano è sempre più indebitato e affamato di soldi! Dalla spending review dovrebbero arrivare circa 5 miliardi di euro quest'anno, più altri 8/9 nel 2013. Molti altri miliardi di euro entreranno nelle casse pubbliche con le prossime scadenze fiscali: Imu, Irpef, Tarsu... e chi più ne ha, più ne paghi! Insomma una valanga di miliardi che però non basterà a placare gli appetiti dei mercati e i consumi di una macchina pubblica che brucia troppi soldi e produce poco o niente!!! Rimessa nel cassetto l'ipotesi di una manovra finanziaria aggiuntiva - che avrebbe scatenato la protesta anche del più sommesso dei sudditi di quello che un tempo era il 'popolo sovrano' - il governo si appresta alla cessione di asset pubblici: "Abbiamo predisposto - ha dichiarato Mario Monti - dei veicoli, fondi immobiliari e mobiliari attraverso i quali convogliare in vista di cessioni, attività mobiliari e immobiliari del settore pubblico, prevalentemente a livello regionale e comunale''. L'Italia si appresta, quindi, a (S)vendere il suo patrimonio immobiliare per fare cassa. Siamo alla frutta! Siamo arrivati a vendere persino il fondo del barile già pesantemente raschiato! Siamo arrivati al capolinea della svendita dei gioielli di famiglia che serviranno - in mancanza di serie e profonde riforme strutturali e di una nuova classe dirigente - soltanto a tirare a campare. Il patrimonio immobiliare italiano vale circa 400 miliardi di euro, ma la maggior parte è detenuto dagli enti territoriali. La somma sarebbe considerevole per abbattere il debito pubblico, ma dovrebbe essere presentato in tempi brevi un programma di razionalizzazione e di accorpamento di tali edifici, destinati in gran parte ai servizi della pubblica amministrazione. Ma non sarà un programma di facile attuazione, dal momento che la quota disponibile in tempi brevi dalla vendita di immobili si riduce a 40 miliardi spalmati in 10 anni! Bazzecole, quisquilie, pinzellacchere, per un debito pubblico di quasi 2.000(*) miliardi... In buona sostanza "loro" svendono i "nostri" immobili a prezzi stracciati ai "soliti" palazzinari che non aspettavano altro per sciacallare sulle disgrazie di un'intera nazione. Dopo averci levato i soldi dalle tasche, dopo averci gettato nella precarietà di una vita senza lavoro, senza pensione e senza welfare, adesso passano alla svendita degli immobili, poi toccherà a strade, ferrovie, ospedali, monumenti! E tutto in nome del debito sovrano! Tutto per mantenere privilegi e benefit di una casta che continua a fare la bella vita, naturalmente... a nostre spese! A spese di ciò che resta del popolo sovrano: un popolo bue! (*) Il debito pubblico italiano ad aprile ha toccato un nuovo record, attestandosi a 1.948,584 miliardi di euro, in aumento rispetto al record storico toccato a marzo (1.946 mld). E' quanto risulta dal Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia dedicato alla Finanza pubblica.

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